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La Babele delle manovre elettorali

 

L’improvvisa accelerazione del confronto sulla legge elettorale – con l’ipotesi di convergenza sul sistema tedesco – sta avviando (forse) a conclusione una delle vicende più surreali della storia parlamentare del nostro Paese. Una vera e propria Babele, in cui l’attuale classe politica sta dimostrando tutta la sua inadeguatezza e la sua improvvisazione. Partiti e leader hanno fatto a gara nell’individuare non il modello più adatto ad assicurare la stabilità del sistema democratico, ma quello migliore per garantire le sorti del proprio partito. Intanto, il Parlamento è stato ridotto a un campo di battaglia da un trasformismo dilagante. Oltre duecentocinquanta tra deputati e senatori, in questa traballante legislatura, hanno cambiato casacca. E la tendenza non accenna a diminuire, appare anzi destinata ad aumentare in vista dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale. L’incertezza sulla propria rielezione condiziona infatti i comportamenti del singoli parlamentari, che spesso vanno in direzione diversa rispetto alla stessa disciplina di partito. Se ci aggiungiamo che buona parte dei partiti tradizionali non potranno far rieleggere tutti quelli in carica anche per ragioni di marketing elettorale, possiamo ben comprendere come questi vari fattori accrescano l’instabilità.

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Per settimane si sono sfornate giornalmente, come fossero pasticcini, ipotesi di leggi elettorali abbandonate subito dopo. Emblematico l’esempio con cui Renzi e il Pd sono passati da un Mattarellum rifiutato da tutti, al fritto misto del Rosatellum, per approdare alla non indisponibilità al proporzionale. pur di andare ad elezioni anticipate. Anche la riscoperta da parte del M5S del sistema elettorale tedesco (che ha effetti proporzionali) è apparsa non poco stupefacente. Questo balletto ha accentuato lo svilimento totale del Parlamento, costretto a fare melina in attesa di input esterni provenienti da qualcuno dei maggiori leader, peraltro tutti non parlamentari. Ormai le forze politiche stentano ad offrire prospettive plausibili e di lunga durata. Il massimo di orizzonte possibile sarebbe l’intesa post-elettorale Pd-FI. Non sarà facile, tuttavia, trovare punti di intesa veri sulle cose da fare. E’ pur vero che sia Renzi sia Berlusconi sono estremamente flessibili (o disinvolti?). Tuttavia, su questioni come l’immigrazione e il mondo islamico oppure il diritto alla difesa dalle rapine, le distanze tra il pd e Fi appaiono difficilmente conciliabili.

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Per ora, tuttavia, la convergenza appare maturata sulle reciproche convenienze. Renzi incasserebbe sostanzialmente le elezioni anticipate, con la prospettiva di riuscire con ogni probabilità a mettere su in futuro un governo di coalizione (con FI). Il M5S, senza veder compromessa la possibilità di essere il primo partito e di ricevere perciò l’incarico, eviterebbe il rischio di un sistema con preferenze, che impedirebbe di controllare chi viene eletto in Parlamento. La Lega monetizzerebbe politicamente le crescita prevista dai sondaggi. Il Cavaliere, infine, vedrebbe finalmente tramontate sia le preferenze originate dalla Consulta sia gli ulteriori prezzi in termini di collegi da pagare sull’altare di coalizioni forzate (soprattutto con Salvini). E potrebbe essere il primo partner nel concorrere a formare il futuro governo.

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L’aspetto positivo è l’abbandono dei forti premi di maggioranza che avrebbero alterato la volontà degli elettori. Tuttavia, l’ opzione proporzionalistica non appare come una libera scelta da parte delle forze “di sistema” per rafforzare la tenuta del nostro ordinamento democratico rispetto a una presunta ondata populista. Essa si configura, piuttosto, come un tentativo da parte di partiti in difficoltà di sostenersi a vicenda. A prezzo però delle gravissime incognite, per il Paese, dovute all’irresponsabile anticipo elettorale. Nuova, virulenta contrapposizione tra le forze politiche. Rinvio della manovra di bilancio, con pesanti contraccolpi di immagine. Prevedibili aumenti di spread e di debito pubblico dovuti alla nuova fase di instabilità politica!
edito dal Quotidiano del Sud

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