“Qualsiasi processo di modernizzazione non può prescindere dall’etica”. A sottolinearlo con forza il professore Toni Iermano, nel rilanciare il valore della lezione di Francesco De Sanctis. L’occasione è offerta dall’ultimo appuntamento della stagione del Tè Letterario, nella libreria L’Angolo delle storie, introdotto dal presidente di InfoIrpinia Francesco Celli e dal direttore artistico Federico Curci.
Non ha dubbi Iermano: “De Sanctis è stato un grande intellettuale, che appartiene al mondo, malgrado sia nato in Irpinia. Sin da giovane, ha sempre coltivato l’idea che la cultura dovesse formare gli uomini sulla base della qualità dei valori e non della quantità di nozioni da acquisire. Aveva un’idea democratica della conoscenza, come avvicinamento alle cose, capace sempre di generare prospettive. Centrale nella sua idea di cultura è il concetto di libertà. Una libertà che non è tanto di natura politica ma esistenziale, la persona deve essere libera dentro di sè per poter, poi, affermare questo principio in una comunità. La libertà la si pratica con sè stessi, solo così la si può condividere con gli altri”. Non è un caso che Cavour scelga di puntare su De Sanctis come ministro dell’istruzione, chiamato a unificare la scuola del Nord e del Sud “Per De Sanctis era fondamentale partire dalla formazione, e dunque dal sistema di istruzione elementare, per educare alla vita. Capisce che nella nuova Italia i protagonisti dovranno essere i giovani. Bisogna pensare agli uomini nuovi, poichè il futuro del paese non può essere fondato solo sulle reliquie del Risorgimento. Era convinto che fosse necessario trasformare il mondo nuovo in mondo nostro. Poichè il moderno deve essere frutto di una elaborazione soggettiva. Per De Sanctis il dominio della tecnica rischia di rappresentare la perdita dello spirito critico mentre la dimensione etica fa sì che sia possibile dominare tutti i processi di trasformazioni, ecco perchè è fondamentale conservare la dimensione etica, altrimenti si va incontro alla barbarie. E’ il progresso che deve convertirsi ai valori fondanti della nostra società”.
E’ il 1856 quando il Politecnico di Zurigo decide di chiamare Francesco De Sanctis a insegnare ai futuri ingegneri il valore dell’arte e della letteratura, da Ariosto ai poeti siciliani “insegnerà agli ingegneri a coltivare il senso del bello, poichè prima di essere ingegneri dovranno imparare ad essere uomini. Era sorprendente come la sua fama lo accompagnasse, pur non avendo incarichi”. Ricorda come ” per lui la giovinezza non ha età, è giovinezza del cuore e dell’intelligenza e anche nei momenti di maggiore difficoltà troverà nella cultura una ragione di vita. Anche il carcere diventa occasione per coltivare i suoi ideali, così rinchiuso a Caste dell’Ovo si dedicherà allo studio del tedesco, acquisirà consapevolezza di sè”.
Iermano cita più volta la sua idea di forza allegra “Credeva nella vita, nell’uomo, aveva una profonda religione legata alla fiducia nelle risorse dell’uomo. Per lui il lessico è fondamentale, vivere significa essere coinvolto profondamente nella vita, la parola è la rappresentazione della persona e della sua idealità, di qui la necessità di trasformare la parola in un’idea. Poichè la parola è lo strumento che abbiamo per rappresentare la nostra idea di mondo e opporci al potere. Non è strano, dunque, che in lui non c’è mai invenzione ma creazione per creare cose e condividerle”. Spiega come “per De Sanctis possedere il limite significa la possibilità di costruire rinnovati punti di orizzonte. In questo modo l’uomo vive in una costante prospettiva di futuro. Nella natura umana non c’è limitazione ma limite che ci educa a cercare di superarlo. Il senso del limite è il senso della vita umana. Per De Sanctis la felicità è il viaggio, la volontà di perseguire questa felicità. Ed è questo a renderlo fortemente vitale”. Spiega come non c’è mai “rabbia o sfiducia nel suo epistolario ma sempre desiderio di confronto e dialogo”. Ricorda come “Benchè abbia girato l’Europa, la sua dimensione sentimentale sarà sempre legata alla sua Morra”. Fino al Viaggio Elettorale “De Sanctis consegna un’analisi sociologica del Mezzogiorno interno, è un breviario del politico, entra nei meccanismi del potere locale, che appare immobile. Malgrado ciò, non smette di avere fiducia nel potere dell’educazione di cambiare le persone. Vuole far conoscere le molteplici identità dell’Italia, che devono essere raccordate da un’unica identità italiana. Poichè per lui l’identità sarà sempre di natura europea, fondata sul rispetto della diversità. La sua scelta di pubblicare il Viaggio sulla Gazzetta di Torino si spiega con la volontà di far conoscere quei territori all’Italia”. Sottolinea come “abbia avuto una grande influenza sul pensiero della modernità e su una generazione di giovani. Era convinto che la vera conoscenza è il superamento della conoscenza preesistente, è sempre nuova, rompe la norma poichè si allontana dal già conosciuto La cultura non può fermarsi a modelli rigidi. Poichè è sempre legata al tempo della storia, partendo dalla tradizione. Oggi avrebbe invitato a parlare come frutto della conoscenza. E avremmo probabilmente un mondo di muti. E non ho dubbi che non lo avremmo certo visto nelle trasmissioni televisive”.




