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Deriva, D’Ambrosio e Monte: raccontiamo la giovinezza perduta del protagonista e del mondo

“Volevo raccontare una generazione costretta a fare i conti con una giovinezza ormai perduta, proprio come appare ormai definitivamente tramontato il mondo di ieri. Un mondo che comincia a sfilacciarsi di fronte ad eventi come la caduta de Muro, all’affermarsi delle nuove tecnologie e di una attenzione crescente ad economia e mercato”. Spiega così Danilo Monte il film “Deriva”  scritto insieme a Mario D’Ambrosio, presentato questo pomeriggio, al festival Laceno d’oro, per Spazio Campania.  E’ Mario a spiegare come “il protagonista debba confrontarsi con passato e futuro, dal proprio lavoro di artista che diventa l’unico strumento da cui trae forza al rapporto col figlio, che non stacca un attimo la testa dal cellulare. Alla fine, ritroverà il legame con la famiglia, che ha perso, proprio nel caos della festa di Napoli, nel tripudio di suoni di una città che esplode di gioia. E’ come se la deriva del protagonista avesse infine trovato un approdo. Malgrado la durezza del film, lo sguardo continuamente perso nel vuoto del protagonista, sono convinto che ci sia ancora tempo per la speranza e la lotta, che arriveranno nuove stagioni di rinascita”. E’, infine, il montatore Alessandro Aniballi a spiegare come “a restituire forza alle scene, come apparizioni lancinanti, sono le immagini dell’archivio, dal calcio con lo scudetto del Napoli del 1987 alle manifestazioni di protesta dei giovani”. Centrale il rapporto col figlio “Il disagio nasce dallo scoprire – prosegue Mario – che dietro la maschera del genitore non c’è nulla. Un vuoto che il protagonista cerca di compensare con l’arte, nel tentativo di trovare un posto nel mondo ma solo per chiedersi se è veramente questo che conta, se davvero ciascuno di noi ha bisogno di trovare un posto nel mondo o non possiamo scegliere di vagare continuamente in cerca di qualcosa. E’ un film carico di sofferenza ma che alla fine si apre alla speranza, il protagonista si toglie gli occhiali e guarda per la prima volta in camera, mentre intorno c’è la festa del Napoli, è come se si svegliasse finalmente dal suo letargo, per comprendere che c’è ancora vita, che la speranza non muore”.

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Floriana Guerriero

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