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La negligenza solo apparente di una poetessa irpina

Aida Martina Pascucci, L’apparente negligenza. Brandelli di ottobre , Delta 3 Edizioni, 2025

di Michele Vespasiano

Aida Martina Pascucci (Ariano Irpino, 1991) esordisce nella poesia con una raccolta di trenta testi brevi che nascono dal «bisogno di evadere dalla quotidianità» e, come dichiara lei stessa, si pongono una missione precisa: catturare l’attenzione delle generazioni digitali per trasmettere loro l’amore per la scrittura.

Il titolo “L’apparente negligenza” è dichiaratamente programmatico. I “brandelli di ottobre” sono frammenti che solo in superficie sembrano casuali, ma in realtà formano un insieme organico e denso, capace di difendere le fragilità della realtà con una svogliatezza solo apparente.

L’intera silloge è in verso libero, con versi brevi e strofe irregolari che contribuiscono a creare un ritmo colloquiale, quasi parlato, imitando il fluire del pensiero autunnale e notturno. Nello scorrere dei versi si ritrova una musicalità morbida e cullante, amplificata da discrete assonanze (ubriacano/raziocinio, tulipano/porporino in “Le sue mani gentili”) che sostituiscono le rime.

Le scelte lessicali, poi, sono raffinate e bilanciate, con termini letterari come «querimonie», «vagheggiare», «lancinanti» che si alternano a vocaboli quotidiani («caffè bollente», «smartphone», «influencer»). Il risultato che producono è una lingua poetica smart, ideale per il pubblico giovane a cui l’autrice si rivolge. Anche il tessuto figurativo è fluente e suggestivo, mai arzigogolato o barocco, anche quando abbondano le personificazioni (la luna che “parla”, l’autunno che “esprime” saggezza) che accompagnano delicate visioni liriche.

In “Qualcuno lo sa dove si trova la felicità?”, poesia che ritengo sia il cuore pulsante della raccolta, Pascucci elenca gioie minime e quotidiane, che con un piacevole gioco di metafore colloca l’armonia dell’anima nella tazzina di caffè, nel vento che scuote un albero, tra due bambine gemelle con abitini color magenta. Nella poesia conclusiva “Le sue mani gentili”, invece, le mani dell’amata diventano «il mio universo», «brunello di Montalcino», «chiarore di un’ametista». Interessanti sono anche i campi semantici che, di poesia in poesia, intrecciano natura e stagioni (autunno, foglie, tramonti, salsedine) – chiari simboli di caducità e cambiamento dolce – con emozioni intimiste (solitudine, malinconia, tenerezza) tutte appartenenti alla giovane poetessa irpina.

Nella silloge emerge altresì una critica sociale alla superficialità dell’era digitale (social, AI, influencer, guerra), cui la giovane autrice contrappone la ricerca di «condizioni essenziali per non perire». La poesia diventa così uno strumento potente di difesa della fragilità interiore contro l’apparente negligenza del mondo contemporaneo.

Più che un canzoniere amoroso, nella silloge edita da Delta3, vi si può ritrovare una sorta di intimo percorso di ricerca svolto per “brandelli”, che poi sono messaggi filosofici che si leggono in controluce. Da “la felicità abita le cose semplici” a “vivere non basta”, la vera saggezza è “essere saggiamente sfortunati” piuttosto che banalmente fortunati.

In conclusione, “L’apparente negligenza” è un libro delicato e potente: trentasei pagine di versi essenziali che compongono un tessuto compatto. La forma libera, il lessico accessibile e la profondità filosofica lo rendono perfetto per la missione dichiarata dalla poetessa frigentina: riconquistare i nativi digitali all’amore per la parola scritta.

Questo di Aida Martina Pascucci non è un esordio fragoroso, ma un tenero e al tempo stesso potente sussurro autunnale che difende la fragilità della realtà con una negligenza solo apparente. Insomma, un piccolo gioiello che merita di essere letto lentamente, come si assapora un tramonto di ottobre, sorseggiando, semmai, un calice di Taurasi.

 

 

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2 commenti

  1. L’animo profondo e gentile della poetessa trova adito di esprimersi tra le righe poetiche e linguistiche, invitando le generazioni digitali al ritorno stilistico ed autentico della scrittura, del loro pensiero critico ahimè confuso e distorto dalla passività multimediale.
    L attenzione e l originalità della poetessa siano un input di un nuovo scenario, dedito al dolce e vero stil autentico e personale e alla conoscenza ecosistemica attraverso la preziosità del libro.
    Ad maiora semper Aida Martina Pascucci.

  2. La sensibilità e la profondità d animo della poetessa trovano adito d espressione tra le righe di una silloge che s innesca in più tematiche. Le sue poesie risuonano nel lettore come incisive e potenti.
    La negligenza apparente si diffonde a macchia d olio tra le nuove generazioni, conquistate e “s-travolte ” dall’ iper-stimolazione digitale. Il pensiero critico ed autentico rapito dai dedali virtuali, s invita a convogliarlo nell attenzione e nell espressione linguistica e comunicativa con un tratto grafico, musicale e poetico in un libro…una preziosità universale.
    Ad maiora semper Aida Martina Pascucci

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