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I tribuni della plebe furono istituiti nella Roma repubblicana per difendere le classi popolari dal dominio esclusivo del patriziato che esprimeva il Senato, i consoli e tutte le  magistrature minori. Secondo Tacito i romani persero la libertà quando tutti i poteri furono assommati nella figura di Augusto, il “princeps”, che raccolse nelle sue mani uno Stato stremato da due guerre civili; ma prima era anche accaduto che per esercitare il tribunato della plebe, che aveva un potere di interdizione nei confronti delle altre cariche, alcuni patrizi si erano fatti adottare da famiglie plebee. Cicerone fu tra le illustri vittime di questo trucco, e pagò con l’esilio la sua opposizione a Clodio,  aristocratico amico di Catilina, divenuto tribuno appunto per adozione.

Naturalmente la storia non si ripete, eppure qualcosa insegna. E allora, che cosa dobbiamo pensare trovandoci di fronte ad un esponente dell’establishment (l’equivalente del patriziato romano) che ancor prima di insediarsi a palazzo Chigi si proclama “avvocato del popolo”? Secondo il costituzionalista Enzo Cheli, già vicepresidente della Consulta, quella del prof. Giuseppe Conte è stata solo una “battuta a effetto” priva di conseguenze; eppure questo rivolgersi direttamente al popolo, che peraltro si è appena espresso col voto, suscita qualche perplessità, anche perché nell’attesa della formazione del governo grillo-leghista, l’ipotesi di un ritorno immediato alle urne viene avanzata come una intimidazione se non una vera e propria minaccia anche da Matteo Salvini che proclama: “O si cambia l’Italia o si vota”.

Appare evidente insomma, da una parte e dall’altra, la tentazione di utilizzare un facile consenso d’immagine per forzare la mano a chi ostacolerebbe l’avvio del “governo del cambiamento”  in nome delle prerogative costituzionali del Capo dello Stato, o forse anche per tenere aperta un’uscita di sicurezza nel caso in cui il “cambiamento” tardasse a manifestarsi. E’ probabile che simili eccessi, per ora solo verbali, si attenuino non appena il nuovo esecutivo sarà entrato in carica, ma intanto accompagnano la complessa trattativa aperta dopo il conferimento dell’incarico. E lo scenario inquietante di nuove elezioni resta sempre sullo sfondo. A questa prospettiva possono essere ascritte anche le prime mosse dell’incaricato, che ha voluto incontrare le associazioni dei risparmiatori truffati dalle banche (in parte già rimborsati da un apposito fondo di tutela dei depositi di cui a suo tempo fu presidente anche Paolo Savona), ed ha annunciato che tra i primi provvedimenti che intende varare ci sarà il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle.

Ma chi, tra i due soci dell’alleanza di governo, potrebbe essere in questo momento il più interessato ad un ravvicinato showdown elettorale? Il primo indiziato è certamente Matteo Salvini, e non solo perché ne parla apertamente, ma anche perché in tutte le elezioni, per quanto locali e parziali, successive al 4 marzo, è stato sempre premiato, mentre i grillini hanno lasciato sul terreno una parte significativa dei voti raccolti, negli stessi territori, alle politiche. Dunque, la Lega potrebbe essere tentata di cavalcare l’onda di un successo crescente, mentre Luigi Di Maio preferisce coltivare l’immagine di un capo politico responsabile e “istituzionale”. Fino ad un certo punto, però, perché la posizione di guida del Governo potrebbe rivelarsi quanto mai utile ai fini della ricerca di un consenso facile, coltivato più con effetti annuncio che grazie a risultati ottenuti sul campo. L’immediato affiancamento dello staff della comunicazione della Casaleggio all’inesperto presidente incaricato (vedasi lo scivolone del curriculum) dimostra che anche per i Cinque Stelle nuove elezioni anticipate restano una ipotesi da tenere sempre in caldo. Anche perché, eliminata dal terreno di gioco la soluzione di governo “neutrale” ipotizzata a suo tempo da Mattarella, a portarci al voto in autunno o nella prossima primavera, sarebbe il dimissionario Conte, magari con Salvini al ministero dell’Interno.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud

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