di Virgilio Iandiorio
Più di quarant’anni fa l’attenzione alla fede e alle sue manifestazioni nelle forme delle feste religiose nei nostri paesi si tradusse in un elegante volume intitolato Fede e Folklore in Irpinia, edito da Di Mauro di Cava dei Tirreni nel 1979. Gli autori erano Pasquale Grasso, non più tra noi da diversi anni, instancabile animatore del dibattito politico nella nostra provincia sia con la carta stampata, direttore del settimanale Tribuna dell’Irpinia, sia della televisione Telemostra fondata nel 1982 , e Pompeo Russoniello, scomparso pochi anni fa, che ha coltivato la ricerca storica, in particolare quella religiosa, con impegno costante e scrupoloso.
“Mentre nel passato –scrive Benedetto XVI nel Motu Proprio dell’11 ottobre 2012 per l’anno della fede- era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone”. Perciò il volume di Pasquale Grasso e Pompeo Russoniello ci fa riscoprire come eravamo nei decenni passati, ma soprattutto come siamo cambiati oggi.
Il folklore, come fatto culturale, è un fattore unificante quale può essere la nazionalità, l’appartenenza regionale o etnica, la religione, l’occupazione, ecc. In questo senso si può affermare che ogni paese piccolo o grande che sia possiede sue tradizioni speciali e uniche: si pensi ai nomi propri di persona e di luoghi, alle leggende, ai termini dialettali e alle specialità culinarie. In Fede e Folklore il fattore unificante è la religione. “Fede e Folklore –scrivono gli autori nella premessa- due componenti che hanno costantemente inciso sulle abitudini e sui comportamenti della società meridionale, condizionandone e spesso determinandone la storia, specialmente nelle fasi di transizioni da un tipo ad un altro di religione”.
Il volume di Pasquale Grasso e Pompeo Russoniello è un “fotolibro”, vuole cioè documentare “accettabilmente i modi in cui, verso la fine degli anni settanta, la gente irpina ha onorato certe tradizioni; intende offrire una galleria di immagini per un inventario del reale e dell’esistente: un volume di facile consultazione…”.
E così immagini e notizie storiografiche ci documentano “Il pane miracoloso” di Castelvetere sul Calore; “le Maggiaiole” di Sant’Andrea di Conza; “la sfilata delle congreghe” di Montella; “I cavalieri di Sant’Anna” di S. Mango sul Calore; “i battenti di Santa Filomena” di Mugnano del Cardinale; “la festa dell’Assunta” di Avellino; “una Madonna per quattro paesi” di Anzano; “il giglio di San Rocco” di Flumeri; “i battenti di San Pellegrino” di Altavilla Irpina; “il carro” di Mirabella Eclano; “la benedizione delle sementi” di Materdomini; “il majo sparato” di Baiano; “le tavolate” di Lapio; “tutti nella Passione” di Cesinali; “l’acqua di San Silvestro” di Sant’Angelo a Scala; “la benedizione dei quadrupedi” di Montoro Superiore; “il volo degli angeli” di Prata Principato Ultra; per finire a forme di “folklorismo” (consapevole manipolazione del materiale folklorico a scopi turistici) come “la sagra del cicatiello” di Montecalvo Irpino.
Gli autori sottolineano come “Le preferenze accordate alle manifestazioni itineranti ubbidiscono, chiaramente, al deliberato proposito di evidenziare qualche effetto scenico, come quello quasi biblico di intere comunità in cammino sin dalle prime ore dell’alba, dirette a comuni traguardi di approdo”. Non a caso il volume si chiude con le immagini del Santuario di Montevergine, da secoli punto di riferimento dell’Irpinia cristiana.


