di Marco Storti
Vi sono luoghi nei quali il tempo non deposita soltanto le tracce del proprio passaggio, ma l’anima stessa di una comunità. Luoghi nei quali la pietra si fa memoria, l’arte diviene preghiera e il silenzio delle volte custodisce l’eco di generazioni raccolte dinanzi al mistero di Dio. La Concattedrale di Sant’Amato, nel cuore antico di Nusco, appartiene a questa geografia spirituale: le sue mura non sono soltanto materia edificata, ma testimonianza di una fede che ha attraversato i secoli, di una comunità radunata attorno all’altare e di una tradizione che continua a generare appartenenza e speranza.
La riapertura coincide con una ricorrenza di particolare significato ecclesiale e storico: nel 2026 ricorrono i 950 anni dalla fondazione della Diocesi di Nusco, che una ricostruzione storica altamente attendibile consente di collocare nel 1076, e i 40 anni dall’istituzione dell’attuale Arcidiocesi, sancita il 30 settembre 1986 per volontà di Sua Santità San Giovanni Paolo II, Pontefice. Due anniversari che riconducono a un’unica storia: quella di una Chiesa che ha attraversato trasformazioni istituzionali e mutamenti d’epoca senza smarrire la propria missione evangelizzatrice.
La nascita della sede nuscana si colloca nel contesto della riorganizzazione ecclesiastica dell’Italia meridionale dopo la conquista normanna. La tradizione storica collega la fondazione della diocesi a Roberto il Guiscardo e ad Alfano I, arcivescovo di Salerno, che consacrò Amato, già arciprete della chiesa di Santo Stefano, primo vescovo di Nusco. La chiesa, opportunamente ristrutturata, divenne la cattedrale della nuova diocesi, comprendente i territori di Nusco, Montella, Bagnoli e Cassano. La fondazione episcopale non fu soltanto un passaggio istituzionale: contribuì a dare forma alla vita religiosa e civile di una comunità già radicata nella tradizione cristiana.
Sant’Amato, ricordato come Amato di Landone e appartenente a una famiglia longobarda di condizione eminente, rimane il più alto riferimento spirituale della città di Nusco. Vescovo e confessore, fu pastore interamente dedito all’annuncio della Parola, alla cura delle anime e all’esercizio concreto della carità. La sua morte, tradizionalmente collocata al 30 settembre 1093, non segnò la fine della sua presenza nella vita della comunità, ma l’inizio di una memoria destinata ad attraversare i secoli, alimentando la devozione dei fedeli e custodendo l’esempio di una guida ecclesiale la cui autorità si manifestò anzitutto nel servizio. Al di là delle questioni storico-critiche concernenti i suoi dati biografici, che meritano certamente ulteriori e rigorosi approfondimenti, è nella figura di Sant’Amato che la comunità riconosce il proprio pastore: non soltanto il vescovo che segnò le origini della Chiesa nuscana, ma il santo che ancora oggi ne accompagna il cammino e ne custodisce l’identità. Inlui riconosciamo il nostro amato vescovo, elevato agli onori degli altari, la cui memoria non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nella fede, nella preghiera e nella coscienza ecclesiale del nostro popolo.
La storia religiosa del territorio si intreccia anche con la presenza monastica benedettina, della quale l’abbazia di Santa Maria di Fontigliano, quest’anno eretta a Santuario Diocesano da Mons. P.Cascio,
Il 1986 segnò una nuova tappa di questo cammino: le antiche sedi diConza, Sant’Angelo dei Lombardi, Nusco e Bisaccia furono unite plena unione nella circoscrizione ecclesiastica con sede a Sant’Angelo dei Lombardi. Le antiche cattedrali di Nusco, Conza e Bisaccia assunsero il titolo di Concattedrali, senza perdere la propria memoria né la propria rilevanza spirituale. L’unità ecclesiale, infatti, non esige l’oblio delle origini, ma le custodisce come ricchezza condivisa. La Concattedrale di Sant’Amato è così, insieme, memoria dell’antica diocesi e segno della comunione della Chiesa che oggi è inS ant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia.
In tale orizzonte, la presenza dell’Arcivescovo Pasquale Cascio assume un significato che supera la dimensione cerimoniale. Il vescovo, successore degli Apostoli, rende visibile l’unità della Chiesa particolare attraverso il ministero della Parola, la santificazione del popolo di Dio e la guida pastorale. La Concattedrale, pur distinta dalla Cattedrale arcivescovile, costituisce un luogo eminente di questa comunione: collega la memoria della sede antica alla vita della comunità contemporanea e richiama tutti alla responsabilità di custodire e trasmettere la fede.
Le parole di san Paolo agli Efesini illuminano il senso più profondo della riapertura: i credenti sono
«edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20). Le pietre restaurate rimandano alle pietre vive della comunità cristiana: la solidità della Chiesa non si misura soltanto nella consistenza delle sue strutture, ma nella fedeltà al Vangelo, nella carità reciproca e nella comunione attorno a Cristo.
Il 7 novembre, dunque, non sarà soltanto il giorno in cui le porte di un edificio sacro torneranno ad aprirsi. Sarà un momento nel quale Nusco potrà riconoscersi nella propria storia, dalle origini medievali della diocesi alla comunione arcidiocesana contemporanea. Le pietre torneranno ad accogliere il popolo; la memoria si farà celebrazione; la storia, raccolta attorno all’altare, diverrà preghiera. La Concattedrale di Sant’Amato potrà nuovamente essere casa di Dio fra le case degli uomini, luogo d’incontro tra la fragilità umana e la promessa della grazia. Perché la grandezza di un luogo sacro non risiede soltanto nei secoli che ha attraversato, ma nella capacità di continuare a generare vita, comunione e speranza.
