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Il paradosso dei P.U.C. alla deriva: perché l’art. 18 della L.R.n.2/2026 è un bluff giuridico

La parabola della pianificazione urbanistica in Campania somiglia sempre più a un gioco di prestigio normativo, dove si firmano cambiali in bianco per coprire i ritardi dei Comuni. L’ultimo “capolavoro” è l’art. 18 della Legge Regionale di Stabilità n. 2/2026, che ha concesso l’ennesima proroga per l’adozione e l’approvazione dei Piani Urbanistici Comunali (PUC), spostando i termini finali al 2027. Ma, per i procedimenti già in corso con la vecchia disciplina, questa norma non è una boccata d’ossigeno: è un mostro giuridico inapplicabile, un vero e proprio bluff. Per capire il pasticcio bisogna ristabilire l’ordine cronologico dei fatti, quello che la Regione finge di dimenticare. Il 9 ottobre 2025, con la pubblicazione sul BURC del Regolamento di attuazione n. 3/2025, è diventata pienamente operativa la grande riforma del Governo del Territorio (L.R. 5/2024), nata per azzerare il consumo di suolo e tutelare l’ambiente. L’ultimo treno utile per i Comuni che volevano approvare il PUC con la vecchia normativa previgente (L.R. 16/2004) era stato fissato dalla precedente L.R. n. 13/2025. Quella legge dettava un binario preciso: adozione entro il 31 dicembre 2025 e approvazione definitiva entro il 30 giugno 2026. Con l’entrata in vigore del Regolamento n. 3/2025 la partita si è chiusa definitivamente: chi era dentro era dentro, chi era fuori era fuori. L’art. 18 della successiva L.R. 2/2026 può legittimamente dettare scadenze solo per i nuovi piani da redigere ex novo. Non ha alcun potere di riaprire i termini retroattivamente per le vecchie pratiche, i cui destini erano già sigillati e scaduti. Cosa accade allora sul territorio? Prendiamo un caso scuola dell’Irpinia: il Comune di Forino. Con la delibera di giunta n. 100 del 30 giugno 2023, il Comune adotta il suo PUC. Per la legge 16/2004, le norme di salvaguardia decadono tassativamente dopo 12 mesi. Significa che il 1° luglio 2024 quelle tutele sono evaporate. In quel preciso istante, si è aperto un vuoto in cui è risorto il vecchio e superato PRG degli anni ’90. Da allora, e fino a oggi, gli uffici tecnici continuano a rilasciare permessi di costruire basandosi su standard vecchi di trent’anni, in totale spregio della riforma 5/2024 già vigente. Un “morto che cammina” urbanistico, tenuto in vita artificialmente dalla pigrizia amministrativa. La Regione Campania, invece di avviare le procedure di commissariamento, che per i Regolamenti n. 5/2011 e n. 3/2025 richiedono una formale e preventiva diffida ai Sindacaci inadempienti, preferisce inventare leggi su leggi per sanare l’illegalità. Ma il trabocchetto è dietro l’angolo. I PUC approvati dopo la scadenza della L.R. 13/2025, arrampicandosi sulla finta proroga dell’art. 18 della legge 2/2026, nascerebbero con un vizio di legittimità costituzionale insanabile. Qualsiasi cittadino, comitato o associazione ambientalista potrebbe impugnarli davanti al TAR per violazione della norma sovraordinata (L.R. 5/2024) e l’effetto per i Comuni irpini sarebbe devastante: anni di lavoro e soldi pubblici buttati, contratti ed edificabilità cancellati di colpo e il territorio condannato a restare ostaggio di vecchi piani regolatori obsoleti. È possibile che tra schiere di avvocati, pianificatori ed esperti del settore nessuno veda questo cortocircuito? Continuare a galleggiare nel limbo delle proroghe non è più tollerabile. I Comuni abbiano il coraggio di applicare la riforma del Governo del Territorio, prima che siano i tribunali a presentare il conto finale.

Gerardo Masaniello (Urbanista-Pianificatore del territorio)

 

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