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I protagonisti della politica, così i notabili affermarono il loro potere in Campania

Un viaggio affascinante attraverso le dinamiche politiche che hanno caratterizzato la Campania e l’Irpinia tra l’Unità d’Italia e il primo dopoguerra. E’ lo studio di Ermanno Battista “I protagonisti della politica. Notabili, elezioni e sistema politico in Campania (1861-1919)” che ha visto confrontarsi al Circolo della Stampa Nunzio Cignarella, Vicepresidente del Centro di Ricerca Guido Dorso, Alessandra Aufiero, Direttivo Comitato irpino dell’ISRI, Marco Meriggi, Università di Napoli “Federico II”. A concludere il dibattito Ermanno Battista, autore del volume e Comitato scientifico del Centro Dorso. Ad emergere con forza la capacità di tanti notabili di riciclarsi, cambiando bandiera con disinvoltura, forti del proprio consenso sui territori. “Ci troviamo di fronte – spiega Battista – a una classe dirigente che cerca di imporsi a livello nazionale per poi sfruttare questo potere a livello locale, utilizzando la macchina amministrativa per fini personali. Un potere consolidato attraverso una rete di relazioni parentali e amicali, utilizzando, ad esempio, i familiari alla guida di enti benefici e comunali. Sono uomini come Michele Capozzi che sarà per tanti anni parlamentare del Regno Unitario, partecipando pochissimo al dibattito parlamentare e  presidente del Consiglio provinciale, fulcro del potere locale, poichè fonte di finanziamenti. Un potere, quello di Capozzi, costruito grazie a rapporti familiari, a partire dal prozio Mario che aveva portato avanti scaltre azioni finanziarie per acquistare terreni e incamerare ricchezza. Un personaggio a cui si contrappone a Napoli una figura come quella dell’avvocato Antonio Ranieri, amico di Leopardi che riesce, grazie al suo ruolo, ad intrecciare rapporti con differenti settori della società, grazie al potere clientelare legato alla propria professione. E’ una politica che è, in qualche modo, al di là del potere costruito sui territori, attenta anche al benessere della comunità. Basti pensare alla disputa tra Michele Capozzi e Luigi Amabile sulla localizzazione della stazione. Capozzi voleva che sorgesse ad Atripalda, guardando anche alla provincia, a quella che sarebbe stata la linea dell’Avellino Rocchetta, Amabile chiedeva, invece, che sorgesse in centro. Sarà Capozzi a vincere la disputa. Lo stesso De Sanctis, pur lontano dal modo di Capozzi di intendere la politica, in qualche modo si servirà del suo sostegno nel suo Viaggio Elettorale, desideroso di farsi eleggere nel collegio di Avellino, dove non era mai stato eletto”.

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