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La domenica del Purgatorio, riti e usanze della civiltà contadina

La società contadina, che in Irpinia è stata tra le ultime ad estinguersi   per l’assenza di importanti vie di comunicazioni, traffici scarsi e poche contaminazioni esterne fimo a quando cominciarono le emigrazioni di massa per le città del centro nord, aveva a il suo fascino, i suoi valori, il suo concetto di comunità, il rispetto per gli anziani e il ruolo dei maschi e delle donne. Allora, anche se non c’erano ancora i telefonini, i social e la televisione si era meno soli ed ogni occasione di svago e di sano divertimento era sfruttata al massimo. Ogni paese aveva i suoi riti e le sue usanze. Nella Castiellovetere di una volta, insieme al Carnevale e alle feste patronali, si commemorava anche la domenica del Purgatorio.

Essa cadeva sempre di novembre, la seconda o la terza domenica, nella quale si commemoravano le anime del Purgatorio facendo dire messe in loro suffragio perché si credeva che ne alleviassero le pene e se ne riduceva il tempo di attesa per salire in Paradiso. Ma le Messe costavano ed i preti non facevano sconti. Bisognava quindi trovare soldi facendo collette. Ma allora di lire ne circolavano poche e già si era dato per le feste patronali di luglio ed agosto. Si pensò, allora, di raccogliere anche offerte in generi alimentari e quant’altro e di venderli, poi, mediante asta pubblica. Si andava casa per casa e si raccoglieva quello che ogni famiglia poteva dare: olio, vino, pollami, conigli, grano e quanto possibile. Tutto questo ben di Dio si depositava nella cappella della Scala santa e la domenica si vendeva all’asta pubblica. I soldi ricavati servivano per fa dire le Messe.

Il banditore era fisso: Giovannino di Felicella, lo spazzino comunale, sempre affamato, analfabeta, che non pronunciava una parola d’italiano e si impappinava spesso e volentieri con un cerino acceso in mano che determinava il tempo delle offerte, attento a non scottarsi ma anchr sotto gli improperi dei partecipanti che stavano per fare la loro offerta. I prodotti più richiesti erano i polli, e conigli l’olio ed il vino e molti giovani partecipavano all’asta per gozzovigliare, poi, la sera. Il bando era anche uno spasso perché il banditore non riusciva a pronunciare la parola coniglip ma lo chiamava “cocce” come storpiava il resto dei nomi. Talvolta veniva fuori una pernacchia alla quale la risposta era repentina e scandita: “a soreta”, Tra sberleffi e risate l’asta si concludeva e gli acquirenti tornavano a casa con i prodotti acquistati e i giovani cominciavano da subito a preparare la gozzoviglia. Le anime del Purgatorio avevano le loro Messe e molti giovani le loro gozzoviglie.

NINO LANZETTA

 

 

 

 

 

 

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