Giovedì, 22 Ottobre 2026
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La figura politica di Draghi si va progressivamente consolidando, e non solo per l’ approvazione del piano italiano di ripresa e resilienza, testimoniata solennemente dalla presenza ieri a Roma della Presidente della Commissione Ue von der Leyen. Non si tratta di pura apparenza, che  rischia sempre di non essere sufficiente, se non accompagnata da posizioni coerenti. L’ultimo G7 ha rilanciato in mondovisione l’immagine di un premier italiano che è stato un formidabile Presidente della Banca Centrale europea, determinante nello stroncare speculazioni sull’euro pericolose per l’Ue e nell’ammorbidimento degli stringenti vincoli europei. Apparso a suo perfetto agio, come e casa sua, tra i grandi della terra. Capace di interloquire con il neo-Presidente Usa Biden certamente memore di quando, da vice,  si sentiva chiedere da Obama  prima di ogni importante deciisone di politica economica:“Ma Mario cosa ne pensa?” Lo stesso Biden si è sentito in dovere di fargli i complimenti, sottolineando che per l’Italia “é un privilegio averlo a capo del Governo”. E perfino Macron ha assicurato a Draghi piena intesa sulla Libia, anche sugli scottanti  dossier petroliferi (concorrenza Total-Eni).  Vedremo poi, nelle concrete scelte, se l’antica conoscenza deila maggior parte dei leader europei – maturata negli impegnativi anni di Francoforte – si tradurrà in convergenze politiche positive per il nostro Paese.

E’ certo, tuttavia, che Draghi non si è fatto notare solo, a livello europeo e internazionale, per la disinvoltura da vecchio amico con cui ha salutato e conversato con i diversi leader. Per l’amabilità del tratto. Per i toni distesi delle conversazioni, anche le più complicate, come hanno sottolineato molti osservatori.  Sono state infatti soprattutto alcune prese di posizione a marcare differenze, sottolineare confini, indicare il cammino.

Dopo l’increscioso episodio dell’umiliazione inferta dall’autocrate turco Erdogan alla Presidente della Commissione Ue Von der Leyen, costretta a cercarsi una sedia “casualmente” dimenticata dal protocollo, era stato Draghi a parlarne apertamente come di un dittatore. Ma senza alcuna guerra santa. Con grande realismo politico e diplomatico, aveva detto: “ Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, bisogna trovare un equilibrio tra la franchezza del dissenso e la necessità di cooperazione”. Quelle dichiarazioni hanno marcato la notevole distanza con la scelta voluta anni fa dalla Merkel, cui si accodò l’intera Ue, di elargire massicci aiuti alla Turchia in cambio del blocco dei migranti alle sue frontiere. Scelta opportunistica e irrispettosa dei diritti umani, calpestati da Istanbul, che suscitò indignazione in molti ambienti (perfino diplomatici) dell’Europa!

Altre parole significative di Draghi sono risuonate come il segno di una sensibilità nuova che, pur tra mille difficoltà, va facendosi strada a livello di opinione pubblica, anche se non sempre altrettanto presso le classi dirigenti dei diversi Paesi! Il premier ha affermato che la prima priorità è battere la pandemia, farlo ovunque e non soltanto nei Paesi sviluppati. “Garantire che i Paesi più poveri abbiano accesso a vaccini efficaci è un imperativo morale”. E poi la sottolineatura delle decine, se non centinaia di milioni di persone sospinte dall’emergenza verso la povertà estrema. Quindi la richiesta esplicita agli Stati e agli organismi internazionali di nuovi aiuti e di stanziamenti efficaci a favore dei Paesi più bisognosi. Idee permeate di spirito solidaristico che sembrano lontane anni-luce dai tempi in cui la ragionieristica applicazione dei burocratici parametri di Maasticht ha prevalso sulla ragionevolezza. Del resto, sul più clamoroso dei casi – quello della Grecia, obbligata  a esaudire richieste impossibili, con profondissime ricadute sociali –  buona parte dell’elite Ue di allora ha fatto pubblica ammenda! Insomma, in una Ue abituata per anni a vivacchiare all’ombra del mediocre contrattualismo economico e di potere franco-tedesco, con il  Next generation Eu della Von der Layen e con la crescita dell’autorevolezza di Draghi con il suo richiamarsi ai fondamenti dell’identità europea qualcosa potrebbe finalmente cambiare!

di Erio Matteo

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