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Haru no humi: il rito del suono inaugura trent’anni di musica condivisa alla Stravinsky a Manocalzati 

di Rosa Bianco

La Sala delle Arti di Manocalzati ha accolto, ieri pomeriggio, un evento che ha avuto il sapore delle grandi occasioni culturali, di quelle che lasciano un segno profondo nella memoria di una comunità. Con “Haru no humi… Percussioni dall’Oriente all’America”, l’Associazione Musicale Igor Stravinsky ha inaugurato la nuova edizione della rassegna “Innamorati della Musica – Febbraio Giugno 2026 – The per te…. ”, celebrando al tempo stesso trent’anni di attività ininterrotta all’insegna della visione, della bellezza e del dialogo culturale.

Fondata e guidata con rigore artistico e autentica passione civile dalla pianista Nadia Testa, l’Associazione Stravinsky ha confermato, anche in questa occasione, la propria vocazione a una musica che non si è limitata a essere ascoltata, ma che è stata vissuta, condivisa, interiorizzata. L’edizione 2026 della rassegna ha segnato un traguardo simbolico importante: trent’anni di impegno costante nella divulgazione musicale colta, nella sperimentazione e nell’apertura interdisciplinare.

Ad aprire il percorso è stato un concerto di forte valore evocativo e performativo, preceduto dalla cerimonia giapponese del tè, rito antico e meditativo che ha introdotto il pubblico a una dimensione di ascolto lenta, consapevole, quasi sacrale. Un gesto di rara eleganza, capace di predisporre l’animo all’incontro profondo con il suono.

Protagonista della serata è stato il Quartetto Enarxis, formazione composta dai percussionisti Martina D’Onofrio, Francesco Romano, Giuseppe Alfieri e Alessandro Ruggiero, tutti studenti del Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino sotto la guida dei maestri Gennaro Damiano, Marcello Buonomo e Andrea Bini. Il nome stesso dell’ensemble – Enarxis, ovvero “inizio” – ha richiamato il concetto musicale dell’incipit, del “battere” che dà origine all’evento sonoro e ne determina la direzione ritmica ed espressiva.

Il programma ha offerto un viaggio ampio e affascinante attraverso la letteratura percussiva, toccando geografie, stili ed epoche differenti. Si è aperto con “Haru no Humi” di Michio Miyagi, affidato a Francesco Romano e Alessandro Ruggiero a marimba e vibrafono, evocando atmosfere orientali di raffinata delicatezza. È seguito “Khamsin” di Emmanuel Séjourné, intenso dialogo per duo di marimbe interpretato da Francesco Romano e Martina D’Onofrio.

Il virtuosismo solistico ha trovato spazio in “SyNC” di Gene Koshinski, eseguito da Martina D’Onofrio al tamburo, e in “Texas Hoedown” di David Friedman, brillante prova per vibrafono solo di Alessandro Ruggiero. Ancora il tamburo protagonista in “Asventuras” di Alexej Gerassimez, sempre con Alessandro Ruggiero, e in “Tornado” di Marko Markovich, affidato a Giuseppe Alfieri, che ha sprigionato energia e tensione ritmica.

Momento di grande suggestione collettiva è stato “Living Room Music” di John Cage, interpretato dall’intero quartetto – Ruggiero, Romano, D’Onofrio e Alfieri – in un gioco sonoro che ha abbattuto i confini tra musica, gesto e quotidianità. Il programma ha poi reso omaggio ad Astor Piazzolla con “Verano porteño”, proposto in una intensa versione per marimba sola da Alessandro Ruggiero, prima di culminare in “Marimba Spiritual” di Minoru Miki, dove la marimba solista di Ruggiero si è intrecciata alle percussioni di Romano, D’Onofrio e Alfieri, in un finale di grande forza evocativa e spirituale.

L’esibizione ha restituito pienamente la cifra artistica del Quartetto Enarxis: la capacità di fondere percorsi individuali differenti in un progetto unitario, di esplorare le infinite possibilità timbriche di strumenti spesso considerati “inconsueti” e di trasformare il concerto in un’esperienza di ascolto non convenzionale, capace di superare i confini della tradizione concertistica classica.

L’evento inaugurale ha confermato anche la vocazione interdisciplinare dell’Associazione Igor Stravinsky, che nel corso della rassegna ha previsto il coinvolgimento di musicisti, scrittori, pittori, intellettuali, storici dell’arte e giornalisti, in un dialogo continuo tra suono, parola e immagine. A suggello di un pomeriggio denso di significati artistici e simbolici, la serata si è conclusa in un finale di autentico convivio gioioso: il pubblico ha partecipato alla degustazione del tè, accompagnata da dolci pasticcini, prolungando l’esperienza dell’ascolto in un clima di condivisione, dialogo e raffinata socialità. Un momento semplice e insieme profondamente coerente con lo spirito dell’evento, che ha trasformato il concerto in un’occasione di incontro umano oltre che musicale.

Una serata di comunicazione e di interazione musicale veramente indimenticabile, che ha fatto registrare il tutto esaurito in sala, confermando ancora una volta la capacità dell’Associazione Musicale Igor Stravinsky di parlare al cuore del pubblico e di costruire, attraverso la musica, comunità vive e partecipate.

 

 

 

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