Antonio Polidoro
Qualche decennio fa ebbe un certo successo una commedia musicale di Terzoli e Vaime.
Il titolo, brillantemente “pensato” dai due godibilissimi autori, divenne la chiave di volta del’indiscutibile consenso del pubblico : “Anche i bancari hanno un’anima”.
Ci permettiamo di parafrasarlo sostituendo agli operatori bancari i pubblici amministratori…
È di questi giorni la presenza nelle librerie, per i prestigiosi quanto storici, tipi di Guida Editore, di una raccolta di poesie (“La felicità è non capirlo”) di Massimiliano Vernacchia, vice sindaco della civilissima Villanova del Battista e poeta di robusta quanto freschissima cifra.
Vale la pena sottolineare come la schiera dei poeti si vada, nella nostra provincia, come nel resto del Paese, infoltendo in maniera esponenziale.
Il fenomeno è indubbiamente positivo ma lascia il campo (mentre individua personalità interessanti)
alla malinconica presa d’atto del proliferare di figure letterariamente inconsistenti e senza smalto.
La raccolta di Massimiliano Vernacchia ci proietta, intanto, in una dimensione di livello altissimo per freschezza di “immagini” e ricchezza di idee, sempre felicemente supportate da un linguaggio di indubbia eleganza.
L’incipit della raccolta ci porta immediatamente nella dimensione e nel territorio, assolutamente esclusivo, dei poeti di autentica vena.
Una “foglia d’ulivo sorpresa dal vento” prende la scena nell’aria “abitata” mentre la Mefite, diventa, in un felicissimo “passaggio” letterario, il “miracolo di una terra pura”.
Un brano breve, di forza epigramnatica , nel quale la parola si fa efficace veicolo di emozioni e di idee.
E la raccolta procede di sorpresa in sorpresa…
La foglia, intanto sara’ ” primavera tutto l’anno” e “aprirà il petto all’universo” : potente, quanto tenero, messaggio di speranza…
Uno spunto di sapore nettamente esistenziale, momento poetico percorso dai grandi spiriti della poesia di tutti i tempi, si stempera nella gradevolissima leggerezza di una “chiusa” che disegna, con tratti sicuri eppure leggeri, la sostanziale impotenza di fronte al mistero dei misteri, il tutto giocato tra la vita e la morte…”noi in mezzo” , canta il poeta, di fronte ad un mondo “da costruire nelle mani…ma non trovo il libretto delle istruzioni”.
Nella prospettiva del poeta, tuttavia, oltre le letture impietose si scorgono scenari di speranza, anche se, inevitabilmente ,ci scopriamo..” coscienza infinita in corpi/ parte del tutto e di niente/muri storti”.
La complessità di idee ed emozioni procede con elegante levità, non indulge, neppure per un attimo, alle patetiche e vuote ampollosita’ che si scoprono in giro…
L’amore, liberato dalla banalità di certe ricorrenti languidezze , è realisticamente colto nella poesia di una camera da letto.
Un letto sfatto, che racconta …”siamo stati vivi per un’ora…” ma, intanto, “i sogni non lasciano il tepore sul cuscino”..
Ed è questo, ci permettiamo sommessamente di credere, il verso più bello del volume..
Poteva essere il titolo della smagliante raccolta.
Verrebbe voglia, intanto , di commentare parola per parola ma non servirebbe: l’arte appartiene al fruitore, padrone assoluto di ogni emozione evocata da una frase musicale, un verso, il colori e i segni sapienti di un quadro.
Cose che parlano in un caleidoscopio di prospettive a ciascuno di noi.
In forza della irripetibilita’ della persona che la filosofia scolastica ha delineato con accenti di efficace immediatezza.
Massimiliano Vernacchia trasmette più di qualche emozione, ti “costringe” a pensare, anche a cose inquietanti ma sa farlo ammaliandoti con un uso di una parola che non ha segreti , sempre felicemente piegata alle ragioni di una sorprendente capacità di leggere la vita
Anche in un letto disfatto che sa raccontare l’amore.



