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“Irpinia Madre matrigna”

 

Caro Direttore Ieri l’altro, su una locandina pubblicitaria, di quelle annuncianti un evento per la promozione del territorio, ho letto il varo di una rassegna dal titolo: “Irpinia Madre Contemporanea”, in programma da Ottobre a Gennaio, in Irpinia, con una serie di manifestazioni. Naturalmente per saperne di più, non avendovi colto alcun aggancio credibile con il territorio o trama di riferimento , ho fatto ricorso al nostro benedetto pane quotidiano, a Internet. E quale è stata la clamorosa sorpresa? Sapere che un evento del genere ha già avuto una prima edizione lo scorso anno per un costo di 220mila Euro! Ma c’è qualcuno che se n’è accorto? Di primo acchito è stato questa la mia reazione. Poi dopo essermi chiesto quale storia avesse “Madre”, quali natali, più responsabilmente mi sono detto: sono io che non leggo i giornali , che non vedo la televisione, che vivo in uno “schifamondo”? Da ignorare un evento di tale portata? O invece il mio buio è dipeso dalla oscura inconsistenza dell’evento? . Non fidandomi però della mia memoria, ho cercato di avere ulteriori lumi e ho appurato che “Irpinia Madre Contemporanea” è realmente passata inosservata. Anzi mi si è riferito che se non ci fossero state le platee scolastiche a farle da “parterre”- il che è molto nobile ed educativo- tutto si sarebbe risolto nella sola presenza di bidelli e custodi degli edifici, scelti come location . Stando cosi le cose, anche quest’anno c’è il rischio di un flop- bis, non per colpa dei relatori e degli artisti, ma perché a monte non v’è una “progettualità inclusiva” . Quando si vuole, anzi bisogna, ad ogni costo, ammannire un evento attrattivo con i soldi pubblici, occorre prima trovare una seria idea portante, capace di alimentare anche un indotto promozionale e poi pensare al resto. Qui invece è tutto un affastellamento, una miscellanea , roba, per dirla con Totò, da “è la somma che fa il totale”: ossia 120 mila euro . Se si voleva seriamente la promozione del territorio e non la sua rimozione come pare, si poteva, che so, prendere a modello il Festival dei Due Mondi, che fece di Spoleto il centro del mondo culturale . E perché no, anche lo stesso nostro glorioso “Laceno d’Oro”, varato molti anni fa dagli indimenticabili Camillo Marino e Giacomino D’Onofrio con pochi spiccioli, raccolti tra Provincia e Comune di Bagnoli, per giunta svoltosi in un pianoro con una tavernetta come “croisette”, dove si ritrovò il meglio del cinema internazionale mentre sui prati pascolavano le mandrie . Ma li c’era il neorealismo a fare la storia, qui oggi invece c’è il nulla. E’ vero come diceva Croce già molti anni fa con profetica intuizione che “siamo cittadini del mondo e non più dei luoghi” però non si può neanche nascondere la tristezza nel constatare che, nel gotha di intellettuali e affini arruolati da “Irpinia Madre ”, per parlare a madre terra di De Sanctis, Muscetta, Dorso e di tanti altri intelletti sovrani non figuri alcun irpino . E’ davvero “sconcertante” in questa musica “concertante”. Il solo, rituale omaggio a Leone sa troppo di protocollare memoria. La verità è che “non v’è più provinciale di chi vorrebbe sprovincializzarsi”. Meno male che nella rimozione “materna” e paterna si sono salvati i “falò” di Nusco. Per fortuna al mondo c’è sempre qualche generosa mente pensante.
edito dal Quotidiano del Sud

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