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Il senso di appartenenza e la festa dell’Assunta di Valle

Arriva da Antonio Sasso una riflessione sulle feste in Irpinia. La proponiamo di seguito

Non ho mai amato le feste anonime e, nonostante la presenza di tanta gente in piazza, la sagra ferragostana avellinese, intrigante per taluni, si è trasformata in una vicenda in cui mi sono sentito particolarmente solo. Sono problemi miei certamente e non rimprovero assolutamente nessuno se non sono stato allettato e stimolato adeguatamente. Al contrario, alla festa Patronale dell’Assunta di Valle, non mi aspettavo quasi nulla se non la manifestazione religiosa e a corredo qualche stand gastronomico e la doverosa e compìta banda musicale. Soprattutto la processione che, partita dalla Chiesa parrocchiale, attraverso vicoli stretti, balconi fioriti e arredati a festa, ha raggiunto la frazione Ponticelli. Tempi passati si dirà ma la partecipazione è stata encomiabile. Le piccole cose, a volte, rappresentano il meglio di una comunità. Il senso di appartenenza è ancora vivo e, ancorché inquinato( Sic !) dall’arrivo di tante persone dal resto della città o da altri comuni, rappresenta un elemento di forza se non un punto di partenza per un’integrazione reale. Conoscevo già il rettangolo della piazza di Ponticelli ma il fascino delle case ristrutturate e i colori caldi dell’ocra si sposano perfettamente con la flebile luce del tramonto. Forse una illuminazione meno dozzinale avrebbe reso omaggio a questo spaccato di tempo passato! Resta la fortuna di aver conservato l’assetto originario senza far ricorso al cemento selvaggio che ha deturpato tanta parte dei nostri borghi. Nelle more ho intravisto in questo sito luoghi più familiari al Nord e ho immaginato un palcoscenico con l’ingresso attraverso la grande scalinata, veramente monumentale, quella sì, che immette nel proscenio.Voli pindarici se ne fanno sempre e anch’io ho provato. Ho immaginato artisti, poeti, attori e anche ancelle ai margini della scalinata con torce che illuminano un paesaggio mitologico. Lingue di fuoco, appena mosse dal lieve soffio della fresca corrente d’aria, che disegnano sulle pareti delle case strane figure. Ho immaginato un teatro all’aperto in una periferia dalle tante potenzialità che possa garantire lo sviluppo di attività culturali, artistiche e anche laboratori legati ai tanti plessi scolastici della zona. Cittadini “doc” e non, possono fare squadra e immaginare un borgo diverso. Un bell’esempio credo l’hanno fornito un gruppo di ragazzi appena adolescenti e tanti delle elementari, che da fruitori precari dei campetti di calcio, hanno organizzato un torneo senza l’ausilio di adulti e al modico prezzo di un euro a persona. Gli spalti erano pieni di genitori e curiosi e anche l’arbitro era uno dei ragazzi più grandi. E’ stata una festa nella festa senza ingerenze di nessun tipo e questo dimostra il desiderio di sentirsi vivi e di potersi sostituire alle assenze ingiustificate. Ho conservato gelosamente le foto! Credo che questo dimostri la volontà di fruire degli spazi, purtroppo abbandonati, senza una presa d’acqua, senza un punto luce e servizi in genere misconosciuti. Spero che l’incendio del campanile possa illuminare le menti ed i cuori di chi soffre per questa città.

                                                                                                  

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