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All’Archivio di Stato i Capitoli matrimoniali nella terra di Baiano, negli atti le trasformazioni della società del ‘600

Nasce dalla consapevolezza dello stretto legame tra vita economica e sfera emotiva che finiscono per influenzarsi reciprocamente e plasmare la vita della società il volume di Michele Mercogliano “Vis et volo. I capitoli matrimoniali nella terra di Baiano (1604-1612),  edito da Terebinto. Questo pomeriggio la presentazione all’Archivio di Stato, nell’ambito dei Giovedì della lettura, introdotta da Lorenzo Terzi, direttore dell’Archivio di Stato di Avellino. A dialogare con l’autore Vincenzo Barra, ricercatore di Storia moderna presso l’Università degli Studi di Salerno. Uno sguardo, quello di Mercogliano, rivolto ai molteplici aspetti della società che emergono dai capitoli matrimoniali negli atti del notaio Giuseppe Piciocchi tra il 1604 e il 1612, conservati presso l’Archivio di Stato di Avellino. dalla scelta degli sposi alla formazione della famiglia, dalla trasmissione del patrimonio al ruolo della donna e dei futuri figli nel nuovo nucleo familiare. Barra pone l’accento sulla centralità che riveste la famiglia con le sue mutazioni. chiave per fotografare la società del ‘600: “I capitoli matrimoniali diventano strumento  – spiega Vincenzo Barra – per comprendere la vita quotidiana delle classi popolari e toccare con mano  come l’economia finisca per essere determinata anche dalla sfera emotiva, a partire dal matrimonio. Un matrimonio che oggi è frutto di una scelta ma che in passato era il risultato di un accordo. La dote diventa atto di cura per garantire il successo economico ed emotivo di una famiglia, così da assicurare l’armonia di una società. Gli oggetti stessi finiscono per diventare incarnazione di legami, rivelando l’interazione tra emozioni ed economia domestica”.
Mercogliano pone l’accento sulla ricchezza documentale custodita dall’Archivio, a partire dagli atti notarili che “rappresentano la fase finale di tutta una srie di colloqui, di accordi e di patti stipulati tra le parti al fine di garantire la realizzazione del felice matrimonio” acquistano una valenza pluridisciplinare, da quello storico a quello sociale e antropologica che esamina le aspettative le priorità espresse dagli individui durante una compilazione dell’atto e ci fornisce indicazioni sull’immaginario collettivo, dalla cura per la salvezza dell’anima all’uso frequente di absit, parola entrata nel rituale del notaio fino ad assumere una funzione apotropaica e la consapevolezza della caducità della condizione umana. O ancora la componente linguistica che lascia emergere le varianti lessicali contenute nell’atto. E’ Francesco Barra a sottolineare nella prefazione come lo studio di Mercoagliano offra uno spaccato efficace della società di Baiano nei primi anni del XVII secolo. “La peculiarità è costituita  essenzialmente dal fatto che si tratta di un paese strada, la cui struttura urbanistica è stata cioè determinata dall’adesione del tessuto urbano alla via regia delle Puglie, ristrutturata e resa carrozzabile a metà ‘500. L’abitato ha quindi assunto nel tempo la caratteristica forma a fuso, avente agli estremi due punti terminali, Capo Baiano e Piedi Baiano, con in posizione baricentrica piazza Mercato e la chiesa della S. Croce. Tra questi due estremi si collocavano vari agglomerati che, tra ‘700 e ‘800, sempre più addensandosi si sono via legati e accorpati, sino a formare il paese attuale”. Centrali risultano, dunque, nello sviluppo del paese la strada delle Puglie con il suo traffico di uomini e merci e la montagna demaniale di Arciano, fonte di legname e ricco di pascoli”.
Ed è ancora Barra a sottolineare come una delle caratteristiche di Baiano sia quella di essere un quartiere di lignaggi, “con una forte concentrazione di famiglie dello stesso cognome, discendenti probabilmente dallo stesso capostipite. Si trattata soprattutto di trainieri e di vaticali e poi di carbonai, di mannesi, di muratori, di artigiani e di bracciali”. Ad emergere anche un’altra figura, quella del lanziere “Si trattava di modestissimi artigiani-commercianti, che appaiono organizzati in piccole aziende familiari, che lavoravano sottoprodotti dell’industria tessile, che venivano utilizzate per vari scopi ma sempre, assai presumibilmente, per le esigenze del commercio di transito lungo la strada regia”. A prevalere tra i capitoli matrimoniali quelli relativi a piccoli artigiani con doti che “vengono faticosamente accumulate per anni dagli sforzi e dai sacrifici delle famiglie e delle stesse nubende, spesso messe a servizio fin da bambine e senza remunerazione, in cambio, oltre che del mantenimento, anche della liquidazione finale. Emerge un quadro di una società povera anche nei termini dell’età moderna, nella quale la circolazione monetaria  è scarsissima e che pertanto fatica moltissimo nell’assicurare alle figlie un dignitoso accesso al matrimonio”

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Floriana Guerriero

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