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I misteri del chimico dei fantasmi, Piantedosi: così la scienza fa sempre i conti con l’etica

Al Carcere Borbonico a confronto sul romanzo di Salvatore Biazzo che rende omaggio al chimico di Via Panisperna. Il ministro: “Le leggi razziali hanno annullato la supremazia italiana sul piano della ricerca scientifica. E’ stata una sorta di nemesi”

“E’ nella capacità di conciliare finzione e accuratezza storica uno degli elementi distintivi del romanzo dedicato da Salvatore Biazzo a Oscar D’Agostino. Un libri che si legge tutto d’un fiato. Al tempo stesso, si comprende l’orgoglio di un irpino che può celebrare un figlio illustre della propria terra”. E’ il ministro Matteo Piantedosi a sottolineare la chiave scelta dal giornalista avellinese nel raccontare, nel romanzo “I misteri del Chimico dei fantasmi”, la storia di Oscar D’Agostino, tra i ragazzi di via Panisperna, (Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Bruno Pontecorvo, Ettore Majorana) con a capo Enrico Fermi, futuro premio Nobel per la fisica. Gli studi del chimico avellinese porteranno alla fissione nucleare e sarà tra i firmatari del brevetto che costituì l’atto di nascita della bomba atomica. Tanti gli spunti di riflessione emersi dal confronto al Carcere Borbonico, introdotto dalle relazioni dei professori Antonio Feoli e Carmine Pinto e moderato da Gianni Colucci. Piantedosi ricorda come “La fissione dell’atomo avvenne la prima volta proprio in una sala che è oggi è parte degli spazi del Ministero degli interni, in una vaschetta per i pesci”. Si sofferma sul valore dell’errore nelle grandi scoperte scientifiche “L’errore ha un valore decisivo nelle scoperte del gruppo di via Panisperna, testimoniando come spesso sia capace di cambiare il destino dell’umanità. Quello che sembrava un fallimento diventa strumento da cui può scaturire la genialità dell’uomo. Così i ragazzi di via Panisperna scopriranno che le variazioni legate alla quantità delle radiazioni erano strettamente collegate al catino di acqua che la donna delle pulizie metteva sotto il bancone di Pontecorvo. Ad emergere con forza è il contributo di ciascuno degli scienziati al lavoro di ricerca, a partire dalle intuizioni di Fermi”. Grande attenzione, prosegue Piantedosi, è rivolta anche al rapporto tra D’Agostino e Fermi “D’Agostino resta in Italia ma finisce nel dimenticatoio, oscurato dalle misteriose vicende di cui furono protagonisti  Pontecorvo, espatriato in Russia e sospettato di essere una spia e Majorana, scomparso nel nulla. Tuttavia, quando si troverà di fronte alla possibilità di aiutare Fermi, non avrà dubbi. Sarà lui ad agevolare la fuga negli Usa dello scienziato e della moglie ebrea Laura Capon, avvertendoli del pericolo che corrono”.

Sottolinea, infine, come il romanzo si faccia spaccato anche degli errori del regime fascista  “Mussolini che aveva in Italia la maggiore concentrazione di eccellenze sul piano scientifiche, perderà questo primato proprio a causa della vergogna delle leggi razziali: la maggior parte degli scienziati era di religione ebraica e sarà costretta a lasciare il paese”. Infine, pone l’accento sulle sfide scientifiche a cui è chiamato oggi l’uomo, dalla ricerca nucleare all’intelligenza artificiale “Ad emergere è un messaggio fortemente etico, l’intelligenza umana favorisce l’uso delle scoperte scientifiche sempre in direzione del miglioramento della vita dell’uomo. Anche le intenzioni più malevole devono fare i conti con la storia”. E’ quindi Biazzo a ricordare come il romanzo nasca anche dalla volontà di celebrare i 50 anni dalla morte di Oscar D’Agostino “Ho scelto di ricostruire il mondo in cui si sviluppano le scoperte di D’Agostino, segnato da spie e segreti. E’ sorprendente come D’Agostino dimostri di essere sempre a conoscenza di ciò che accadeva nel resto del mondo. Centrale nella narrazione è anche la storia del brevetto. la bomba atomica fu brevettata ma gli scienziati che offrirono un contributo alla ricerca ricevettero 4000 euro, invece dei due miliardi che spettavano loro”. E ricorda come anche quando risponde a Mussolini che voleva informazioni sull’arma segreta che stavano realizzando negli Usa “probabilmente sceglie di non dire tutta la verità. Nella relazione inviata al presidente del Cnr Francesco Giordani si limitava ad affermare che ‘E’ teoricamente possibile usare l’uranio 235 per la realizzazione di esplosivi di grande potenza, Penso, però, che tale realizzazione non possa essere imminente, perchè ciò presuppone la soluzione di problemi formidabili e spese enormi, assolutamente incalcolabili”. Biazzo ci ricorda come tante siano le domande ancora senza risposte, malgrado il memoriale pubblicato dal chimico “Chi aveva avvisato D’Agostino del pericolo che correvano Fermi e la moglie?…Esisteva davvero l’amico fidato, il medico che aveva saputo da un altro amico o era un’invenzione”. Fino al documento inviato a Mussolini in risposta alla domanda se era possibile realizzare una bomba atomica di cui si sono perse tracce.

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