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Iran, l’allarme Coldiretti: rischio per l’agroalimentare

La guerra in Iran rischia di causare un nuovo shock energetico per l’agroalimentare e per le famiglie italiane con un impatto pesante sui costi di produzione e sui consumi. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione con 5mila soci agricoltori al Palapartenope di Napoli, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida e al presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli.
“Prevediamo ulteriori rincari sia sul fronte energetico sia su quello dei fertilizzanti e dei concimi chimici- spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini -Non va dimenticato che da queste aree proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più del 33% dei fertilizzanti utilizzati nel mondo eventuali interruzioni avrebbero un impatto diretto sia sui costi sia sulla disponibilità dei prodotti. Le conseguenze sarebbero inevitabili: aumento dei costi di gestione lungo tutta la filiera agroalimentare e, a cascata, crescita dei prezzi per cittadini e consumatori”.
L’analisi prosegue: “Quando crescono i costi di produzione, l’effetto si riflette sul costo della vita. Per questo è fondamentale intervenire con tempestività, anche a livello europeo, con misure di sostegno concrete per non compromettere la competitività delle nostre imprese sui mercati, compresi quelli internazionali, e per garantire l’approvvigionamento alimentare. Occorre inoltre evitare – ha concluso il presidente della Coldiretti Ettore Prandini- che strumenti come il Cbam aggiungano ulteriori oneri a prodotti già realizzati all’interno del contesto europeo. L’Europa deve agire rapidamente per tutelare il settore agricolo e assicurare stabilità e sicurezza alimentare”.
L’incontro segue le precedenti mobilitazioni in tutta Italia che ad oggi hanno toccato Piemonte, Puglia, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto con oltre 25mila soci agricoltori coinvolti sui grandi temi che riguardano l’agricoltura in Italia e nel resto del mondo.
Dai costi energetici a quelli per i fertilizzanti, il conflitto tra Usa, Israele e Iran minaccia di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei prezzi dei principali fattori di produzione, che dopo quattro anni restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia. Da qui l’importanza di sostenere la produzione alimentare europea, assicurando che le risorse vadano agli agricoltori veri e consolidando i risultati ottenuti con le mobilitazioni di Coldiretti che hanno consentito, grazie anche all’impegno del Governo italiano, di recuperare 10 miliardi della Pac rispetto ai tagli proposti dalla Commissione Ue.
La difficile congiuntura internazionale rischia, infatti, di pesare sulle imprese già colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero, con prodotti di bassa qualità coltivati con sostanze vietate in Europa che arrivano a tonnellate nei porti italiani, a partire proprio da quello di Napoli, per essere italianizzate grazie a lavorazioni anche minime, sfruttando l’attuale normativa comunitaria.

Al Palapartenope, Coldiretti ha mostrato come petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, vengano semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionati per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata, come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano. Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato.

“Vogliamo tutelare –spiega il presidente di Coldiretti Campania Ettore Bellelli– il reddito delle imprese agricole e la salute del consumatore per questo siamo qui a denunciare l’inganno del codice doganale. Gli agricoltori italiani devono seguire le regole che l’Europa ci impone vietando agrofarmaci nocivi e manodopera adeguatamente retribuita. Nel resto del mondo questo non accade e ciò comporta concorrenza sleale per i costi bassi dei prodotti che arrivano da lontano”.
Il presidente Bellelli prosegue: “Dalla Campania sono partite le battaglie a tutela del latte e del pomodoro combattendo il concentrato cinese per questo Coldiretti vuole continuare ad essere vigile e comunicare ai consumatori quello che accade. Vuole fare chiarezza su ciò che il consumatore mangia e per questo chiediamo un’etichetta chiara in modo da fargli scegliere consapevolmente ciò che si decide di acquistare”.
Uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo. A Napoli Coldiretti ha ribadito dunque la necessità di cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei.  Ma occorre anche l’obbligo dell’etichettatura di origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa.

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