di don Gerardo Capaldo
Già dagli anni ’60 ebbe una vasta eco un libro scritto da Paulo Freire, noto giornalista e pedagogista brasiliano: “La Pedagogia degli Oppressi”. L’opera, ritenuta rivoluzionaria anche in Cile, dove l’autore era esiliato, si diffuse negli Stati Uniti e nel 1971 fu pubblicata da Mondadori anche in Italia. Tutto inutile?
“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 25-30).
Nella sacra scrittura –rilevava nel 400 d.C. San Girolamo ( Padre e Dottore della Chiesa, tradusse in latino l’intera Scrittura ebraica) –ogni parola, ogni virgola è ricca di senso. Non è facile tradurre il Vangelo nella realtà del mondo odierno e nella sua complessità senza stravolgerne il significato.
“Ognuno per sè e Dio per tutti”, un proverbio antico, ma anche molto ambiguo, che può esprimere nei casi estremi la fede nell’infinita misericordia di Dio, ma anche una religiosità primitiva, immatura come quella di un bambino, ancora tutta ripiegata su di sé, incapace di avvertire le sofferenze inaudite di tanti fratelli.
“……Dio perdona a tutti”. E tuttavia vi sono strutture di peccato, complicità enormi, connivenze estreme, corresponsabilità immense che si abbattono su milioni di vittime innocenti. Corruzione sempre più estesa, guerre devastanti, sfruttamento delle risorse a vantaggio di pochi e a danno di tutti.
Quale miracolo potrà ristorare tanti “affaticati e oppressi”? Con quali elemosine risolvere il problema? Fino a quando si vorrà escludere “il giogo dolce e il carico leggero” di Gesù?



