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I riti e le feste del grano: ad Avellino si presenta la rete che unisce territori e tradizioni

di Anna Bembo – Nella suggestiva cornice della Sala Grasso della Provincia di Avellino si è tenuta la conferenza stampa dedicata ai riti e alle feste del grano, un’occasione preziosa per mettere in rete le comunità del Sud Italia che custodiscono e tramandano una delle tradizioni più affascinanti del nostro patrimonio culturale. Un filo d’oro, quello del grano, che unisce simbolicamente passato e presente, religiosità e cultura popolare, territori e persone.
A guidare l’incontro è stato Giuseppe Silvestri, rappresentante dell’Unpli, che ha sottolineato l’entusiasmo e la capacità di coinvolgimento di chi da anni lavora per valorizzare questi eventi. E’ stato proprio lui, quindici anni fa, ad avviare il progetto di messa in rete dei carri e dei gigli della provincia di Avellino, convinto della loro forza espressiva e del loro valore identitario. Un lavoro costante, portato avanti anche grazie all’impegno di 100 volontari del Servizio Civile coinvolti nella compilazione di schede sui beni immateriali della provincia. L’obiettivo è chiaro: salvaguardare le tradizioni e coinvolgere artisti e comunità nella loro diffusione.

riti del grano programmaAd aprire gli interventi istituzionali è stato Giuseppe De Iesu, vicesindaco di Fontanarosa, paese che ogni 14 agosto celebra la Tirata del Carro in onore della Madonna della Misericordia. Il suo è stato un intervento appassionato, che ha offerto una panoramica sui numerosi eventi che si concentrano tra giugno e settembre, ma che in realtà richiedono un impegno costante durante tutto l’anno. Fontanarosa ha recentemente partecipato alla mietitura di Jelsi (Campobasso), con l’obiettivo di istituzionalizzare una tradizione che rischiava di andare perduta. “Dobbiamo ragionare in termini di rete – ha sottolineato – arricchendo l’organizzazione con elementi nuovi o valorizzando quelli antichi”. L’invito è quello di coinvolgere anche l’area metropolitana campana, spostando l’interesse dal turismo di massa verso un turismo più lento e riflessivo, capace di apprezzare a fondo la ricchezza del territorio.

A raccogliere l’invito è stato Raffaele Masucci, vicesindaco di Flumeri, dove l’8 agosto si svolge l’Alzata del Giglio di Grano in onore di San Rocco. “Dobbiamo sentirci parte di una comunità allargata”, ha detto, ricordando come la tradizione del giglio derivi dall’antico gesto di offrire le prime spighe alla dea Cerere. Una consuetudine che, nel Seicento, si è intrecciata con la devozione a San Rocco, protettore contro la peste. Il giglio, oggi alto circa 31 metri, viene costruito in orizzontale e alzato con la sola forza dei cittadini, utilizzando scale, pali e forconi. Il 15 agosto avviene la “tirata”, che lo conduce davanti alla chiesa del santo. Masucci ha anche ricordato come in Irpinia la tradizione agricola si esprima sia nei riti invernali, come il Maio nel Baianese, sia in quelli estivi, legati al ringraziamento per il raccolto.

Un forte appello alla valorizzazione di queste tradizioni è giunto da Carmelina D’Amore, direttrice della Fondazione Sistema Irpinia, che ha rimarcato il ruolo delle comunità nel mantenere vive le tradizioni: “Non sono pezzi da museo, ma vivono perché ci sono persone che le fanno vivere”. Fondamentale, ha detto, è coinvolgere i giovani per garantire il ricambio generazionale. Alcuni comuni, come Flumeri e Frigento, hanno già avviato laboratori con i ragazzi. L’obiettivo della Fondazione è anche quello di costruire un itinerario turistico dedicato ai riti del grano, in grado di valorizzare il territorio e contrastare lo spopolamento.

E’ stata poi la volta di Giovanni Mastrocinque, sindaco di Foglianise, che ha raccontato l’evoluzione della locale Sfilata dei Carri di Grano, in programma il 16 agosto in onore di San Rocco. Da cinquant’anni partecipa all’organizzazione della festa e da venti ha introdotto un tema annuale per rinnovarne l’interesse. Quest’anno i carri – ben 18 – saranno dedicati al Trentino-Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia. Non solo: la manifestazione si arricchisce di gemellaggi con Polonia, Lituania, Albania e Croazia. Il sogno del sindaco è chiudere il proprio mandato ottenendo il riconoscimento Unesco per la sfilata. Per farlo, ha già avviato contatti con l’Unione Europea, che si è detta disponibile a finanziare il progetto a patto che vengano ospitati una cinquantina di cittadini stranieri.

Villanova del Battista, invece, si prepara a celebrare l’Alzata del Giglio in onore di San Giovanni Battista il 17 agosto, seguita dalla Tirata il 27. Il sindaco Ernesto Iorizzo ha ribadito la volontà di ottenere il riconoscimento Unesco per i riti del grano. Lo stemma dei “Riti del Grano” compare oggi accanto a quello del Comune. Alla conferenza erano presenti anche alcuni giovani che hanno mostrato le complesse lavorazioni in paglia utilizzate per costruire il giglio, dimostrando come la tradizione possa diventare uno strumento di aggregazione. La costruzione del giglio è infatti un momento di forte unione tra i ragazzi, che già lo scorso anno sono stati coinvolti in un percorso di scambio tra le diverse feste. La tradizione, nata negli anni ’30 e interrotta dal terremoto, è stata ripresa nel 1986. Per il 17 agosto è prevista anche l’esibizione dei Molotov d’Irpinia.

Ha portato il suo contributo anche Gino Maffei, presidente della Fondazione “Il Carro di Mirabella Eclano”, dove il 20 settembre si tiene la tradizionale Tirata del Carro in onore della Madonna Addolorata. Una festa complessa e articolata, che ha saputo evolversi insieme alla società. “Le nostre tradizioni – ha detto – non sono immagini ferme nel tempo”. Il carro, che ha richiesto l’impegno di circa 1800 persone, è stato anche il simbolo del G7 tenutosi a Mirabella Eclano, a testimonianza della crescente visibilità nazionale e internazionale della manifestazione. Maffei ha sottolineato l’urgenza di attivare strumenti sociali e turistici per contrastare lo spopolamento e ha lanciato l’idea di creare scuole di formazione sulla lavorazione della paglia, come già avviene in altri Paesi europei.

A chiudere la conferenza è stato il messaggio di Helga Sanità, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa: “Il riconoscimento più importante, prima ancora dell’Unesco, deve arrivare dai giovani, che con consapevolezza devono poter scegliere di consegnare questi patrimoni al futuro. Continuo a studiare le feste del grano in tutta Italia e sogno di ampliare la Rete a livello nazionale. Vi saluto con affetto, con l’augurio che questa proposta diventi presto concreta”.

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