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di Gianpaolo Palumbo

Lo scrittore italiano Giuseppe Parini nella seconda metà del 1.700 nella sua notissima opera “Il giorno” ci descrisse con una grande abbondanza di particolari “Il risveglio del giovin signore”, nel quale ci raccontava di come sia complicato il risveglio mattutino di un nobile. La sua reale intenzione era quella di evidenziare al massimo la vacuità dell’esistenza del giovane protagonista. Oggi per risveglio, in genere, si intende il ritorno alla sensibilità dopo aver dormito ed è sempre un qualcosa di positivo, di utile al nostro organismo. Esistono i risvegli dopo un coma, dopo una anestesia e tanti altri. Proprio nel campo della medicina uno dei “risvegli” più importanti è quello legato alla funzionalità tiroidea. Molti hanno sempre avuto in una comitiva un amico che mangia più degli altri ed è più magro degli altri, anzi difficilmente ingrassa perché possiede un organismo che trasforma velocemente il cibo in energia. Purtroppo non sempre è così, anzi è molto diffusa la difficoltà a mantenersi in forma. Per questo tipo di problematica viene chiamato in causa il cattivo funzionamento di un organo: la tiroide appunto; quella piccola ghiandola a forma di farfalla che è posizionata alla base del collo e che rappresenta il vero e proprio motore del nostro metabolismo. Sotto stress rallenta il suo lavoro e come primo avvertimento fa registrare un aumento di peso corporeo.
Se la sua pigrizia aumenta allora bisogna darsi da fare per attivarla mettendola in linea con il resto del nostro organismo. L’aiuto maggiore contro la sua pigrizia ci viene dalla dieta, o meglio, solo da quei cibi che stimolano la produzione di iodio, ferro, selenio e zinco. Nel contempo i nutrizionisti ci consigliano, a tal riguardo, di ridurre i latticini, la soia e le rape.
Quindi per evitare la pigrizia della nostra “farfalla” bisogna mangiare pesci del tipo alici, sarde, merluzzo, ostriche e gamberi, oltre al salmone selvaggio, cozze e vongole. Il selenio, altro elemento importante ci viene “offerto” dalle noci brasiliane. Ne bastano due al giorno per permettere alla tiroide di essere all’altezza del compito al quale è demandata. Altri supporti ci vengono forniti dalle mandorle e dal loro latte che contengono il famoso aminoacido tirosina che la tiroide trasforma in tiroxina.
Contro la “lentezza” tiroidea sono indicate anche le banane e l’avocado, oltre alle alghe da usare due/tre volte a settimane perché considerate il vero e proprio “deposito” di iodio.
Come sempre accade nel nostro organismo ci sono cibi che sono utilissimi per tante cose e non utilizzabili per altre. Infatti i cibi “ nemici” del metabolismo della ghiandola sono i cavoli, le verze, le rape ed i broccoli, oltre al rafano con la mostarda e la senape, al ravanello ed alla rucola. Queste verdure contengono gli isotiocianati che, da un lato, ostacolo l’assorbimento dello iodio da parte della tiroide, mentre dall’altro sono utili contro il cancro essendo antiossidanti, immunomodulatori ed antinfiammatori come, il noto sulfarafano.
A volte ci troviamo di fronte ad atleti che seguono un’alimentazione veramente sana unita ad un esercizio fisico molto controllato eppure, a volte, riscontriamo un ritardo del metabolismo perché la tiroide non funziona bene. Quasi sempre i problemi sono legati all’ipotiroidismo e poche volte la colpa ricade sull’ipertiroidismo, che è considerato in medicina un evento raro.
Nella “pigrizia” della tiroide non vanno usati il thè verde che è ricco di fluoro per cui interferisce con i recettori del TSH a livello ghiandolare. Sono da scartare i latticini che contengono calcio, antagonista principe dello iodio e la soia che produce gli isoflavoni (Ginesteina, la Daidzeina e la Gliciteina) che riducono la sintesi degli ormoni tiroidei.

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