Grottaminarda- Yamal, per ora, è bravo a disegnare. Insieme agli altri nove bambini del Saharawi è ospite della pubblica assistenza della cittadina ufitana, accompagnati da un “maestro”, Ali, si impegna in biblioteca, al Castello d’Aquino, messo a disposizione dalla amministrazione comunale, a colorare un libro. Il progetto “Piccoli ambasciatori di pace”, anche per quest’anno, continua. Da quarantaquattro anni è una esperienza che, per il popolo del deserto algerino, la metà del quale vive nel campo profughi dell’Hammada, aTindouf, e l’altra in un territorio occupato dal Marocco, si ripete. A Grottaminarda resteranno fino al 31 luglio prossimo e, in questo periodo, per loro sarà un periodo di serenità, lontani dalla guerra del fronte Polisario per l’indipendenza del Saharawi, raggiunta ma mai riconosciuta da gran parte della comunità internazionale. A Yamal e gli altri, lui è il più piccolo di tutti, tra gli otto e i dodici anni, si spalancano gli occhi quando li accompagnano in biblioteca, dove devono disegnare una storia dettata da un libro senza parole.
E loro hanno già capito come finisce. O quando vanno in piscina, divertendosi a fare tuffi in acqua. Nel loro territorio delimitato hanno, a pochi chilometri, il mare, ma gli è impedito di andare. Ali, il loro maestro, li segue. E dice che, quando sono qui “gli si apre un mondo. La nostra terra è un camping. Con il progetto “Piccoli ambasciatori di Pace”, fanno quello che gli è impossibile nei campi. Perché gli manca tutto”. E anche un piccolo pennarello diventa qualcosa da custodire. Anche se, nel campo profughi dell’Hammada, vanno in scuole improvvisate. E non è solo l’aspetto ludico, quello importante, per i piccoli saharawi. Durante la loro permanenza a Grottaminarda, ma anche per gli altri che per lo stesso progetto sono in giro per l’Italia, possono effettuare screening sanitari completi per diagnosticare, rapidamente, patologie o altri tipi di carenze. Della vista, nutrizionali e respiratorie. Per questo vengono visitati da studi dentistici, da pediatri, perché da loro è impossibile accedere a cure sanitarie. L’ambiente in cui vivono, nel deserto di Hammada, ha condizioni, climatiche e geografiche, estramente dure. E i farmaci sono limitati. E, nel deserto, si vive al limite, nei mesi estivi, quando la temperatura supera i cinquanta gradi.
Quindi, l’ultima tappa della permanenza dei bambini saharawi nella nostra regione è prevista ad Agropoli, dove saranno ospiti dal 1 al 21 agosto prossimo, presso l’associazione Piccoli Ambasciatori di Pace odv. E proprio nella città salernitana, quando arriveranno, ci sarà la “Festa dell’identità saharawi”.
Altri bambini saharawi sono stati accolti in regioni italiane: Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, grazie all’impegno di una straordinaria rete di associazioni, enti locali e volontari.
Da quarantaquattro anni si cerca di mantenere viva l’attenzione sul diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. E tutto questo è possibile grazie alla generosità, oltre che delle pubbliche assistenze, di famiglie ospitanti, volontari e amministrazioni locali che, da oltre quattro decenni, dimostrano con i fatti che la solidarietà è una responsabilità condivisa e che costruire pace significa creare legami, comunità e speranza.



