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La data è stata fissata: il congresso del Partito democratico si terrà il prossimo 3 marzo. E’ l’unico dato certo in un mare di incertezze. Il partito più grande all’opposizione appare smarrito e non ancora in grado di costruire un’alternati – va al governo gialloverde di Salvini e Di Maio. La nuova leadership potrebbe avere il volto del governatore del Lazio Zingaretti in vantaggio nei sondaggi sugli altri candidati ma sul partito si allunga l’ombra di Renzi e tutti i dirigenti ancora non fanno i conti sulle cause di una sconfitta pesantissima a distanza di otto mesi dalle politiche del 4 marzo.

Una collocazione all’opposizione di un governo nato non dalle urne ma in Parlamento tra due forze molto diverse che hanno messo insieme un’Italia scossa da paura, inquietudine e rancore come l’ha definita il Censis. Salvini e Di Maio inoltre non mostrano alcuna preoccupazione per un PD all’opposizione. Non è mai citato nelle loro pur innumerevoli dichiarazioni. I loro avversari sono altrove. I commissari europei, una parte della Chiesa che non condivide le politiche sui migranti, il Presidente della Camera Fico che pure fa parte a pieno titolo della maggioranza ma che spesso prende posizioni contrarie a quella del governo. In questa apparente indifferenza si muove dunque il PD alla ricerca di una identità perduta, di un percorso nuovo da compiere. La traversata del deserto è ancora lunga da compiere. Contro questo governo che mette insieme “quelli del vaffa” e “quelli della ruspa” le voci che si sentono sono come è accaduto anche in passato di personalità estranee ai palazzi ma appassionati di politica.

Contro Renzi ad esempio si mosse un largo fronte anti referendario sulla Costituzione e contro le politiche del lavoro. Contro la DC andando indietro nel tempo intellettuali come Pasolini o Sciascia e contro Berlusconi la voce dei cosidetti girotondi animati da uomini di cultura come il regista Nanni Moretti che proprio in questi giorni è tornato con il suo nuovo film sul golpe in Cile del 1973. Appena Salvini è diventato ministro ho capito perché l’ho girato ha detto nel giorno della presentazione.

Moretti vede un’analogia tra due paesi Cile ed Italia che coltivano due memorie opposte. Nel paese sudamericano l’undici settembre anniversario del golpe la gente mette la bandiera sul balcone per celebrarlo. In Italia si faceva così fino a 25 anni fa per ricordare la Resistenza al fascismo. Questa memoria si è persa negli anni di Berlusconi, da allora non c’è’ più un patrimonio di valori condivisi tra progressisti e conservatori e così trionfa l’irresponsabilità, nessuno si prende la responsabilità di ciò che si dice e ciò che si fa e inoltre c’è al potere una classe dirigente di incompetenti che però è stata teorizzata per anni.

Fare politica è invece un mestiere ed è anche un mestiere difficile. E l’arroganza ignorante di oggi nasce – secondo Moretti – dal ruolo svolto dal web. C’è nella rete un odio per la competenza, per il sapere, per cui tutto è casta, tutto è èlite da abbattere. Il PD è insomma ad un bivio della sua breve storia. Per risalire non serve solo cambiare la guida ma invertire la rotta scellerata di questi anni. Si è inseguito prima Berlusconi e l’opinione pubblica sceglie sempre l’originale mai la copia e poi si sono inseguiti i cinque stelle scimmiottando una politica sui social con dirette facebook e con un’arroganza molto simile a quella dei grillini. E allora per dirla con Moretti i capricci e i bisticci tra i capi corrente non interessano. Bisogna tornare a parlare come hanno fatto Moro e Berlinguer tra le persone, delle persone e con le persone.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud

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