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E’ andato via con la pena nel cuore. Avendo negli occhi gli scatoloni ricolmi di libri e la protesta inascoltata di dare loro una dignitosa collocazione. Gerardo Marotta, l’avvocato-filosofo, profeta di un nuovo meridionalismo, si è spento tra lusinghe e promesse. Troppo umile e nobile per essere ascoltato, tanto utopista nel credere che il sapere potesse avere la meglio sulla barbarie che scandisce le ore drammatiche di una società ripiegata su se stessa, vinta dall’egoismo, indifferente al bene comune. Ci ha lasciato con un messaggio: dare il meglio di noi alle future generazioni perché siano esse a rendere luminoso il triste paesaggio reso torbido da una mediocre classe dirigente. L’Avvocato pensava ad una rivoluzione napoletana, non diversa da quella immaginata dall’ir – pino Guido Dorso. Entrambi forse sconfitti, ma non perdenti. Mai rassegnati, sempre protesi a recuperare, attraverso la memoria storica, quel pensiero positivo necessario per combattere il fatalismo. Un giorno d’estate incontrai, con Rocco Bruno e altri amici, Gerardo Marotta a Castelfranci. Da poco aveva concluso una delle sue magistrali lezioni in un liceo di Montella. Discutemmo per ore e, non esagero, rimasi incantato da quella purezza di sentimenti, da quella forza del linguaggio che egli riusciva a trasmettere. Questa era un’altra sua peculiarità: essere militante attivo dell’insegnamento della filosofia e del trasferimento delle grandi idee anche nei piccoli comuni del Mezzogiorno a cui consegnava il desiderio di credere negli ideali di Gaetano Filangieri e Giordano Bruno. Lo rividi qualche tempo dopo ad Atripalda. Era, indivisibile dal suo sciarpone e dal cappello di feltro stretto tra le mani, con Sergio Zavoli e Nino Daniele per discutere del tradimento delle istituzioni che non riuscivano a recepire il suo grido di allarme per un patrimonio che aveva costruito con immensi sacrifici, dismettendo anche i beni di cui disponeva grazie alla sua brillante attività legale. Oggi chi lo ha avversato lo piange, chi non ha voluto ascoltarlo rinnova antiche promesse. Tra tante lacrime sincere lo spazio dell’ipocrisia rischia di avere la meglio. Addio Avvocato esile e forte. Grazie per quello che hai saputo dare al Mezzogiorno e al Paese.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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