di don Gerardo Capaldo
“Fugit irreparabile tempus”. Anche gli antichi romani, con la maturità degli anni, avvertivano drammaticamente la fugacità del tempo. Cosa avrebbero detto invece se fossero vissuti oggi, in un tempo come il nostro, caratterizzato da una sempre maggiore rapidità delle comunicazioni e dei trasporti?
Sono molte le esigenze e le convenienze da cogliere con senso di responsabilità, scegliendo tra ciò che piace di più e ciò che invece sembra più oneroso e difficile, ma è più necessario, più urgente, più doveroso. Tra ciò che serve a chi si ama di più, con un amore vero, un amore non tossico o narcisistico.
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” (Mt 10, 37-42). Sembrerebbe un Dio geloso, che si pone in concorrenza con gli affetti umani. “Un Dio che reclamasse questo sarebbe solo un piccolo dio” (Paolo Scquizzato).
L’amore per definizione non ha limiti, per cui un amore esclusivo, preferenziale, particolare non avrebbe senso. Per cui dire Prima io…..Prima la mia famiglia….. Prima l’Italia…..Prima l’America…..Prima la mia razza…..sarebbe fuorviante. C’è piuttosto un fine ultimo, un fine conduttore; per cui ogni piccolo passo può rappresentare un cammino verso l’Immenso, l’Assoluto, Eterno.
“Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato” (Mt 9,33). Scelte che senza dubbio richiedono discernimento, affinchè si eviti di sprecare una intera esistenza. Mentre anche solo “un bicchiere di acqua fresca” (v. prima Lettura) potrà dissetare il mondo intero e condurre a quell’Amore che “move il sole e l’altre stelle” (Dante).


