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Crisi demografica, poche nascite: ma quando si parla di welfare?

Di Alfonso Leo

In questi giorni si parla molto di crisi demografica, dopo che l’Istat ha sancito che le nascite nel 2022 hanno raggiunto il minimo storico con solo 400.000 nati. Elon Musk, il fondatore di Tesla e non solo, ha scritto in maniera secca: “l’Italia sta scomparendo!”. Con meno di 7 nuovi nati e più di 12 morti ogni 1000 abitanti, nello scorso anno, la popolazione italiana si avvia a un lento declino. A complicare il tutto il progressivo invecchiamento della popolazione, se non si fanno figli e se aumentano gli ultracentenari aumenta il carico del welfare, poiché la popolazione anziana è più fragile e “non produttiva”. Poi si scopre che la silver economy muove tra il 20 e il 30% del Pil italiano. Il sistema di welfare è calibrato su criteri in cui la vita media era di 70 anni e la vita lavorativa era di circa 60 anni. L’allungamento della vita media a 84 anni ha comportato un carico pensionistico maggiore, per certi versi insostenibile, a lungo termine. Una soluzione è stata prospettata da un accademico dell’università di Yale, della facoltà di Economia. Il suo nome è Yusuke Narita, 36 anni, che fa una modesta proposta pubblicando il 12 febbraio 2023 un articolo sul New York Times. Una modesta proposta fu fatta da Jonathan Swift, nel 1729, in un libretto dal titolo “Una modesta proposta per impedire che i bambini della povera gente siano di peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli utili alla comunità”. Consisteva nell’ingrassare i bambini poveri irlandesi, che erano in sovrappopolazione, e poi all’età di un anno darli da mangiare ai ricchi inglesi, migliorando così l’alimentazione dei ricchi e garantendo un introito economico ai poveri. Il tutto arricchito da statistiche e modelli economici per corroborare tale proposta. Allo stesso modo il professor Narita propone, per risolvere il problema dell’invecchiamento del Giappone, un seppuku di massa. Il seppuku è il tradizionale suicidio dei samurai, quando non raggiungevano i loro obbiettivi o avevano fallito la loro missione. Invece di incrementare le nascite, favorendo, ad esempio le donne al lavoro, la soluzione più facile è eliminare il problema alla radice. Niente più vecchi, niente più costi!

Oltre tutto, come dice Stefano Massini su Robinson di Repubblica, “L’appello al seppuku di massa è un furbo trucchetto per risparmiare anche il compenso del boia: suicidio domestico con spese a carico dell’interessato. E l’economia è salva”.
Una soluzione anche per l’Italia? Direi di no. Il 60enne di oggi non è quello di 30 anni fa. Possono continuare a lavorare, se vogliono, soprattutto in quei settori in cui vi è poca offerta. Possono continuare a patto che si integrino con le forze giovani, mettendo in comune le proprie esperienze ed acquisendo ciò che i giovani possono
apportare. Bisogna capire che ogni individuo è un allievo, ognuno di noi ha da imparare, a patto di averne voglia. La psicoanalisi ci insegna che ognuno di noi è mancante, ha qualcosa da desiderare, non di certo dal punto di vista materiale, ma ha un desiderio di imparare e di scoprire. Di certo non dobbiamo sottrarre spazio ai giovani, ma integrarci con loro, avere voglia di metterci in gioco. Gli anziani che hanno voglia, possibilità e capacità possono essere una risorsa per l’Italia e non un peso. Questo non significa che non bisogna investire nel welfare per favorire le nascite.

Favorire le donne che lavorano e il congedo
parentale anche per i padri è fondamentale.
Garantire strutture per l’accoglienza dei figli dei
lavoratori è di cruciale importanza. Asili nido
presso i luoghi di lavoro potrebbero essere una
soluzione. Il Pnrr ha finanziamenti dedicati ma i
progetti sono pochi, soprattutto nelle zone dove
non esistono tali strutture, paradossalmente. I
luoghi dove vi sono già tali strutture hanno chiesto finanziamenti aggiuntivi, quelli dove non esistono per niente non hanno presentato progetti!

Solo l’integrazione tra le varie età potrà portare ad una reale crescita del paese. Per questo, come dice Jacques Alain Miller, psicoanalista francese, “la psicoanalisi, è molto di più della psicoanalisi: essa ricostruisce un legame sociale, che ha conosciuto una distruzione senza precedenti dopo la rivoluzione industriale” nella sua lettera all’opinione illuminata. Sta ad ognuno di noi, con le proprie capacità e conoscenze, darsi da fare.

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