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DDL Zan, il conflitto fra Stato e Chiesa

Di Matteo Galasso

Il disegno di Legge contro l’Omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo, noto come «ddl Zan», dal nome del suo promotore, il deputato PD Alessandro Zan, si trova ormai da mesi al centro del dibattito nazionale. 

Questo ddl mira ad introdurre attraverso modifiche al Codice Penale e alla Legge 25 giugno 1993, n. 205 – nota come Legge Mancino – nuove misure di prevenzione e contrasto della discriminazione basata su sesso, genere e orientamento sessuale, ma anche sulla disabilità, soffermandosi particolarmente sull’identità di genere. In tal modo si promuoverà un’ulteriore legge che permetta di rispettare l’uguaglianza formale designata dal primo comma dell’Articolo 3 della Costituzione. 

Dopo che il disegno di legge è stato approvato alla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020, si è avviato un iter per l’approvazione in Senato, che ne ha però visto la calendarizzazione solo lo scorso 28 aprile. Ciò è accaduto a causa dei continui rinvii dell’iter da parte del Presidente della Commissione Giustizia e tra gli oppositori al provvedimento, tra cui Andrea Ostellari (Lega-Salvini Premier), che lo considerava “divisivo per la maggioranza”. A causa di questa forma di ostruzionismo, appoggiata principalmente dai partiti di destra, i lavori sono quindi partiti mesi dopo l’approvazione della Camera, solo grazie a forti pressioni esterne. Ostellari, però, dopo aver deciso di autorizzarne la calendarizzazione, si è fatto relatore della legge.

Finalmente, in data 25 maggio, l’iter è stato avviato in Senato e i lavori sono iniziati, nonostante la possibilità che eventuali modifiche – cui sia i partiti di Destra sia Italia Viva e alcuni senatori del PD sono aperti – vadano a buon fine e rispediscano il disegno alla Camera per una nuova approvazione, tardando così ulteriormente l’entrata in vigore di una legge tanto importante e civile. 

Ieri, il ddl è tornato al centro del dibattito, dopo che dallo Stato del Vaticano è giunta sulla scrivania del Ministro degli Affari Esteri, Luigi di Maio, una lettera firmata dal capo della diplomazia estera Paul Richard Gallagher, nella quale veniva chiesto formalmente al Governo Italiano di modificarlo nella struttura, impugnando per la prima volta il Concordato, una delle due sezioni dei Patti Lateranensi, gli accordi del 1929 che stabiliscono le relazioni tra lo Stato e la Chiesa. Documento quest’ultimo che non viene aggiornato da più di trent’anni: l’ultimo e unico aggiornamento risale al 18 febbraio 1984 –Governo Craxi – ed è noto come Nuovo Concordato o Accordo di Villa Madama. Questa modifica dell’accordo vide diversi cambiamenti, come quello che non vedeva più la religione cattolica come religione di Stato e rendeva le ore di religione a scuola non più obbligatorie ma facoltative. Anche se l’ultima modifica riadattava l’iniziale Concordato, siglato in epoca fascista, possiamo dire che il testo necessita di ulteriori modifiche, che lo rinnovino e lo mettano al passo coi tempi. 

Ora la Chiesa vede con l’eventuale approvazione del «ddl Zan» minacciati i propri interessi, probabilmente in quanto gli esponenti della sua ala più conservatrice rischierebbero di essere perseguiti per le proprie affermazioni e convinzioni, antitetiche a quelle delle quali il disegno si fa promotore. La stessa posizione è appoggiata da tutti coloro che credono che il disegno di legge possa limitare la libertà di espressione, per esempio da parte di chi –  come una parte del clero – si batte e sostiene legittimamente la famiglia tradizionale. 

C’è però da aggiungere che questa tesi non è credibile, in quanto proprio nell’Articolo 4 del ddl si specifica che nessuno sarà sanzionato solo perché avente convincimenti o opinioni diverse: l’obiettivo di questa proposta non è di limitare il pluralismo delle idee, ma semplicemente quello di salvaguardare una minoranza da atti discriminatori o violenti. Questo punto viene spesso omesso da parte di chi vuole ad ogni costo far cadere una proposta che non farebbe altro che rendere il nostro Paese un posto più sicuro per tutti. 

Discriminare e far discriminare un altro individuo non è un diritto e viola molti altri principi sui quali si basa la nostra democrazia.

È giusto sottolineare che le vere limitazioni della libertà sono quelle che colpiscono ogni giorno decine di migliaia di persone, discriminate, escluse ed emarginate solo perché con diverso orientamento sessuale: atti di omofobia, come di misoginia e abilismo, sono infatti all’ordine del giorno. 

Un altro dettaglio che non può essere omesso è che l’Italia è uno Stato laico e, soprattutto, sovrano e non può permettere che un altro Stato, estero e confessionale, decida quanto debba essere fatto dal nostro Parlamento libero ed eletto. 

Il Premier Mario Draghi, che ha riferito ieri mattina alla Camera e ieri pomeriggio al Senato, soffermandosi sul Next Generation Eu, crisi climatica, vaccini, migrazioni e altri temi al centro del dibattito, ha aggiunto a riguardo che l’ordinamento italiano contiene tutte le garanzie che assicurano che le leggi rispettino principi costituzionali e impegni internazionali, tra cui anche il Concordato con la Santa Sede. Il premier si è poi soffermato sul caso dell’Ungheria, riferendosi al fatto che l’Italia, insieme ad altri 16 Paesi Europei ha condannato quelle che sono vere limitazioni della libertà, ovvero leggi che discriminano in base all’orientamento sessuale. 

Il Vaticano ha spesso espresso posizioni teologiche e culturali attraverso la Cei, ma non è mai arrivata ad impugnare questo trattato per chiedere di modificare una legge del Parlamento italiano. Per quanto si possa discutere, questa legge – per come è stata scritta e strutturata – non solo non limiterebbe in alcun caso la libertà di opinione di alcun individuo, ma renderebbe più libera la vita di tutti coloro che fino ad ora si sono sentiti oppressi e discriminati, sul lavoro, nei luoghi pubblici e spesso all’interno dei propri nuclei familiari.

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