di don Gerardo Capaldo
“All’umanità che attualmente sembra smarrita e dominata dal potere del male, dall’egoismo e dalla paura, il Signore Risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l’animo alla speranza” (Giovanni Paolo II). Egli è “il pastore delle pecore e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori” (Gv 10, 1-10).
Il buon pastore. Una immagine spesso riproposta nelle catacombe, nei secoli tristi delle persecuzioni, quando la paura e lo smarrimento sembravano prevalere sulla vera fede. Quando la grandezza dell’Impero con la sua potenza s’imponeva come l’Assoluto. Una immagine che si ripropone anche in questo mondo post-moderno.
Un mondo di falsi Cristi e falsi profeti che, spesso anche sotto la maschera di un falso cristianesimo, impongono con la potenza pervasiva dei mass media e dell’intelligenza artificiale gl’idoli della società consumistica: l’accumulazione della ricchezza, lo spreco insensato delle risorse della natura, l’impero dei falsi Assoluti che inducono alle guerre.
E tuttavia ogni essere umano ha una profonda esigenza di amore L’amore ha il massimo valore, ma è un amore stravolto, che facilmente si confonde con il piacere egoistico. Un amore malato, tossico, persino criminale. Un amore che, come spesso le cronache quotidiane riferiscono, si traduce in violenti conflitti, infanticidi femminicidi…
Il mondo ha molto bisogno del buon pastore che conosce le sue pecore chiamandole per nome e delle pecore che ascoltano la sua voce, superando le insidie dei ladri e dei briganti che non entrano dalla porta. “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (idem).


