di Virgilio Iandiorio
Il periodo estivo è anche quello delle feste in tutti i paesi, senza distinzione tra piccoli e grandi. In particolare è usanza antica e diffusa quello di festeggiare con i fuochi d’artificio. Nel 2012 Fausto Baldassarre pubblicò, per i tipi della casa editrice irpina Mephite, il volume dal significativo titolo “Giochi di fuochi”.
La ricerca di Fausto Baldassarre è ben circoscritta nei luoghi e nei tempi: i luoghi sono Montefalcione e il suo circondario, ma senza disdegnare riferimenti ad altri paesi della provincia irpina; i tempi sono quelli della documentata presenza di “fuochisti” in questi paesi irpini.
Il termine, fuochista è quello usato abitualmente dalla gente per indicare i fabbricatori di fuochi d’artificio, ma anche quelli che li accendono durante le feste; esso è nato con le caldaie e i motori a vapore, le locomotive che avevano bisogno di operatori addetti all’alimentazione del fuoco. Il nome pirotecnico, invece, ha origine dotta, lo hanno fatto derivare dal greco, cioè dai sostantivi indicanti fuoco e arte, gli esperti fonditori nei secoli XIII-XIV, perché relativo al maneggiare il fuoco e al modo di applicarlo alle varie operazioni di fusione.
E’ una storia questa, che scrive Fausto Baldassarre, per molti versi originale; perché la storia della cultura materiale ha un suo costo, molto alto, in termini di ricerca e di analisi. E’ la storia di un mestiere, quello del fuochista, esposto al continuo rischio della vita, e , in passato, anche alla scarsa considerazione sociale, ma ripagato soprattutto con momenti di gloria e di soddisfazione, come gli artisti del teatro: gli applausi dei tantissimi spettatori col viso in aria a contemplare il cielo che all’improvviso si illumina e si accende dei colori dell’arcobaleno.
Dalle città di Siena, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, per citare le più importanti, il fenomeno popolare dei fuochi d’artificio si diffonde, a partire dal XV-XVI secolo, anche nei paesi piccoli, dal Nord al Sud della Penisola. E’ uno spettacolo costoso, ma entusiasmante; meraviglioso, ma caduco, fugace… effimero, appunto.
La documentazione per gli ultimi due secoli, Ottocento e Novecento, che Fausto Baldassarre riporta con dovizia di particolari, si fa ancora più fitta e interessante. Si possono, così, leggere i fatti nel loro svolgersi: le registrazioni delle morti, le sentenze dei giudici che comminano multe salate, e talvolta anche la prigione ai fuochisti che non rispettano le norme di sicurezza. Attraverso i nomi delle persone, la loro età, i reati di cui vengono accusati, ma anche le morti tragiche, possiamo ricostruire ambienti di paese e vicende familiari. Perché, ed è una costante dei fuochisti, il loro lavoro è quasi sempre a conduzione familiare. Per questo diventa importante il ruolo delle donne in esso.
Nel libro ritroviamo le feste in onore del santo Patrono, e i comitati che commissionano i fuochi, che cercano di reperire i migliori fuochisti sulla piazza. E poi la gente, residente o non residente in paese, che dà il proprio contributo in denaro perché possano assistere allo spettacolo dei fuochi tutta la comunità e moltissima gente dei paesi vicini e anche lontani, venuta per vedere di notte il cielo che si illumina di luce artificiale.
Descrizione d’ambiente, storia di ambiente quella narrata da Fausto Baldassarre, che raccoglie testimonianze dirette dai documenti d’archivio e dalla tradizione orale. Non a caso nell’ultimo capitolo del libro sono riportate le testimonianze dei protagonisti, di alcuni maestri fuochisti, colti nel loro lavoro, e le impressioni di Montefalcionesi esperti, che, come molti loro compaesani, sanno dare il giusto valore a questa arte effimera, ma affascinante. Perché la caratteristica dei Montefalcionesi è quella di essere cultori dei fuochi d’artificio per tradizione di paese, per tradizione familiare, e per il “gusto”, che nel tempo si è andato sempre più affinando.

