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Giornata della Legalità, gli studenti sfilano in corteo. Libera: ripartire da educazione e giustizia sociale. Ammaturo: scegliere ogni giorno da che parte stare

“Oggi, più che mai, dovete scegliere da che parte stare e compiere una rivoluzione di legalità. Lo farete se saprete opporvi a ogni forma di razzismo, a ogni discriminazione e sopruso. Solo se resteremo uniti, riusciremo a contrastare ogni forma di illegalità e potremo onorare tutte le persone che come mio padre sono state uccise, solo perché volevano un mondo migliore”. Parla ai giovani Graziella Ammaturo, figlia di Antonio, capo della Squadra Mobile di Napoli Antonio Ammaturo, ucciso insieme al poliziotto di scorta Pasquale Paola il 15 luglio 1982 dalle Br, un omicidio i cui mandanti sono ancora senza volto. Il suo messaggio risuona con forza nella Giornata della Giustizia e della Legalità, promossa da Libera insieme alle realtà associative del territorio e alle istituzioni, tappa conclusiva dei laboratori che hanno coinvolte innanzitutto le scuole. “Mio padre – prosegue Graziella – non si è mai piegato al potere della camorra e alle richieste che venivano da quella fetta della politica corrotta, ha avuto la forza di portare avanti i suoi ideali di libertà e giustizia ed è morto da uomo libero. E’ morto perchè è stato lasciato solo in anni in cui si aveva paura anche solo di nominare la camorra”. A sfilare con striscioni e cartelloni, da piazza San Ciro a piazza Libertà, gli studenti di alcune delle scuole del territorio che hanno partecipato ai laboratori, l’IC Ferrovia-San Tommaso di Avellino, l’IC Aurigemma di Monteforte, l’IC di Pratola Serra, i licei Mancini, Virgilio, Imbriani, Colletta e Convitto Nazionale e l’Ipseoa Rossi Doria di Avellino.

Sono Davide Perrotta e Stefano Pirone, referenti provinciali di Libera a sottolineare la scelta di porre al centro del proprio impegno il tema dell’educazione, “che non può essere responsabilità solo delle scuole ma deve essere il risultato di una sinergia con istituzioni e territorio. Di qui la necessità di ripartire da azioni concrete che garantiscano a tutti gli stessi diritti, perché in tutti i quartieri ci siano biblioteche, aule studio, doposcuola, parchi e piazze, spazi culturali e di aggregazione. Ecco perché abbiamo voluto intitolare questo corteo ‘Comunità che educa comunità’, poichè crediamo fortemente in un patto educativo di comunità, perché solo così i ragazzi potranno avere la speranza di restare”. Per ribadire come “La giustizia deve essere pratica quotidiana, di qui l’importanza di gettare semi che possano germogliare e piantare radici solide in tutta la comunità. Il grido di giustizia partito da questa piazza in occasione della manifestazione ‘Disarmiamo la città’ è diventato proposta di un modello di educazione differente, non più calato dall’alto ma in costante divenire”. E rilanciano: “Alle istituzioni chiediamo legalità, trasparenza e giustizia sociale “Continuano a mancare i servizi di prossimità. Lo stiamo vedendo con un doposcuola di quartiere, che è partito sostanzialmente da dicembre, e che ci vede impegnati tutte quante le associazioni del territorio. La richiesta è davvero tantissima, e questo ci fa capire come i servizi di prossimità gratuiti, che il comune dovrebbe mettere a disposizione, e che in generale le istituzioni dovrebbero offrire, siano assolutamente fondamentali. Abbiamo bisogno di dare sogno e speranza ai giovani, dobbiamo fornire loro servizi e permettere loro di vivere una città realmente vivibile”.

E’ Stefano Pirone a soffermarsi sulla necessità di “chiedere scelte politiche concrete: un Decreto Comunità e una legge regionale sull’educativa che investano davvero nei territori, nelle scuole, negli spazi aggregativi e nelle reti sociali capaci di contrastare povertà educativa, marginalità e disuguaglianze. Perché il diritto all’educazione, alla partecipazione e alla crescita non può dipendere dal luogo in cui si nasce o dalle condizioni che si attraversano.
Le parole delle studentesse e degli studenti, i racconti restituiti nei laboratori, le loro riflessioni, ci consegnano una responsabilità chiara: metterli al centro. Dare ascolto, spazio, fiducia. Riconoscere nelle loro voci non il futuro, ma il presente di una comunità che vuole cambiare”

Inevitabile il riferimento alla presenza della criminalità organizzata e della corruzione “I dati della Dia di Napoli – spiegano Perrotta – restutuiscono il ritratto di una realtà, come quella provinciale, in cui criminalità organizzata e i fenomeni corruttivi riescono a penetrare all’interno delle nostre amministrazioni. Ovviamente il problema è fortemente culturale, perché non possiamo pensare che le amministrazioni siano una rappresentazione di qualcosa di estraneo a noi: siamo noi stessi. Anche da questo punto di vista, dobbiamo interrogarci tutti. Tutti i cittadini sono chiamati a fare un passo diverso, consapevole”.

Manuela Muscetta, referente provinciale di Libera ricorda il valore della rete delle scuole che “ portano avanti una visione condivisa dell’istruzione e devono continuare ad essere presidio di democrazia” e lancia l’idea di un presidio che unisca rappresentanti dei diversi istituti scolastici. Mentre Mariano De Palma di Libera Campania ricorda come “Solo restando uniti possiamo salvare la nostra terra, solo partendo dal potere dell’educazione di costruire relazioni positive con gli altri, possiamo immaginare uno sviluppo diverso per la nostra terra e le nostre città possono essere libere di sognare”. Preziosa la testimonianza degli studenti, ciascuna scuola ha raccontato la propria esperienza nell’ambito del percorso formativo promosso da Libera. Tante le associazioni che hanno accompagnato il percorso, da Unione degli Studenti a Collettivo Studentesco e Legambiente, da Avellino per il Mondo alla Pro loco Avellino e Gioventù Francescana, da Avionica al Progetto Policoro, dalla Comunità Laudato si’ alla Cgil. Se Antonio Dello Iaco di Legambiente ricorda come la sicurezza di una città non si misura dalle forme di controllo e repressione ma dalle prospettive che riesce a dare ai giovani i giovani dell’Uds pongono l’accento sulla necessità di una scuola che risponde pienamente ai bisogni dei ragazzi e garantisca loro benessere, a partire dall’edilizia scolastica.  A dare il via al corteo anche il questore Pasquale Picone e il vicario del vescovo don Pasquale Iannuzzo ricordando la necessità di costruire una società basata sul rispetto degli altri.

 

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