Racconta il legame forte tra cultura e territorio la mostra documentaria e fotografica “II villaggio operaio: il lavoro nelle Manifatture Cotoniere Meridionali”, allestita nelle sale dell’Archivio di stato – diretto da Maria Amicarelli – il 22 e 23 settembre in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, appuntamento annuale, promossodal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea. Un itinerario dedicato quest’anno a “L’Arte di condividere”, che pone l’accento sul contributo delle industrie tessili, nate nell’area del salernitano, allo sviluppo del Mezzogiorno, quando per iniziativa di imprenditori svizzeri, dal lavoro artigianale a domicilio, si passò all’industria tecnologicamente avanzata, concentrata in stabilimenti forniti di macchine. “Dalle stoffe ai libri della contabilità, dal Libro Mastro al Giornale della filanda e della stamperia, ad emergere – spiega la coordinatrice scientifica Stefanina Sorrentino – è il ruolo dell’industria tessile nell’economia del Mezzogiorno così come le condizioni di lavoro degli operai. Il numero delle donne e dei bambini era di gran lunga superiore a quello degli uomini, molto spesso sottopagati e così sarà fino al 1907, quando con una legge lo Stato Italiano proibìirà il lavoro in fabbrica per donne e minori. Un traguardo importante per fermare lo sfruttamento degli operai, con il limite di 11 ore di lavoro per ragazzi e di 12 per le donne. E proprio dall’industria cotoniera salernitana partirà la marcia per i diritti e un salario più dignitoso che caratterizzerà il territorio”. Una mostra che racconta anche l’ascesa di un’azienda che aveva trovato nell’area di Fratte uno spazio adeguato dove insediare attività produttive, soprattutto grazie al fiume che offriva la possibilità di utilizzare l’energia idrodinamica. Lo stabilimento di Fratte era uno dei fiori all’occhiello del territorio, grazie alla capacità di abbracciare i diversi settori utili alla lavorazione del tessuto, filanda, tessitura, biancheggio, tintoria e stamperia. Tuttavia, la crisi che investì il mondo industriale alla fine dell’800 fece sentire i suoi effetti anche sull’industria tessile napoletana. Tutto questo mentre l’imprenditore Roberto Wenner cercava di espandere la sua impresa, rilevando anche il Cotonificio Nazionale e le industrie tessili napoletane. Nascevano così le Manifatture Cotoniere Meridionali che contavano nel 1913 7000 lavoratori. Qualche anno dopo, nel 1916, si costituiva la società Cotofinici Riuniti di Salerno, gli imprenditori svizzeri uscivano di scena. Nel 1930 le industrie divennero di proprietà del Banco di Napoli, poi i tentativi di salvataggio da parte dello Stato, fino all’ingresso dell’Iri e dell’Eni. Agli inizi degli anni ‘90 lo stabilimento sarà chiuso. Una mostra che documenta anche il legame con la terra irpina. Nel 1995 il gruppo industriale Lettieri acquista dall’Eni le Manifatture Cotoniere Meridionali. Quindi la richiesta, attraverso la mediazione del Sovrintendente archivistico, di affidare la custodia temporanea della documentazione presso l’Archivio di stato di Avellino. Il 9 novembre 2015 il soprintendente Maria Luisa Storchi trasmette all’Archivio di Stato la convenzione sottoscritta da Lettieri e dal direttore dell’Archivio di Stato. “Nel dicembre del 2015 – spiegano le archiviste –l’arrivo dell’Archivio delle Manifatture, racchiuso in 800 scatoloni. L’obiettivo era quello di studiare uno dei principali archivi d’impresa italiani e ricostruire la storia dell’industria tessile campana. Di grande valore anche le lettere scritte dagli operai alle famiglie. Certo, i rapporti con le famiglie locali dei proprietari svizzeri non erano delle migliori, se è vero che gli imprenditori si consideravano un gruppo di sè, con proprie scuole e una propria chiesa”. Si intitola, invece, “Io sono la guida” l’appuntamento in programma il 22 settembre, alle 10.30, presso la Sezione Risorgimentale del Museo Irpino nel Carcere Borbonico di Avellino, in occasione delle Giornate del Patrimonio. Un nutrito gruppo di giovani “guide per un giorno” provenienti da differenti nazionalità, dal Togo al Pakistan, accoglierà i visitatori nelle sale del museo, raccontando la storia d’Italia. L’invito è quello di riscoprire il proprio patrimonio insieme alle comunità di stranieri. In mattinata ritmi e percussioni, con un personale arrangiamento delle canzoni del Risorgimento italiano.
Giornate del patrimonio, all’Archivio di stato la mostra dedicata alle fatture meridionali
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redazione web
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