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Il 25 aprile a Montefusco, eredità da coltivare in difesa della democrazia

di Rosa Bianco

Il 25 aprile non è una ricorrenza da commemorare, ma un’eredità da coltivare con coraggio e consapevolezza. Ieri pomeriggio, a Montefusco, nel suggestivo scenario di Palazzo Giordano, si è svolto il convegno “Il 25 Aprile rivolto ai giovani – Custodi della Memoria e della Resistenza”, promosso dal Comune e dal Forum dei Giovani. Un incontro che ha unito generazioni diverse nel nome dell’antifascismo e della libertà.

Non è stato un semplice evento istituzionale. È stato un gesto politico nel senso più alto: un atto collettivo di riappropriazione della memoria come strumento di costruzione del presente. La lettura, da parte dei ragazzi del Forum, delle lettere scritte dai giovani condannati a morte dal fascismo, ha toccato il cuore di tutti. È lì, nella voce tremante ma determinata di chi oggi ha vent’anni, che si è sentito vibrare il senso profondo della Resistenza: la scelta di dire “no” anche quando è difficile, anche quando costa tutto.

La partecipazione e l’interesse autentico del folto pubblico e l’alto livello degli interventi hanno dimostrato quanto la democrazia sia viva quando si nutre di memoria, cultura, confronto.

Nel suo accorato intervento lo storico Annibale Cogliano ha riportato al centro del dibattito una verità spesso rimossa: l’antifascismo non è uno slogan, né un feticcio della sinistra, ma un progetto incompiuto che richiede ogni giorno impegno concreto, politico e culturale. Con lucidità e amarezza, Cogliano ha denunciato come, negli ultimi trent’anni, il legame tra libertà e uguaglianza si sia progressivamente logorato. Senza lavoro, reddito, giustizia sociale e coesione territoriale, la democrazia si svuota, diventando una forma senza sostanza.

L’analisi si è allargata alle trasformazioni degli anni ’70 e ’80, quando la modernizzazione selvaggia, la globalizzazione e la fine dello Stato sociale hanno fatto saltare l’equazione tra sviluppo e democrazia. Lo Stato nazionale, frammentato e impoverito, ha lasciato spazio a disuguaglianze crescenti, e la perdita del “valore comune” della Costituzione – nata dalla Resistenza – ha coinciso con un generale smarrimento della memoria storica.

Il professore ha denunciato anche l’oblio sistematico di vicende locali come i campi d’internamento di Mercogliano e le deportazioni politiche, ricordando che la nostra provincia fu teatro – e non solo spettatrice – di repressione e ingiustizia. Una memoria cancellata o ignorata, che si riflette oggi nella crisi educativa e civile: “i ragazzi non sanno scrivere, non sanno pensare”, ha detto con amarezza, sottolineando il fallimento del sistema scolastico ridotto a mero ingranaggio produttivo.

Il filosofo Luigi Anzalone ha offerto una riflessione profonda e provocatoria sul senso dell’antifascismo oggi. A partire da una domanda cruciale – che cos’è il fascismo, e perché è nato proprio in Italia? – Anzalone ci ha condotti in un viaggio tra storia, psicologia collettiva e filosofia, ricordandoci che il fascismo non è solo un regime politico, ma una pulsione che alberga nell’animo umano, un “animale profondo” che si risveglia nei momenti di crisi e solitudine.

Con riferimenti che hanno spaziato da Freud a Kant, passando per Gobetti, Croce e Platone, il professore ha delineato l’antifascismo non come una semplice appartenenza ideologica, ma come cultura della vita, della ragione e della solidarietà. È il “noi” contro l’egoismo dell’“io”, è costruzione di una polis fondata sull’amore, sull’ascolto e sulla responsabilità verso l’altro. È la consapevolezza – scomoda ma necessaria – che anche noi siamo fatti dello stesso “legno storto” di cui è fatto il fascista, ma che possiamo scegliere di volgerci verso il bene comune.

L’antifascismo, ha sottolineato Anzalone, nasce dalla memoria viva delle sue vittime – Matteotti, Gramsci, i confinati, i partigiani – e dalla coscienza che la libertà è indivisibile: se viene minacciata anche per uno solo, è in pericolo per tutti. In questo senso, il 25 aprile non è una data del passato, ma una chiamata continua alla costruzione di una società giusta, solidale e democratica. E oggi, mentre si riaffacciano nel mondo vecchie forme autoritarie sotto nuove vesti, il compito dell’antifascismo è più attuale che mai.

Erminio Fonzo dell’ ANPI Benevento ha sottolineato l’importanza della memoria storica come strumento di consapevolezza civica e di difesa dei valori democratici, mettendo in luce l’impegno delle associazioni partigiane e delle istituzioni locali nel mantenere viva la testimonianza della lotta di liberazione,

Con parole dense di memoria e impegno, Daniela Esposito dell’ANPI CGIL, sezione R. Lieto, ha ricordato il coraggio delle donne nella Resistenza, staffette e organizzatrici essenziali nella lotta per la libertà. Ha ripercorso il passo storico delle 21 donne della Costituente e il lungo cammino dell’emancipazione femminile, dal riconoscimento dei diritti alla loro concreta attuazione nella vita democratica.

Oggi, quell’eredità ci chiama all’azione: – Nei referendum di giugno, votiamo 5 Sì per il lavoro, le tutele, i diritti e i valori della nostra Costituzione antifascista.

Il consigliere Arturo Bonito aha concluso il Convegno  con forza e chiarezza: ancora Resistenza, ancora memoria viva. In un tempo in cui la storia rischia di scolorirsi sotto il peso dell’indifferenza, le sue parole hanno rinnovato il valore dell’impegno civile. Quindi l’annuncio dell’impegno dell’amministrazione di intitolare una piazza alla Resistenza

La grande partecipazione dei giovani a Palazzo Giordano hanno testimoniato una sete autentica di cultura, un desiderio di comprendere e di costruire. È in questi momenti, carichi di significato e di passione, che si intravede un futuro diverso, più consapevole. Viva il 25 Aprile, viva la Resistenza, viva l’Antifascismo: non slogan vuoti, ma semi di speranza.

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