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Forza Italia, Marina e Pier Silvio si fanno avanti: Tajani sulla difensiva. 2026 anno decisivo per la leadership

Forza Italia non si è mai liberata del riflesso del Cavaliere, del suo fondatore e leader indiscusso per quasi un ventennio durante il quale ha portato il partito al governo per quattro volte. Silvio Berlusconi è stato quattro volte Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, il più longevo premier dell’Italia repubblicana.

L’eredità politica di Berlusconi è stata raccolta in parte da Antonio Tajani. In parte. I Berlusconi restano i maggiori finanziatori del partito. Non lo dice a mezza bocca Pier Silvio, dettando la linea a Fi, aprendo di fatto la corsa alla nuova leadership degli azzurri: “Io ho una gratitudine vera per Antonio Tajani e per tutta la squadra che gli sta intorno, hanno tenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, cosa tutt’altro che facile. Ma ritengo che, guardando al futuro, siano inevitabilmente necessarie facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato”.

Tajani minimizza: si tratta di normale dialettica democratica, sono correnti interne. Il vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro degli Affari Esteri, vicepresidente del Ppe e segretario nazionale di Fi, si riferisce all’area liberale del governatore della Calabria, Roberto Occhiuto.

Ma intanto si parla già di “partito contendibile”. Si fa per dire: se a scendere in campo fosse uno dei fratelli Berlusconi, cioè Pier Silvio o Marina, la partita sarebbe decisa prima di iniziare. Certo, Tajani non può essere liquidato in quattro e quattr’otto: ha saputo gestire il partito nella difficile fase successiva alla morte del Cavaliere, tenendo testa alle fibrillazioni interne alla coalizione di governo. Tajani però è consapevole che c’è bisogno di un rinnovamento: ci ha provato, prima con la convention Azzurra Libertà, la festa dei giovani che hanno eletto come loro leader Simone Leoni; poi, a fine settembre, a Telese Terme, con la festa nazionale del partito in cui viene lanciato il Manifesto della Libertà, “in assoluta continuità ideale, morale e politica con il pensiero e l’azione del nostro fondatore e presidente Silvio Berlusconi”, ha spiegato Tajani.

Le coordinate di Forza Italia sono sempre le stesse: “Una grande forza liberale, atlantista, europeista”, che vuole “meno Stato, meno tasse, più crescita”, che venera Einaudi e Reagan, e che “deve essere la grande sostenitrice del ceto medio” e punta “al 20% alle prossime elezioni politiche”. C’è da lavorare ancora un po’. Alle regionali d’autunno Forza Italia “si conferma seconda forza del centrodestra”. Se si esclude il Veneto, dove ottiene solo il 6,3%, Forza Italia è infatti davanti alla Lega: l’8,6% nelle Marche, il 6,17% in Toscana, il 9,11% in Puglia e il 10,72% in Campania. Fi è primo partito solo in Calabria, con il 17,98% dei consensi, senza contare il 12,39% ottenuto dalla lista del governatore eletto, l’azzurro Roberto Occhiuto.

Ed è proprio Occhiuto a mettere in discussione la gestione di Tajani, promuovendo a Palazzo Grazioli, storica residenza di Berlusconi a Roma, l’evento In Libertà, un’iniziativa che lancia “un sasso nello stagno”, spiega Occhiuto: “Nessuno aveva intenzione di svolgere un evento per costruire una corrente, cose polverose che appartengono al passato e a un partito masochista come il Pd. Semmai vorremmo dare una scossa liberale al centrodestra, che ha bisogno di rafforzare la sua ala liberale”.

Tajani precisa subito: “Non ho frizioni con nessuno” e Forza Italia è un partito “aperto”. Però per il congresso del partito ci vuole tempo: ci sarà nel 2027. E comunque il vicepremier ribadisce: “Mi ricandiderò, e se ci sono altri dirigenti che vogliono candidarsi è un bene”.

A questo punto Tajani incassa la “stoccata” di Pier Silvio, che chiede rinnovamento all’interno del partito. Rinnovamento vuol dire: facce nuove. Sembra quasi un endorsement a Occhiuto. Si fanno insistenti le indiscrezioni su una nuova “discesa in campo” di un Berlusconi, dopo quella del Cav nel 1994. Il primogenito del Cavaliere chiarisce che “non è un tema che oggi esiste. C’è tempo… È naturale che io e Marina ci appassioniamo ai destini di Forza Italia, tra i lasciti di mio padre uno dei più grandi, se non il più grande”. Tajani replica subito: “Se scendono in campo, bene” e “se ci sono degli imprenditori come Marina e Pier Silvio Berlusconi e i loro fratelli che si interessano alla politica, ben vengano. È una decisione loro”.

Il 2026 sarà un anno decisivo.

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