di Virgilio Iandiorio
In questa accesa campagna elettorale per il referendum di domenica, non c’è solo il quesito a cui rispondere sì o no, ma qualcosa di più, qualcosa che richiama antiche abitudini in tempi di elezioni politiche. Allora nihil novi sub sole, cioè quello che oggi accade non è novità perché nella storia degli uomini si sono verificate simili situazioni nel passato, prossimo o remoto che sia.
Plinio il Giovane nell’epistola 9 del V libro della sua raccolta scrive:” Nel frattempo tutta la città (Roma) denigra o celebra l’editto di Nepote [proviamo a sostituire il nome con quello di Carlo Nordio]. Molti dicono: L’abbiamo trovato quello che spianerà tutte le gobbe! Già! Prima di costui non ci sono stati altri pretori? [proviamo a sostituire il sostantivo con quello di ministri]. E chi è costui che si atteggia a riformatore della pubblica moralità?.
Altri viceversa: Ha fatto benissimo; mentre si preparava ad esercitare la sua magistratura [il suo ministero] ha esaminato le prescrizioni giuridiche [la costituzione della repubblica], ha letto i decreti del senato [del parlamento], reprime intrallazzi schifosi (foedissimas pactiones), non permette che si faccia un vergognoso mercato di una nobilissima professione (rem pulcherrimam turpissime venire non patitur)”.
Queste le conversazioni che si vanno facendo un po’ dappertutto: esse inclineranno poi da una parte o dall’altra a seconda del come andranno a finire le cose”.
Il giudizio che Plinio dà a simili comportamenti è netto e senza “se”, “ma”, “forse”. Egli, infatti, così conclude la sua riflessione:” E’ una mentalità assolutamente ingiusta (omnino iniquum) , ma è ormai entrata nella consuetudine, quella di apprezzare o di criticare i propositi buoni o cattivi a seconda che ottengano un esito positivo o negativo. Da ciò proviene che, il più delle volte, le medesime azioni vengono chiamate ora attenzione scrupolosa (diligentiae), ora iattanza (vanitas), ora franchezza (libertatis), ora pazzia (furoris nomen accipiunt)”.
Comunque andranno le cose per questo referendum, alla fine saranno tutti soddisfatti del risultato sia quelli che vinceranno sia quelli che perderanno, i quali attribuiranno la sconfitta ai soliti complotti, giammai alle responsabilità loro.



