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Isochimica, la Procura “vigila” sulla bonifica

 

AVELLINO- Un fascicolo già aperto, quello su cui sono affidate anche delle consulenze e la spada di Damocle su Comune e Regione rappresentata da un reato per cui ora esiste anche riscontro legislativo. Quello di «omessa bonifica». Così la Procura di Avellino vigila sull’attività che dovrebbe assicurare una messa in sicurezza permanente del sito di Borgo Ferrovia. La conferma, con le parole del Procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo e dei sostituti che si occupano del primo fascicolo già all’attenzione del Gup arrivano dall’audizione svoltasi il 21 ottobre a Napoli davanti alla Commissione Ecomafie, atti pubblici da qualche giorno, dove è riportata l’audizione dei magistrati, assistiti dai sottufficiali della sezione di Pg del Corpo Forestale dello Stato presso la Procura, Antonello Volpe e Giacinto Boschivo. Bonifica sotto i riflettori e soprattutto una vera e propria risposta da parte del capo dei pm avellinesi ad una domanda del presidente della Commissione Alessandro Bratti, che gli chiede se la Procura sta valutando alla luce di tutto quello che è stato evidenziato, anche il reato di omessa bonifica. «Stiamo applicando la nuova normativa al nuovo processo, cioè ai custodi se non bonificano.I tempi cominciano a essere maturi. Noi ci stiamo già lavorando da un anno e mezzo ed è stato fatto, a nostro avviso, tutto sommato, poco rispetto alla situazione». Il fascicolo c’è. E al Comune ora è vietato fare passi falsi, visto che sul punto i magistrati sembrano non tralasciare alcun dettaglio. Ma il Procuratore Cantelmo avverte anche sulla necessità di impiegare nella bonifica del sito imprese che possano determinare una soluzione permanente: «Il punto è la selezione delle imprese. Non può essere mai più affidato un compito del genere a un’impresa che, il giorno prima, si prepara il capannone, come è capitato in questa storia, lavorando all’aperto e costruendo solo dopo il capannone sul quale cominciare a lavorare. Deve trattarsi comunque di società con esperienze specifiche, con quadri dirigenziali di proprietà privi di qualunque zone d’ombra. Ripeto che questo è un terreno dall’aggressione semplicissima da parte delle organizzazioni criminali. Soprattutto, credo che si debba ricorrere a quest’attività preventiva anche servendosi della Guardia di finanza, specializzata nel sentire l’odore del danaro che puzza». Anche perchè, ricostruendo ai componenti della Commissione la storia di Isochimica, il capo dei pm avellinesi ricorda come: «Questo giudice affidò una consulenza tecnica e i consulenti accertarono che, nel corso dell’attività di questa società, erano state scoibentate 2.339 carrozze, che avevano prodotto 2 milioni 276.000 chili di amianto, smaltito in maniera assolutamente irregolare, parte interrato nel piazzale antistante l’industria. Sotto il suolo che oggi avete calpestato, ci sono 2 milioni di chili di amianto». E quindi, conclude il Procuratore: «Credo che gli interventi saranno di importi economici notevolissimi. Se si decide di scavare, l’impresa è davvero complicata». E quindi un’attenzione precisa. Anche perchè i reati ambientali approvati da qualche mese, per una Procura che già nel 2013 aveva «pioneristicamente» contestato l’ipotesi di reato di disastro ambientale, non ancora introdotta dal legislatore, rappresentano sicuramente uno strumento a cui Cantelmo e i suoi sostituti non rinunceranno in caso di ritardi o storture.Nell’audizione emerge anche l’esistenza del cosiddetto filone bis: «Abbiamo poi stralciato gli atti perché c’era un’ulteriore ipotesi: ci erano arrivate delle denunce ma, soprattutto, era emersa, anche dall’attività svolta, la ricaduta sulla cittadinanza. Questa parte di processo riguarda i lavoratori. Ci siamo posti il problema della cittadinanza». Si tratta dell’incidenza e dei danni sui residenti a Borgo Ferrovia. Cantelmo aveva infatti ricordato alla Commissione come: «Soprattutto, vorrei segnalare che il sito si trova in una zona di assoluta contiguità col centro abitato di Avellino, a circa 2 chilometri da piazza Libertà: il centro, il cuore della città. A 300 metri dal sito c’è un un campo di calcio frequentato quotidianamente da ragazzi , a 400 metri una scuola elementare frequentata attualmente dai ragazzi, a 500 metri una chiesa, una parrocchia che svolge la sua attività. Nei pressi c’è un quartiere notevolmente abitato». Una vicenda, quella di Isochimica, che Cantelmo definisce «strana». «Pare che le prime scoibentazioni, da quanto siamo riusciti a ricostruire – lo ripeto, lavoriamo su vicende che risalgono a un quarto di secolo fa – avvenissero addirittura nella stazione ferroviaria di Avellino, all’aperto, su un binario morto, dovevenivano scoibentate queste carrozze. A nostro avviso, poteva essere trovata forse anche una società con un’esperienza maggiore. Oltretutto, nel corso degli anni, gli importi economici corrisposti a quest’impresa furono di una certa consistenza. In un periodo di sette anni, dal 1982 al 1989, sono stati dati all’Isochimica 68 miliardi delle vecchie lire».


 

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