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Il ministro Piantedosi a Confindustria Avellino: sulla crisi idrica ci sarà la svolta con il prossimo presidente della Regione

Aree interne, infrastrutture e investimenti in Irpinia: su questi temi l’incontro di questa mattina a Confindustria Avellino con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale: “Inutile negare che quello delle aree interne è un problema. Bisogna occuparsene e siamo qui anche per questo. Quelli della disoccupazione, dell’emergenza idrica, della viabilità, sono problemi atavici e in alcuni casi hanno avuto un andamento ciclico. Alcuni di questi problemi sono dovuti anche un po’ ad alcune disattenzioni amministrative, per esempio sul fronte della crisi idrica è particolarmente colpevole chi l’ha gestita nei decenni trascorsi, ed è sotto gli occhi di tutti, no? Quindi credo che sia un qualcosa a cui metterci mano nell’immediato futuro”.

Quel documento consegnato proprio sulla crisi idrica dai sindaci al G7 è ancora sul tavolo del governo? “Certo, molto dipenderà anche dalle possibilità che ci saranno. Adesso ci sarà il rinnovo del consiglio regionale, quindi degli interlocutori, e chiunque essi siano per il prossimo quinquennio, andrà rinnovata un’interlocuzione importante con chi rappresenta questa regione. Ecco, la nostra presenza qui è anche per testimoniare tutta la intenzione, tutta la voglia del governo di collaborare con gli amministratori del territorio su questi temi molto importanti”. E avverte: “Non lasciare campo libero ai portatori di voti in una regione che è stata male amministrata e a cui serve imprimere un forte cambiamento di direzione politica: contiamo molto sul voto di opinione, perchè se i cittadini andranno a votare non potranno che scegliere il candidato del centrodestra”.

Bastano i servizi per ridare appeal al territorio irpino? “I servizi sono una componente importante. C’è una spirale viziosa, nel senso che più cala la popolazione, più decrescono i servizi, più decrescono i servizi e meno c’è l’incentivo a vivere da queste parti delle aree interne. Quindi i servizi sono una componente importante, non bastano da soli, ma sono sicuramente una precondizione. Peraltro in un’epoca come questa, servizi come la sanità di prossimità, i trasporti, insomma tutto quello che fa sì che le persone possano sentirsi incoraggiati a vivere da queste parti, sicuramente è qualche cosa di importante”.

“La presenza di tanti ministri in Irpinia non è legata solo a questo momento preelettorale. La presenza di questi ministri serve innanzitutto a dare sempre il senso di quello che è l’impegno del governo nazionale sui territori. Il fatto che siamo alla vigilia di un appuntamento elettorale che potrebbe, a mio modo di vedere, segnare un cambiamento importante, sicuramente è qualche cosa che seguiamo con il giusto interesse”.

Piantedosi è anche tornato sulla sentenza del Tar che ha “bocciato” il ministero della Salute sulla mancata uscita della Regione dal piano di rientro sanitario: “C’è un dato incontrovertibile che va oltre ogni ricorso, ogni tecnicismo e oltre ogni piano di rientro: quello che riguarda la spesa per curarsi fuori regione che costituisce la certificazione del fallimento delle politiche adottate, anche in presenza di grandi eccellenze, professionalità e competenze”.

A fare gli onori di casa il presidente di Confindustria Campania e Confindustria Avellino Emilio De Vizia: “Le aree interne sono al centro del dibattito di queste settimane. Qui a Confindustria abbiamo ospitato anche i due candidati alla presidenza della Regione. Ritengo che dobbiamo accelerare le infrastrutture che si stanno realizzando, anche quelle complementari alle grandi opere, in modo da poter iniziare a dare i servizi base ai cittadini, per esempio quelli scolastici e sanitari. Dopodiché bisogna rendere attrattivo questo territorio, anche dal punto di vista economico, facendo un lavoro insieme a tutti, insieme alla Regione, insieme alle associazioni, insieme alla Camera di Commercio… affinché si possa capire che questo non è più un territorio isolato, ma collegato con il resto del mondo; un territorio in cui c’è la qualità della vita migliore e quindi attrattivo per il ritorno dei giovani”.

“Penso che i Comuni devono iniziare a fornire i servizi. Si devono unire. Forse non possiamo permetterci più Comuni così piccoli. Credo che si possa iniziare a lavorare in questo senso. Poi c’è il problema della gestione delle aree industriali: è un problema che esiste anche in altri territori. Forse non ha più senso avere delle aree industriali che sono gestite per un pezzo del consorzio Asi e per un altro dai singoli Comuni. E’ arrivato il momento, anche alla luce della Zes Unica, di trovare un unico soggetto regionale che eroghi i servizi ai territori, che renda appetibili le aree e soprattutto a garantire condizioni favorevoli per i lotti, affinché le imprese possano costruire gli impianti”.

“Sull’emergenza idrca, che danneggia sia le famiglie che le aziende, è una storia che non si può più tollerare. Bisogna prendere atto degli errori commessi e smetterla di continuare a tentare di salvare un ente come l’Alto Calore che è già morto 20 anni fa. Non ha più la forza per ripartire, quindi, si azzeri tutto e si riparta. E ricordiamoci che in alcune aree industriali di questo territorio non ci sono ancora ancora le fogne. E c’è anche il problema della depurazione industriale. Ma com’è possibile che questi enti, come l’Asi o l’Alto Calore, abbiano potuto accumulare decine e decine di milioni di euro di perdite senza che nessuno potesse intervenire? Com’è possibile che a queste società venga consentito quello che non viene consentito a nessun cittadino normale o a nessuna azienda privata, cioè di non pagare i contributi previdenziali per anni, di non pagare le bollette dell’Enel per anni, di non pagare i fornitori per anni…?. Su queste strutture pubbliche c’è una tutela da parte di tutti, spesso anche dai tribunali che, in buona fede, immaginano di non concedere i decreti ingiuntivi per tutelare queste aziende pubbliche. Ma invece alla fine li hanno solo rovinati, perché hanno fatto solo accumulare milioni di euro di debiti”.

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