Sabato 7 novembre 2026, alle ore 18:00, la Concattedrale tornerà ad accogliere il popolo di Dio per la Solenne Celebrazione Eucaristica della riapertura al culto, presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia, e concelebrata dai sacerdoti dell’Arcidiocesi. La Corale Polifonica «Sant’Amato» curerà l’animazione liturgico-musicale, facendo del canto un servizio alla preghiera e un’espressione della comunione ecclesiale. Saranno presenti diversi sindaci del territorio e le autorità militari, a testimonianza del rilievo storico, culturale e comunitario dell’avvenimento.
La riapertura coincide con una ricorrenza di particolare significato ecclesiale e storico: nel 2026 ricorrono i 950 anni dalla fondazione della Diocesi di Nusco, che una ricostruzione storica altamente attendibile consente di collocare nel 1076, e i 40 anni dall’istituzione dell’attuale Arcidiocesi, sancita il 30 settembre 1986 per volontà di Sua Santità San Giovanni Paolo II, Pontefice. Due anniversari che riconducono a un’unica storia: quella di una Chiesa che ha attraversato trasformazioni istituzionali e mutamenti d’epoca senza smarrire la propria missione evangelizzatrice.
La nascita della sede nuscana si colloca nel contesto della riorganizzazione ecclesiastica dell’Italia meridionale dopo la conquista normanna. La tradizione storica collega la fondazione della diocesi a Roberto il Guiscardo e ad Alfano I, arcivescovo di Salerno, che consacrò Amato, già arciprete della chiesa di Santo Stefano, primo vescovo di Nusco. La chiesa, opportunamente ristrutturata, divenne la cattedrale della nuova diocesi, comprendente i territori di Nusco, Montella, Bagnoli e Cassano. La fondazione episcopale non fu soltanto un passaggio istituzionale: contribuì a dare forma alla vita religiosa e civile di una comunità già radicata nella tradizione cristiana.
Sant’Amato, ricordato come Amato di Landone e appartenente a una famiglia longobarda di condizione eminente, rimane il più alto riferimento spirituale della città di Nusco. Vescovo e confessore, fu pastore interamente dedito all’annuncio della Parola, alla cura delle anime e all’esercizio concreto della carità. La sua morte, tradizionalmente collocata al 30 settembre 1093, non segnò la fine della sua presenza nella vita della comunità, ma l’inizio di una memoria destinata ad attraversare i secoli, alimentando la devozione dei fedeli e custodendo l’esempio di una guida ecclesiale la cui autorità si manifestò anzitutto nel servizio. Al di là delle questioni storico-critiche concernenti i suoi dati biografici, che meritano certamente ulteriori e rigorosi approfondimenti, è nella figura di Sant’Amato che la comunità riconosce il proprio pastore: non soltanto il vescovo che segnò le origini della Chiesa nuscana, ma il santo che ancora oggi ne accompagna il cammino e ne custodisce l’identità. Inlui riconosciamo il nostro amato vescovo, elevato agli onori degli altari, la cui memoria non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nella fede, nella preghiera e nella coscienza ecclesiale del nostro popolo.
La storia religiosa del territorio si intreccia anche con la presenza monastica benedettina, della quale l’abbazia di Santa Maria di Fontigliano, quest’anno eretta a Santuario Diocesano da Mons. P.Cascio,
Il 1986 segnò una nuova tappa di questo cammino: le antiche sedi di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Nusco e Bisaccia furono unite plena unione nella circoscrizione ecclesiastica con sede a Sant’Angelo dei Lombardi. Le antiche cattedrali di Nusco, Conza e Bisaccia assunsero il titolo di Concattedrali, senza perdere la propria memoria né la propria rilevanza spirituale. L’unità ecclesiale, infatti, non esige l’oblio delle origini, ma le custodisce come ricchezza condivisa. La Concattedrale di Sant’Amato è così, insieme, memoria dell’antica diocesi e segno della comunione della Chiesa che oggi è in Sant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia.
In tale orizzonte, la presenza dell’Arcivescovo Pasquale Cascio assume un significato che supera la dimensione cerimoniale. Il vescovo, successore degli Apostoli, rende visibile l’unità della Chiesa particolare attraverso il ministero della Parola, la santificazione del popolo di Dio e la guida pastorale. La Concattedrale, pur distinta dalla Cattedrale arcivescovile, costituisce un luogo eminente di questa comunione: collega la memoria della sede antica alla vita della comunità contemporanea e richiama tutti alla responsabilità di custodire e trasmettere la fede.
Le parole di san Paolo agli Efesini illuminano il senso più profondo della riapertura: i credenti sono
«edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,20). Le pietre restaurate rimandano alle pietre vive della comunità cristiana: la solidità della Chiesa non si misura soltanto nella consistenza delle sue strutture, ma nella fedeltà al Vangelo, nella carità reciproca e nella comunione attorno a Cristo.
Il 7 novembre, dunque, non sarà soltanto il giorno in cui le porte di un edificio sacro torneranno ad aprirsi. Sarà un momento nel quale Nusco potrà riconoscersi nella propria storia, dalle origini medievali della diocesi alla comunione arcidiocesana contemporanea. Le pietre torneranno ad accogliere il popolo; la memoria si farà celebrazione; la storia, raccolta attorno all’altare, diverrà preghiera. La Concattedrale di Sant’Amato potrà nuovamente essere casa di Dio fra le case degli uomini, luogo d’incontro tra la fragilità umana e la promessa dellagrazia. Perché la grandezza di un luogo sacro non risiede soltanto neisecoli che ha attraversato, ma nella capacità di continuare a generare vita, comunione e speranza.

