Si è concluso nel primo pomeriggio di oggi il processo di Primo Grado riguardante l’inchiesta della Dda contro il clan Pagnozzi per camorra, estorsioni, armi e droga: i giudici del II Collegio del Tribunale di Benevento (presidente Pezza, giudici a latere Telaro e Lignelli) hanno assolto, per non aver commesso il fatto, Fiore Clemente, che secondo l’ipotesi accusatoria era capo e finanziatore del gruppo criminale facente capo al Clan Pagnozzi ed era difeso dall’avvocato Valeria Verrusio, e Umberto Vitagliano, anch’egli ritenuto capo e promotore del Clan, difeso dagli avvocati Valeria Verrusio e Giuseppe Stellato. Assoluzione anche per Vittorio Saturnino, difeso dagli avvocati Marcello Severino e Danilo Riccio, e per Mario Razzano, difeso dagli avvocati Danilo Riccio e Osvaldo Piccoli. Per Clemente Fiore e Vitagliano Umberto, oltre all’assoluzione, è stata disposta l’immediata scarcerazione.
Tredici, invece, le condanne: 24 anni a Luigi Bisesto (avvocati Vittorio Fucci e Ettore Marcarelli) e per Nuzzo Domenico (avvocato Danilo Di Cecco); 20 anni a Raffaele Cesare (avvocati Michele De Luca e Giuseppe Annunziata); 17 anni a Pietrantonio Mango (avvocato Vittorio Fucci); 17 anni a Massimo Oropallo (avvocato Elisabetta Carfora); 16 anni a Rinaldo Clemente (avvocato Mario Cecere); 8 anni a Giovanni Coletta (avvocato Marianna Febbraio); 3 anni ad Antonietta Abenante (avvocato Carla Maruzzelli); 10 anni a Pasquale Landolfo (avvocato Mario Pasquale Fortunato); 8 anni a Pietro Luciano (avvocato Teresa Meccariello); 5 anni a Maria Antonia Lupo (avvocato Teresa Meccariello); 5 anni a Salvatore Meccariello (avvocato Teresa Meccariello); 3 anni a Roberto Rizzo (avvocato Gandolfo Geraci).
LE RICHIESTE DEL PM
Il Pm della Dda Luigi Landolfi aveva chiesto 17 condanne. In particolare: 26 anni per Fiore Clemente, 20 anni per Vitagliano Umberto, 15 anni per Abenante, 26 anni per Bisesto Luigi, 24 anni per Cesare Raffaele, 20 anni per Rinaldo Clemente, 16 anni per Coletta Giovanni, 15 anni per Landolfo pasquale, 18 anni per Luciano Petro, 15 anni per Lupo Antonio, 18 anni per Mango Pietroantonio, 15 anni per Meccariello Salvatore, 21 anni per Domenico Nuzzo e Oropallo Massimo, 15 anni per Razzano Mario, 8 anni per Rizzo Roberto, 12 anni per Saturnino Vittorio.
L’INCHIESTA DEL 2023
La vicenda giudiziaria era iniziata nell’ottobre del 2023, quando in 14 finirono in manette, accusati a vario titolo di aver organizzato e diretto un’associazione camorristica formata da più gruppi criminali locali confluiti nel clan Pagnozzi, detenzione e porto illegale di armi e materiale esplosivo, estorsioni ai danni di imprenditori, controllo delle piazze di spaccio e perfino il tentativo di inquinare le elezioni nel Comune di Moiano attraverso la presentazione di una lista elettorale “promossa” con intimidazioni ai danni dei concorrenti.
L’operazione scaturiva da un’articolata indagine avviata nel 2018, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dalla compagnia carabinieri di Montesarchio, che accertò l’egemonia del clan nella Valle Caudina, oltre a delinearne l’articolazione e individuarne i referenti nei diversi territori. I successivi approfondimenti investigativi avevano fatto emergere un sistema camorristico che attanagliava la Valle di Suessola e la Valle Caudina, in particolare i comuni di Moiano, Montesarchio, San Martino Valle Caudina, Sant’Agata de Goti, San Felice a Cancello, controllo che nel tempo ha subìto trasformazioni dovute soprattutto a defezioni e scissioni tra le varie anime del direttorio dello storico clan Pagnozzi.


