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I 50 anni del Clan H: il sogno resta uno spazio teatrale tutto per noi. Abbiamo sempre contato sulle nostre forze, al di là di bandiere e apparenza

“Il sogno è quello di avere finalmente uno spazio teatrale dove portare in scena i nostri spettacoli”. Lo sottolinea Lucio Mazza nel festeggiare i 50 anni del Clan H “Siamo partiti dal grande fermento culturale che c’era negli anni ’70 in città, negli scantinati del caffè Regina Margherita provavamo i nostri spettacoli. Eravamo tre registi, Federico Frasca, Nicola Perrotti ed io, ci confrontavamo costantemente. Ciascuno credeva in una diversa idea di teatro ma coltivavamo con forza le nostre passioni. Io ero il più avanguardista, guardavo con interesse a esperienze come il Living Theatre o i Magazzini Criminali, nel segno di Grotowski e Peter Brook, i nostri primi spettacoli avevano non più di dieci spettatori. Oggi quel fermento non esiste più, malgrado il gran numero di gruppi e associazioni e il riscontro sempre positivo del pubblico, si cerca a tutti i costi il consenso degli spettatori ma senza preoccuparsi di mantenere una propria identità o coerenza”. Spiega di aver provato più volte a fare rete con le diverse compagnie irpine “Ma il riscontro non è stato positivo. Ognuno va per la sua strada”.

“E’ stato proprio – prosegue Lucio Mazza – il non avere bandiere, il non aver mai potuto contare su sostegni da parte di Comune e Regione, fatta eccezione per la stagione del Covid, a consentirci di andare avanti. Tuttavia, sarebbe bello se il Comune ci mettesse a disposizione, dopo 50 anni, uno spazio teatrale. Oggi proviamo al Circolo della stampa o nel salone del Duomo. E’ un riconoscimento che crediamo di esserci meritati”. Ribadisce come “si fa ancora più fatica a fare teatro oggi, basti pensare alle spese per il service, la Siae, i costumi. Cerchiamo di curare noi ogni aspetto dello spettacolo. I sacrifici sono tanti ma anche le gratificazioni non mancano”.

E’ Salvatore Mazza a sottolineare come “In una società in cui tutto è serializzato ed è sempre più difficile relazionarsi con l’altro, il Clan H si pone ancora come centro di ricerca e sperimentazione, per ribadire l’unicità del teatro nella formazione dell’individuo. Cerchiamo di esserse al di sopra delle piccolezze della quotidianità, cercando di trasmettere ai giovani la forza del linguaggio teatrale che interroga la coscienza dell’individuo. Di qui l’idea dei laboratori rivolti ai bambini dagli 8 ai 13 anni, dai 13 ai 18 anni e quelli per adulti, dai 18 anni in poi. Cerchiamo di creare fermento intorno alle nuove generazioni”. Non nasconde la difficoltà di parlare ai giovani “Le nuove generazioni sono abituati alla velocità e all’immediatezza dei social e non è facile avvicinarli al teatro, bisogna fare leva sulla curiositas, su nuove tecniche e strategie per dialogare con loro ed entrare in sintonia con mente e cuore. Abbiamo stabilito una forte sinergia con scuole e associazioni, crediamo nell’idea di integrazione, in un teatro che è per tutti, che è partecipazione e relazione. Per noi ha sempre contato molto formare prima dei fruitori di teatro che degli attori. Altrimenti il teatro muore”. Sottolinea come “è cambiato lo sguardo del pubblico, lo stesso cinema è in crisi, figuriamoci il teatro dove è più difficile sospendere l’incredulità. Uno sguardo schiacciato da velocità e valanga di informazioni”

Ricorda come il Clan H nasca nel 1973 da un’idea di Lucio Mazza “Il Clan richiamava i gruppi scout, Ha è la prima lettera della parola hirpus, omaggio agli irpini”. Chiarisce come “anche l’identità del gruppo è cambiata, abbiamo sempre strizzato l’occhio alla tradizione ma rileggendola a modo nostro, senza mai oltraggiarla”. E spiega come “Uno dei limiti di questa città è la debolezza del tessuto socio-culturale in cui ogni progetto si realizza solo se si è protetti da una qualche egida politica. Da parte nostra siamo sempre stati orgogliosi di aver fatto tutto da soli, la nostra indipendenza  ci rende più forti”. E annuncia le iniziative per i 50 anni “Porteremo in scena due spettacoli ad Ospedaletto – Colpi di scena e Tutto sbagliato al posto giusto . il 7 e 8 ottobre, un mio testo teatrale sarà poi proposto al Festival Corti della Formica di Napoli. Un percorso che prosegue con l’omaggio a Tasso e De Sanctis, l’allestimento dell’Avaro di Moliere, i Riti di fuoco di Lioni, il progetto Montis Fortis e il percorso dedicato a Shakespeare con la partecipazione del docente di Conservatorio Giovanni Vitale e dell’esperto di cinema Paolo Spagnuolo”. E ricorda come “Il teatro non si fa da soli, devo ringraziare la compagnia che è al mio fianco”. Una sfida, quella che resiste da 50 anni, che diventa realtà grazie agli attori e alle attrici della compagnia, Santa Capriolo, Laura Tropeano,  Andrea De Ruggiero, Sabino Balestrieri, Umberto Branchi, Pasquale Migliaccio, Federica Avagnano, Luca Picariello

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