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La campionessa Di Rubbo: così la kickboxing mi ha insegnato coraggio e autodisciplina

di Floriana Mastandrea

Cintura marrone di kickboxing, originaria di Montecalvo Irpino (AV), all’ultimo anno di lingue presso il liceo Ruggero II di Ariano Irpino (AV), con il quale ha effettuato un Erasmus a Bruxelles, disegnatrice nel tempo libero, Giorgia Di Rubbo ha compiuto diciotto anni a giugno, ma nel suo DNA, ha anche lo sport. Ha iniziato a praticare kickboxing a settembre del 2022, quando per caso si è trovata ad aiutare il padre, lo zio e il suo futuro allenatore, Michele Ferraro, nell’organizzazione della settimana dello sport ad Ariano Irpino.

Come ti sei avvicinata a questo tipo di sport?
Mio zio e mio padre fanno pesistica, io per divertimento ho iniziato ad allenarmi e, quello che all’inizio era un gioco, man mano ha cominciato a piacermi, finché non è diventato qualcosa di serio.
Poi sono iniziate le gare….                                                                                                                                         Non subito, ma nel 2024 sono diventata campionessa regionale, mentre a maggio 2025 ho conquistato il titolo di campionessa italiana di light contact meno 60 kg (categoria relativa al peso) per le cinture giallo arancio verdi. Va detto che nella kick boxing, durante le competizioni, si è divisi per cinture: le categorie giallo, arancio, verde, costituiscono le prime. Quello dello scorso anno non era un vero e proprio campionato italiano, bensì un trofeo Italia, che non consente ancora di essere selezionati per la nazionale, anche se si conquista il primo posto. Caso diverso per le cinture blu, marrone e nera, che consentono di partecipare al campionato italiano ed essere selezionati per la nazionale italiana.
Come hai vissuto la scelta di questa disciplina, ritenuta soprattutto maschile, in famiglia e tra gli amici?  Non è stata una scelta semplice, ma da sempre ci sono abituata. Non ho mai praticato sport che vengono definiti femminili: praticavo già pesistica, disciplina abituale nella mia famiglia, poiché mio padre nella sua palestra fa pesistica olimpica. Sono stati più che altro gli amici, inizialmente, a meravigliarsi. Ora devo dire con orgoglio che, vinte le diffidenze iniziali, cominciano ad avvicinarsi a questo sport anche diverse ragazze.
La parte più faticosa della disciplina?
Mi alleno tre volte a settimana per la kickboxing nella palestra del mio coach Michele Ferraro (Goshin Ryu 1983) ad Ariano, ma talvolta andiamo anche in altre palestre, per esempio a Napoli. Il martedì e giovedì mi alleno invece a Montecalvo, presso la palestra di mio padre (Royal Gym Asd).    La mia più grande difficoltà è che sono sopraffatta da ansia, ambizione, aspettative. Ho sempre nutrito grandi aspettative, anche se nello stesso tempo non riesco a credere abbastanza in me stessa. Il 7 e l’8 marzo di quest’anno ho partecipato a Riccione ai campionati italiani di contatto pieno e mi sono classificata seconda. Da quando ho debuttato nel contattato pieno, che autorizza a dare colpi più forti all’avversario senza essere fermati, potendo puntare al knock-out, mi piacerebbe arrivare a livelli più alti, combattere anche nella Muay Thai. Questa tradizionale arte marziale thailandese, che non è un semplice sport da combattimento, consente di aggiungere ai pugni, gomitate, ginocchiate sulla gamba, proiezioni.
Sei mai preoccupata per la tua incolumità e ritieni utile allenarti anche per la tua sicurezza personale?
Sul ring penso solo a combattere, un po’ d’ansia c’è sempre, ma passa in secondo piano. Questo sport mi ha insegnato molto, aiutandomi ad essere più coraggiosa, più sicura, più dinamica ed organizzata mentalmente e anche un po’ più ambiziosa. Credo che praticherò questa disciplina finché il corpo lo consentirà, fin oltre i quarant’anni, ma mi preparerò ad affrontare la vita anche con lo studio universitario. Sono appassionata di lingue (studia francese, inglese, spagnolo), ma sto valutando anche giurisprudenza.                                                                                                                                                                 Visti i tempi che corrono, la pratica del kickboxing mi consente di sapere come difendermi in caso di necessità: ogni ragazza dovrebbe saperlo fare.

Perché consigliare ai giovani di fare sport?
Lo sport fa bene al corpo e alla mente, aiuta a stare in salute, a scaricare lo stress e a sentirsi meglio. Inoltre insegna valori come il rispetto, l’impegno e il lavoro di squadra. Fare sport permette di conoscere persone nuove e divertirsi. L’importante è scegliere un’attività che piace, per continuare a praticarla con più facilità.

Credi che la nostra società sia sufficientemente a misura di donna?
  La nostra società non è ancora abbastanza aperta alle donne, a partire dallo sport di questo tipo. A volte ho difficoltà a trovare compagni di allenamento poiché i maschi pensano che come femmina sia più debole e pertanto non vorrebbero allenarsi con me. Si deve ancora fare molta strada sui diritti e le opportunità per le donne, ma alle ragazze dico: abbiate coraggio, osate, siate voi stesse l’inizio del cambiamento.

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