Mercoledì, 13 Maggio 2026
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di Franco Festa

Un unico respiro sporco si diffonde, a partire dal livello locale, a quello nazionale, a quello internazionale: un rantolo minaccioso fondato sull’arroganza, sul populismo esasperato, sulla cancellazione della partecipazione democratica, sul predominio di chi è più forte. Sembrano finiti i tempi delle speranze di un avvenire di pace e di progresso civile, di un futuro in cui contino le competenze, la cultura, la tolleranza. Facile, in giorni come questi, essere presi dallo scoramento, dalla tentazione di tirare i remi in barca, di darla per vinta a chi grida più forte, a chi si agita senza ritegno, a chi fa dell’illegalità la sua bandiera: e qui gli esempi non mancano, a partire dal luogo in cui viviamo. Eppure, proprio in momenti come questi, tornano alla mente parole che spesso hanno risuonato nella nostra mente, nelle varie fasi difficili vissute. “Anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio”. Sono le parole di un grande italiano, Antonio Gramsci, ma non ci meraviglieremmo se fossero attribuite a personaggi della stessa grandezza, della stessa dirittura morale, come Guido Dorso, o come Aldo Moro. Non è un messaggio di sterile speranza, no. Sono parole fondate sull’agire, sull’impegno personale, sulla resistenza quotidiana. Per fortuna tanti, intorno a noi, si comportano in questo modo, senza fare rumore, senza seguire la corrente di idiozia che tracima dappertutto. Tanti in città, tanti in provincia. Non parliamo di nomi conosciuti, che pure ci sono, tra gli intellettuali, tra chi fa informazione, tra chi svolge con dignità la sua professione. Parliamo di quelli, a tutti sconosciuti, che nei luoghi di lavoro, le scuole, gli uffici, le fabbriche, gli ospedali, il settore dei servizi, ogni giorno, senza partecipare al baccano, senza prendere posto al codazzo dei servi e dei profittatori, danno una mano, con il loro impegno anche piccolo,  ma svolto con virtù e onestà, per fare andare avanti la baracca. Dovunque, al centro come in periferia. Pensateci. Chi si illude di aver vinto lo ha fatto su una parte assolutamente minoritaria dei votanti, anche chi ha perso non è riuscito davvero ad arrivare al cuore pulito e onesto di Avellino. Lo sappia chi fa rumore, chi si illude di rappresentare tutti: rappresenta solo se stesso, la sua smodata ambizione. L’impegno di chi fa politica sul serio dovrebbe essere quello di arrivare lì, a quel punto dolente, silenzioso e onesto, a quella ormai maggioranza dei cittadini che alla gazzarra non partecipa, perché ha capito di che si tratta, ma sa pure che non ha voce, e che chi sta sulla scena neppure desidera che ce l’abbia. A questi nodi drammatici  non si sfugge urlando e muovendo i propri soldatini come marionette, o mettendosi sul mercato come una donnaccia. Si sfugge solo se, appunto, ci si rimette tranquillamente all’opera, sul terreno civile e politico, ricominciando dall’inizio.

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