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In scena “L’Isola”, il Clan H si interroga su libertà e potere

Il teatro come spazio di riflessione su libertà e potere, individuo e società. E’ l’idea da cui nasce lo spettacolo L’isola, portato in scena al Teatrl Partenio dalla Compagnia Clan H, guidata da Lucio e Salvatore Mazza. Il Clan H si interroga sul nostro tempo, raccontando le dinamiche che attraversano la comunità creata da un gruppo di naufraghi su un’ isola deserta, agli ordini di un misterioso Tat, che ha imposto un rigido codice di regole da rispettare, mettendo al bando libertà e sentimenti, convincendoli che l’ordine è vita, che solo se sapranno rispettare questo codice potranno sopravvivere. Regole secondo cui è vietato leggere, attingere a ricordi della vita passata, in cui persino i nomi sono ridotti a numeri, a sottolineare il processo di una progressiva privazione di identità. Eppure la vita è più forte di qualsiasi sofferenza, di qui la sfida di una resistenza basata sul potere delle parole, a partire da una misteriosa panca che nasconde libri e abiti di scena. Basterà, dunque, dare voce a quelle parole per tornare ad emozionarsi e riappropriarsi del senso della vita. Tuttavia, qualsiasi ribellione, sembra ricordarci la compagnia Clan H, con uno sguardo orwelliano, è destinata a lasciare il posto a una nuova dittatura, così una volta fatto fuori il tiranno, un nuovo dittatore si impadronirà del potere, imponendo nuove regole. Un’isola che finisce per essere specchio del tempo liquido in cui viviamo. “Sull’Isola palco del mondo, prima o poi, tutti ci finiamo, muovendoci in equilibrio tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra il bene e il male, tra il decifrabile e l’indefinito. – dice Salvatore Mazza – prima o poi, tutti ci adeguiamo ai limiti, all’isolamento, allo spazio limitato, al tempo senza tempo. Prima o poi, tutti ricerchiamo un locus non più estraneo, che non sia più confine ma altrove che genera meraviglia. Così quest’isola diviene avamposto per la nostra identità, anche come compagine teatrale, nell’incontro con l’alterità; ricerca e rivelazione; pensiero contenente un non continente. Abbiamo cercato – continua Salvatore Mazza – di trasformare il teatro in un arcipelago di voci; una sfida entusiasmante, per far riemergere Atlantide dal vasto mare della società contemporanea che ci separa e al tempo stesso ci unisce nella tempestosa fragilità; faro, per farci andare, ancora, con passi ora veloci ora lenti, ora decisi ora incerti, ma pur sempre passi, là dove l’Arte aspetta che si vada. Su un’isola, su un palco, nel mondo.”  Mazza ribalta l’idea che nessun uomo è un’isola, ricordandoci che ciascuno deve costruire dentro di sè un’isola fatta di meraviglia e bellezza per sopravvivere. In scena con Salvatore Mazza, Andrea De Ruggiero, Santa Capriolo, Laura Tropeano, Felice Cataldo, Sabino Balestrieri, Pasquale Migliaccio, Umberto Branchi, Roberta Buonavita, Arianna De Maio e Crescenzo Nappo. Il Clan h teatro diretto dal suo fondatore e regista Lucio Mazza è una compagnia indipendente di ricerca, sperimentazione e integrazione di tecniche e stili teatrali sempre nuovi, di linguaggi, temi, idee, esperienze, per un teatro condiviso e partecipato, “rinnovato e consapevole” modo di essere, al di sopra e al di là delle barriere e delle quotidianità. Una bellissima prova corale che conferma la vitalità di una compagnia capace di raccontare il nostro tempo, mescolando registri differenti, il comico e il tragico, l’ironia e la poesia, nella consapevolezza che niente come il teatro può offrire uno spaccato dell’uomo di oggi.

 

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