Punire non basta, riparare è possibile: questo il messaggio trasferito agli studenti dell’Istituto IPSEOA “Manlio Rossi-Doria” di Avellino durante l’incontro organizzato stamane nella sala convegni, nell’ambito della manifestazione “Inclusioni e Relazioni” promossa dall’istituto alberghiero guidato dalla Dirigente Scolastica Maria Teresa Cipriano. Al centro del confronto, durante il quale è stato proiettato il documentario “Un altro modo è possibile” realizzato nelle carceri irpine, il tema della giustizia riparativa. “Il messaggio che cerchiamo di trasmettere ai ragazzi – precisa Giuseppe Centomani, coordinatore tecnico dell’Associazione “Il lampione della cantonata” – è che un altro modo di fare giustizia è possibile. Perché è fin troppo facile pensare che una persona detenuta sia in qualche modo una persona ormai perduta. Noi, invece, cerchiamo di dimostrare che attraverso un lavoro molto approfondito, che nelle carceri irpine è durato circa due anni, è possibile entrare in contatto con la vera personalità dei detenuti che, non di rado, sanno fare i conti con i loro errori e riescono a immaginare un futuro diverso. Ai ragazzi cerchiamo di raccontare storie vere e concrete, situazioni che possono riconoscere e sentire in qualche modo vicine: solo così si sentono non spettatori, ma protagonisti di una narrazione di comunità”.

“La giustizia riparativa rappresenta – rilancia la Presidente, l’avvocato Giovanna Perna, una modalità di risposta al reato complementare alla giustizia penale tradizionale, orientata a promuovere il riconoscimento della vittima, la responsabilizzazione della persona indicata come autore dell’offesa e la ricostruzione dei legami sociali incrinati dal fatto di reato. L’attenzione, in altre parole, si sposta dal reato alla persona”. Per Carlo Mele, Garante provinciale dei detenuti, “ai ragazzi va rappresentata al meglio una realtà che ha numeri impressionanti, ai quali vanno date risposte diverse, in termini di inclusione e preparazione alla vita”. Mele mette in guardia le nuove generazioni su fiction e serie Tv, “dove si rappresenta un mondo che gira intorno ai soldi, dove la criminalità è potere. Il mio invito è a riflettere sempre con la propria testa e a cercare la propria strada nel segno della legalità”.
Il docente dell’Istituto Sergio D’Onofrio, coordinatore dell’iniziativa, sottolinea come, durante il suo percorso, giunto alla quarta edizione, “il progetto ha visto il coinvolgimento di 34 associazioni. L’anno scorso abbiamo aperto le porte al sistema carcerario, aprendoci ai detenuti e al mondo associativo che opera in questo ambito. Quest’anno – continua – abbiamo voluto avvicinare i nostri ragazzi alla giustizia riparativa e, quindi, ad una strada alternativa, che guarda alle persone e al loro recupero. Il loro approccio non è sempre positivo, perché non è sicuramente semplice – conclude – far comprendere che esiste un altro tipo di giustizia, un altro modo di riparare e che, dietro le sbarre, non ci sono solo detenuti, ma persone”.


