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Lo sceneggiatore e produttore Poso al Laceno d’oro: fondi pubblici necessari per il cinema. Il politicamente scorretto non fa paura in Finlandia

Da Star Wars, visto al cinema con il padre, al sodalizio con Teemu NIkki con la casa di produzione “It’s alive films”, dalla crisi delle sale cinematografiche  alla libertà di affrontare qualsiasi tema a cinema o in una serie Tv, senza preoccuparsi delle conseguenze. E’ il produttore e sceneggiatore Yani Poso a raccontarsi, intervistato da Maria Vittoria Pellecchia e Sergio Sozzo, nella masterclass al festival Laceno d’oro: “Io e Teemu veniamo dal mondo della pubblicità. Durante la lavorazione di un terrificante spot ci siamo detti che potevamo lavorare insieme a progetti che ci interessassero veramente. Avevamo zero budget ma siamo riusciti a realizzare un film e presentarlo al Sundance e ci siamo ripromessi di realizzare un corto all’anno, insieme a film e serie Tv”. Sottolinea come “cerchiamo sempre di inserire un elemento disturbante nelle opere, che si parli di memoria o della sofferenza di vedere i genitori invecchiare”. Spiega come “mi piace cimentarmi in progetti sempre diversi. Io e Teemu lavoriamo tantissimo, spesso i progetti si accavallano. Abbiamo un forte senso pratico ma cerchiamo anche di essere creativi per superare difficoltà. Siamo bravi ad affrontare le grandi sfide”. Spiega come anche in Finlandia “le sale cinematografiche facciano fatica. Tuttavia, cominciano a sorgere molti piccoli cinema dedicati a film d’autore, magari con un piccolo bar. Del resto, i multiplex sono spesso così anonimi da non restituire affatto l’idea dell’arte”. Ammette di non essere così preparato sul cinema italiano “Ma poi basta ascoltare una colonna sonora di Morricone perchè mi ricordi di film italiani che conosco. E’ chiaro, poi, che in Finlandia il cinema non ha la stessa rilevanza che ha in Italia”. E a chi gli chiede quali siano i film sul suo scaffale risponde citando Blade Runner e Star Wars “che ho visto da bambino con mio padre, da allora sognavo solo battaglie”, The lobster di Lantimos e Carnage di Polanski. “Per un periodo sono stato appassionato anche del cinema del Kung Fu”. Ribadisce come “il cinema ha bisogno di fondi pubblici, se non ci fosse questo tipo di sostegno avrei girato solo 4 o 5 film. Certo, in Finlandia le film commission locali hanno un impatto meno forte sul territorio”. Confessa di “sentirsi più bravo come sceneggiatore di film che di serie, nelle quali anche i personaggi meno importanti hanno un loro subplot”. Sottolinea come “malgrado i nostri film siano politicamente scorretti, abbiamo potuto liberamente girarli e sono stati regolarmente trasmessi dalla rete nazionale. Da questo punto di vista la Finlandia è un paese molto tranquillo, del resto, malgrado gli eccessi delle nostro pellicole, ci siamo sempre schierati dalla parte dei buoni”. E sulla centralità della musica “Quando scrivo una sceneggiatura, nel momento iniziale della scrittura, inizio a chiedermi anche come suonerà il film, che musica lo accompagnera’”. Da Poso alla proiezione di Lei di Parcifal Riparato, che si fa denuncia forte delle condizioni di sfruttamento delle operaie nelle industrie legate al tessile e all’elettronica, frutto di una ricerca condotta negli anni in Vietnam “Andiamo verso una crescente disumanizzazione nel campo dell’industria. Una disumanizzazione a cui oggi contribuisce anche l’intelligenza artificiale. Una condizione non così diversa da quella che viviamo in Occidente.Del resto, il Vietnam è un modello a cui si sono ispirate tutte le multinazionali sul piano dell’organizzazione del lavoro. Le dodici ore di lavoro sembravano una cosa fuori dal mondo ma poi scopro che anche in Grecia sono oggi una realta legittimata dalla legge”. Ma ammette sarebbe impossibile fare un film denuncia in Europa. Di forte suggestione anche il film del cinesta francese Gaspard Hirschi “Je sui la nuit en plein midi” che immagina un novello Don Chisciotte con lo scudiero Sancho attraversare la città di Marsiglia, quello che diventa uno spaccato della società “Volevo decostruire il falso mito che vuole Marsiglia città dell’accoglienza mentre assistiamo all’esatto contrario, una città ripiegata su sè stessa, in cui dominano isolamento e incapacità di comunicare, profondamente frazionata. Così attraverso questa passeggiata entrano in contatto con persone di cui non immaginavano l’esistenza. Al tempo stesso mi piaceva l’idea che le tracce di queste due figure leggendarie restassero anche sui muri della città”. Per ricordare che “il protagonista dovrà rinunciare alla sua follia per poter entrare in rapporto con gli altri”.

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Floriana Guerriero

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