di don Gerardo Capaldo
Pasqua, una storia di migliaia di anni che ha indicato all’uomo un destino di vita nuova, un “passaggio” continuo dalla precarietà della materia alla grandezza di una pace e un amore infinito. Qualcosa di immenso che non è facile immaginare. E tuttavia è il fondamento di tutto il messaggio cristiano.
“Se Cristo non è risorto vana è la vostra fede” ammoniva l’apostolo Paolo nella prima Lettera ai Corinzi (15,12-20). Un evento che non si era mai verificato in tutto il mondo e sconvolse anche i discepoli, pur toccando con mano i segni di quelle piaghe profonde.
Ma a cosa è servito si chiede qualcuno. Il mondo, dopo venti secoli, è ancora lo stesso. Gli uomini si uccidono in nome di Dio, i potenti schiacciano i deboli, la croce è diventata un ornamento, i riti pasquali folklore soltanto. Ma Cristo non è morto per cambiare il mondo in un giorno.
“La croce non è un fallimento, è un seme” (Georges Bernanos – Diario di un curato di campagna). E’ il più piccolo dei semi, che è destinato a diventare un grande albero, sempre però se viene accolto in un terreno fertile. Era stato tutto previsto.
Tradimenti indotti dall’idolatria del denaro, l’amore identificato solo con la prostituzione, l’antica tentazione di essere come Dio, di non avere altro dio fuorché l’io inteso come padrone assoluto del proprio destino, la grandezza dell’animo umano confusa con la sete di potere, di rivalità, di dominio sugli altri, di violenze senza pietà e di guerre senza fine.
Nonostante tutto il piccolo seme cresce. Il Vangelo viene diffuso in quasi tutto il mondo. La testimonianza eroica di innumerevoli martiri e di meravigliose opere di carità scuotono l’egocentrismo dei deboli, le Chiese vanno superando le loro meschine divisioni, i valori cristiani vengono riconosciuti anche nella vita sociale e politica. Il cammino della speranza è lungo e faticoso. Ma non si arresterà.



