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Dalla visione dorsiana alla mancanza di progettualità delle classi dirigenti di oggi, i 100 anni de “La rivoluzione meridionale”

di Rosa Bianco

Si è tenuto nel pomeriggio di venerdì 4 aprile, presso la Sala Muscetta della Casina del Principe, il seminario di studi organizzato dal Centro di ricerca Guido Dorso di Avellino in occasione del centenario della pubblicazione de La rivoluzione meridionale. L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto accademico e civile sull’attualità del pensiero dorsiano, a partire dal contributo fondamentale che il grande meridionalista avellinese ha offerto al dibattito politico e culturale italiano del Novecento.

I lavori sono stati introdotti e coordinati dal presidente del Centro Dorso, Luigi Fiorentino, che ha sottolineato la necessità di restituire centralità al pensiero di Dorso in un’epoca in cui le fragilità strutturali del Mezzogiorno chiedono risposte nuove e coraggiose. A seguire, Ermanno Battista ha ripercorso la storia editoriale de La rivoluzione meridionale, dalla prima edizione pubblicata nel luglio del 1925 nella collana gobettiana dei “Quaderni della rivoluzione meridionale”, fino alle successive ristampe, passando per l’edizione Einaudi del 1945 arricchita da nuove introduzioni e appendici dello stesso Dorso.

Mario De Prospo ha quindi posto l’accento sul valore dell’archivio dorsiano come strumento essenziale per lo studio della sua opera, evidenziando come la documentazione raccolta presso il Centro Dorso costituisca un patrimonio vivo e aperto alla ricerca.

Di rilievo gli interventi degli ospiti accademici, tra cui Amedeo Lepore, che ha illustrato il legame tra Dorso e Gobetti attraverso la collaborazione al Corriere dell’Irpinia e alla rubrica La vita meridionale, ricordando come Dorso avesse intuito già negli anni Venti l’incompiutezza del processo unitario italiano, denunciando l’assenza di una reale unificazione economica e sociale tra Nord e Sud. Lepore ha messo in luce la visione dorsiana di un “autonomismo unitario”, lontano tanto dal separatismo quanto dal federalismo, fondato sulla capacità del Mezzogiorno di emanciparsi senza assistenzialismo.

Il prof. Giuseppe Grieco ha proposto una lettura del pensiero dorsiano in chiave etico-politica, articolata attorno a tre pilastri: egalitarismo risorgimentale, liberalismo anglosassone e autonomismo elitista. Grieco ha evidenziato come Dorso interpretasse la questione meridionale non soltanto in termini economici, ma soprattutto come questione politica e culturale, legata alla formazione di una classe dirigente nuova, consapevole e ispirata da ideali democratici.

Andrea Giuseppe Cerra ha poi analizzato il “complesso di inferiorità” del Mezzogiorno come frutto della debolezza della sua classe dirigente e dell’incapacità di rinnovamento da parte della società civile, mentre Alessandro Natalini ha tracciato un parallelo tra il pensiero di Dorso e le sfide della politica contemporanea. Il direttore del Centro di ricerca Leopoldo Elia ha denunciato la crisi dell’etica politica e la mancanza di progettualità nelle attuali classi dirigenti, richiamando l’urgenza di un nuovo paradigma amministrativo che possa restituire centralità agli ideali nella vita pubblica.

Il seminario ha offerto un’occasione preziosa per riscoprire il pensiero di Guido Dorso come strumento critico per comprendere non solo le contraddizioni del Mezzogiorno, ma anche quelle dell’intero sistema politico italiano. Una riflessione lucida, attuale e quanto mai necessaria.

 

L’evento è stato trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook del Centro Dorso e sul sito ufficiale, permettendo una partecipazione ampia e attenta anche al di fuori dei confini regionali.

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