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Il Battito: una foto e le possibili verità

di Franco Festa

Ci sono tutti. Accosciati, in piedi, con le mani sul tavolo, sulle spalle del vicino. Tutti sorridenti, entusiasti, commossi. Un enorme semicerchio di amministratori, sindaci, assessori, consiglieri, tutti irpini. In prima fila, ben visibili, Luca Cipriano, Enza Ambrosone e compagnia, il meglio della politica cittadina, i cosiddetti oppositori di Nargi e di Festa. Al centro, trionfanti, loro: Vincenzo De Luca e, trattenuto a terra dai pesi per impedirgli di volare per la gioia, Maurizio Petracca. Vi risparmiamo la retorica della celebrazione, l’elenco delle questioni sul tappeto, le solite chiacchiere sulle sfide che attendono i nostri territori e le nostre comunità in tema di sviluppo e di crescita. Musica per tutte le stagioni, elenchi farlocchi per chi ancora crede a queste favole. La foto ha, naturalmente, due livelli interpretativi. Il primo dice, con chiarezza straordinaria, una sola cosa: siamo qui, agli ordini, pronti alla guerra elettorale per il nostro capo, il presidente De Luca, ai comandi del suo generale sul territorio, Maurizio Petracca. Se è così, cosa volete che conti che tra i soldati della foto ci sia anche chi fino a ieri ha finto sdegno e disprezzo sui metodi deluchiani? Cosa volete che valgano i zoppicanti tentativi di rivolta delle estreme periferie rispetto al fiume di denaro che il potere centrale può garantire ai territori? Nulla, zero. Quella foto, in questa ottica, è la plastica prova dei mali profondi della nostra Irpinia: una classe di amministratori pronti a tutto per non perdere il potere, e i notabili al centro, che sono gli epigoni estremi dei leaders che hanno governato l’Irpinia. Il presidente De Luca, di tutto questo, è l’emblema più terribile, perché ha lucida consapevolezza di ciò che il comando può assicurare. E Petracca è il suo ruvido “feudatario” sull’Irpinia, a cui è richiesto solo di garantire potere. C’è , naturalmente, un’altra chiave di lettura, più concreta. Saltata la mediazione dei partiti, lasciati soli sul territorio, gli amministratori locali non possono fare altro, per la loro comunità, che prendere atto dei rapporti di forza esistenti e adeguarsi ad essi. Il nodo, cioè, è la crisi della politica, al di là delle affermazioni di principio contro De Luca e i suoi notabili, che di quella crisi sono l’effetto, non la causa. O si ricostruisce un nuovo livello di far politica, che produce nuove classi dirigenti e rimette in gioco i cittadini come reali protagonisti, o restano solo le petizioni moralistiche, che servono al massimo a consolare chi le pronuncia. Un campionato a parte, infine, lo giocano i consiglieri deluchiani al Comune di Avellino, che da un lato fanno continue lezione di morale e proclamano l’opposizione più dura alla Nargi e a Festa, proprio mentre il loro gran capo tratta per inquadrare i due sindaci nel grande calderone deluchiano. Qui però siamo alla giostra a pedale, è un altro campo.

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