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Degrado e scempio, non dimentichiamo la “vertenza del fiume Ufita”

Valle Ufita. La vertenza infinita di questa parte della provincia è divenuta, quasi, di interesse nazionale. Molto spesso, però,  ci si dimentica di un’altra questione rimasta come, le altre, irrisolta. E, in qualche modo,  anche dimenticata.

Nonostante fosse stata la prima ad aprire quella che potremmo definire “la stagione delle vertenze”: il fiume Ufita, il suo stato di degrado e dello scempio che se ne sta facendo. Una data, per impedire che questo accada, è vicina: sarà sottoscritto, il prossimo 4 maggio, il “contratto per il fiume Ufita “.

Siamo vicini ad una nuova era, in cui questo fiume dovrebbe risorgere a nuova vita. Basta con l’inquinamento provocato dagli uomini, dall’incuria delle istituzioni. Il contratto è stipulato tra enti pubblici ed ha l’obiettivo della prevenzione. Un processo avviato, e concordato, tra il Consorzio di Bonifica dell’Ufita, le province di Avellino e Benevento. I promotori del costituente accordo, insomma. Questo non vuol dire, però,  che i Comuni che lambiscono l’Ufita dovranno stare a guardare. Anzi dovrebbero,  e potrebbero, impegnarsi di più rispetto a questa problematica.

Che fu aperta dall’allora sostituto procuratore di Ariano Irpino Daniela Tognon, magistrato coraggioso unica ad interessarsi delle sorti del fiume Ufita. Ascoltò gli ambientalisti, giornalisti, per aprire, poi, un fascicolo ed iniziare le indagini su quello” scempio” iniziato già da tempo. Purtroppo la Tognon, causa una brutta malattia, ci ha lasciati. E da quando non c’è più lei, quello che aveva raccolto è rimasto ancora nei cassetti di qualche stanza del Tribunale della città del Tricolle.

Questo “contratto” che sarà firmato la settimana prossima ha la finalità della tutela e della corretta gestione delle risorse idriche, della valorizzazione del bacino idrografico, della rigenerazione socio economica. E, soprattutto,  l’adozione di un sistema di regole. Oggi, il fiume Ufita, è diventato una discarica pubblica. E, da anni, si trova in un profondo stato di degrado ambientale, che i cittadini hanno spesso denunciato e fotografato, come le associazioni ed alcuni giornalisti. Basta affacciarsi dai ponti che lo attraversano: liquido maleodorante, rifiuti di vario genere, buste di plastica,  materiale vario, cassette di polistirolo,  vasi di vetro. E le aziende circostanti, il depuratore dell’Asi.

Anselmo La Manna, ambientalista, che a causa dibuna incidente stradale ci ha lasciati qualche anno fa, instancabile attraversatore delle sponde del fiume Ufita, stava raccogliendo prove consegnate ai carabinieri delle varie stazioni del comprensorio. Ma non è giunta ancora nessuna risposta. Il protocollo di questa intesa tra Consorzio di Bonifica dell’ Ufita e le province di Avellino e Benevento si pone alcuni traguardi: ad esempio l’attivazione di un meccanismo virtuoso di coinvolgimento e partecipazione dei portatori di interesse dell’area; o di diffondere le buone pratiche per il raggiungimento della sostenibilità,  la tutela, nel miglior modo possibile del territorio e migliorare la qualità dell’ambiente così come l’uso dell’editore idriche e la difeso del paesaggio. Stavolta lo faranno?

Giancarlo Vitale

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