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La Campania non commetta gli stessi errori

Parliamo di quanto sta succedendo in Lombardia perché al Sud e, in particolare nella nostra Campania, non si facciano gli stessi errori e si tragga esempio.

Il sistema sanitario lombardo, considerato tra i migliori d’Italia, il più efficiente e funzionale ai bisogni del cittadino, è naufragato in meno di una settimana. Non ha retto di fronte ad una emergenza, indubbiamente imprevista e complessa ma aggredibile, come hanno fatto la Cina e la Corea prima di noi. Il governatore Fontana se l’è presa con Roma dimenticando che, in fatto di sanità, la Regione ha pieni poteri. Purtroppo, forse perché consigliato male e circondato da collaboratori nominati solo per meriti politici che si sono dimostrati largamente incompetenti, non ha avuto le idee chiare, ha pasticciato e si è fatto travolgere dagli avvenimenti. Il buon Bertolaso, chiamato per dare una mano, per montare un ospedale da campo nella zona Fiera, si è fatto cogliere dal contagio come alcuni assessori regionali, sindaci e, purtroppo, molti medici ed infermieri che, abbandonati a sé stessi, ci hanno lasciato la vita perché alcuni focolai si sono sviluppati addirittura negli ospedali.  E’ stato commesso l’errore di ritenere che il virus si combattesse negli ospedali e non sul territorio, come ha intuito, ben consigliato, il governatore Zaia del Veneto, che è pure della Lega, ma sa governare. Sta combattendo il virus sul territorio facendo, in modo veloce, oltre 50.000 tamponi a tutti coloro che lamentano sintomi ed, in caso positivo, estendendoli ai familiari, ai condomini e a tutti coloro con i quali sono venuti in contatto, isolandoli e controllandoli in modo da non far estendere il contagio. L’immunologo Cristante di Padova ha acutamente rilevato l’altissima che la percentuale di morti sul numero dei contagiati in Lombardia (12%, superiore alla media delle altre regioni e paesi del mondo, che non superano il 3%) e non si spiega se non sottostimando il numero dei contagi che è molto superiore a quello rilevato. La verità è che il virus si combatte sul territorio ed è lì che la establishment regionale lombarda ha miserevolmente fallito.

Le cause non sono difficili da individuare e risiedono innanzitutto sulla privatizzazione della sanità effettuata in tutti questi anni, a partire da Formigoni, passando per Maroni e finendo a Fontana, e sul controllo totale e irresponsabile delle nomine e dei vertici fatta dalla Lega per cinica determinazione elettorale, con il risultato che ai vertici delle strutture sanitarie e della burocrazia regionale o si è leghisti o si è fuori. E la grandissima parte della dirigenza ha dimostrato di non aver i meriti per rivestire la funzione ottenuta. A questi mali si aggiunge la corruzione, come è ampiamente dimostrato dalla vicenda Formigoni (agli arresti domiciliari) e di alcune cliniche private condannate per imbrogli e, addirittura, per interventi operatori fatti al solo scopo di incassare i compensi dalla Regione. Né si può sottacere che sono stati dimezzati i posti negli ospedali, chiusi molti presidi a vantaggio della sanità privata, come hanno fatto, del resto, tutte le altre Regioni. In Lombardia le strutture private (tra cui il San Raffaele e il complesso dell’Umanitas) sono il 48,2% e quelle pubbliche il 51,8%. Secondo gli ultimi dati (aggiornati al 2017) il privato incassa più del pubblico. Su 1.441.000 ricoveri, 947.000 (65%) sono negli ospedali pubblici e 495.000 in quelli privati, ma il privato incassa 2.135 miliardi e il pubblico 3.271. Con il 35% dei ricoveri incassa il 40% delle risorse. Agli errori di Fontana e Gallera (assessore regionale al Welfare) si sono sommati quelli di Sala e di Gori (sindaci dem) di Milano e di Bergamo i quali hanno detto che non avrebbero permesso la chiusura delle loro città anche se, poi, si sono dovuti amaramente ricredere. L’Unità di crisi della Regione, prevista per eventuali emergenze, si era riunita già il 9 gennaio, in tempo per prendere tutti i provvedimenti del caso. Invece si è perso tempo, si è tergiversato, si è sottovalutato il pericolo e si è preferito prendersela con il Governo.

Lo scrittore Scurati (premio Strega 2019). Scrive sul Corriere della sera (24.2.20): “Vivo a Milano, fino a ieri la più evoluta, ricca e brillante città d’Italia, una delle più desiderabili al mondo, la città della moda, del design, dell’expo … ma è finita un’epoca”.

di Nino Lanzetta

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