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Il “Lampione della Cantonata”: il progetto avellinese sulla giustizia riparativa e supporto alle vittime

Il centro è curato da Giuseppe Centomani, responsabile tecnico del progetto, Carlo Mele, Garante della Provincia di Avellino e Giovanna Perna, avvocato e coordinatore del Centro.

Un ponte tra vittime e colpevoli di reato attraverso percorsi che favoriscono la risoluzione di conflitti, il dialogo e la ricerca di forme di riparazione. Il Lampione della Cantonata è un Centro per la Mediazione dei Conflitti e aiuto alle Vittime attivato con la collaborazione della Provincia di Avellino, la CARITAS e l’Ufficio del Garante Provinciale per le Persone Private della Libertà.

Attuato in via sperimentale nel distretto irpino, già da novembre 2022, prende spunto da esperienze maturate in altri contesti nazionali con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità sui temi della cultura restorativa, ossia di un modello di relazione fondato sull’apertura, l’attenzione all’Altro, la solidarietà, la partecipazione e la percezione dell’Altro come possibile risorsa e non come minaccia. Dal conflitto al dialogo, lavorando nella direzione di un ben-Essere reciproco e acquisendo competenze per contribuire al benessere collettivo. Così, i detenuti nelle carceri del distretto irpino si raccontano e si confrontano con gli studenti e i cittadini nell’ambito del progetto promosso dall’associazione Lampione della Cantonata, perché la scuola ha un compito importante nella costruzione dell’identità dei singoli e assume un ruolo ancora più significativo laddove è necessario individuare i bisogni di tutti gli attori della scena scolastica.

Il centro è curato da Giuseppe Centomani, responsabile tecnico del progetto, Carlo Mele, Garante della Provincia di Avellino e Giovanna Perna, avvocato e coordinatore del Centro.

 “Le persone non sono il reato che hanno commesso ma possono cambiare nonostante il carcere. Non grazie al carcere ma grazie al fatto che possono confrontarsi con gli operatori che li sensibilizzano al discorso della responsabilità, della presa di coscienza del disvalore sociale sull’attività che hanno svolto nel passato e si rendono conto che esistono tutta una serie di vittime a cui loro possono in qualche modo risarcire il male fatto”– afferma Giuseppe Centomani, già direttore del Centro di Giustizia Minorile della Campania che per quarant’anni ha seguito l’evoluzione di fenomeni di devianza giovanile –. Cerchiamo di far capire ai ragazzi e all’opinione pubblica che queste persone erano diverse quando facevano delle scelte sbagliate. Oggi, attraverso il percorso di giustizia riparativa, hanno un altro modo di vedere la vita e anche un altro modo di progettare il proprio futuro”.

Estranea a logiche meramente sanzionatorie, la Giustizia Riparativa supera la logica della punizione e dell’esclusione, per aprirsi alla dimensione del risanamento della sofferenza e della riparazione degli effetti negativi implicati dall’evento criminoso. “Crediamo molto in questo modello e insieme a tutte le Istituzioni e Associazioni che hanno sottoscritto questo protocollo collaboreremo per la buona riuscita del progetto, il cui scopo è quello di creare un percorso di riconciliazione tra vittima e autore del reato”, precisa Centomani.

La ricchezza e la natura fortemente empatica dell’esperienza fatta in questi contesti ha spinto Giovanna Perna e Giuseppe Centomani a rendere visibile all’esterno quanto di sorprendente stava emergendo dall’esperienza negli Istituti Irpini. È emersa, così, l’idea di realizzare un docufilm dal titolo Un altro modo è possibile, capace di rappresentare il cambiamento che, nonostante la restrizione della libertà e grazie alla formazione riparativa, è avvenuto negli ospiti di queste realtà istituzionali. Il progetto è già stato formalizzato e presentato alla CARITAS di Avellino, che ha assicurato il suo pieno appoggio, ed è alla ricerca di necessari e ulteriori contributi.

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