Franca Molinaro
Quando, nel 2011, cominciai a studiare la Ginestrella della Mefite nella Valle dell’Ansanto, avevo l’incoscienza degli innamorati e l’incompetenza dei principianti. Ma ho sempre avuto una propensione a fidarmi delle intuizioni. Così, con l’energia di qualche anno in meno e senza nessun appoggio economico o scientifico mi imbarcai in quella che è stata l’avventura più bella della mia vita.
In quegli anni non avevo mentori, unica consulenza scientifica era il forum di Acta Plantarum sul quale ho imparato buona parte delle nozioni botaniche e, al quale tutt’oggi faccio riferimento per insegnare ai miei allievi.
Ebbene, incominciò 15 anni fa questa storia e nessuno avrebbe scommesso in un lieto fine.
Attratta dalla Mefite come luogo particolarmente interessante anche dal punto di vista botanico, un giorno andai ad erborizzare nei paraggi del laghetto. Fui colpita da una strana gramigna che cresceva vigorosa e subito mi concentrai su di essa ben sapendo che le graminacee sono molto difficili da identificare. Fotografai anche una piccola ginestra che cresceva malconcia in vari gruppetti tutt’intorno al bordo Nord dello strapiombo inoltrandosi sul crinale fino a valle. Non la considerai più di tanto convinta che sarebbe stato facilissimo identificare una pianta legnosa.
Con l’aiuto del forum scoprii che la gramigna era una Agrostis canina L. subsp. monteluccii Selvi mentre non chiedevo aiuto per la ginestra, risoluta a farcela da sola.
Feci ricerca in tutti i modi ma nulla. Poi ricordai di aver letto in un testo di Claudio Corvino che in quel sito c’è la Genista anxantica Ten., la cercai nei database ma compariva come sinonimo di Genista tinctoria L. Impossibile, qualcuno si sbagliava, nella mia presunzione di principiante mai ho ammesso di poter sbagliare io. Le due piante presentavano alcune differenze per essere la stessa entità. Gettai la spugna, scrissi al forum che, naturalmente mi rispose come era naturale: sinonimo. Ma qualcuno, dopo lunga discussione e tantissime foto, capì che la cosa poteva essere interessante. Franco Giordana autorizzò a lasciare aperto il topic sotto il nome di Genista anxantica. Gianni Riva, curatore del Giardino Botanico di Uboldo nel Varesotto, si appassionò molto alla questione, già curava molte legnose rare. Gli anni che seguirono furono un via vai continuo verso la mefite, costantemente seguivo l’evoluzione della fioritura, della fruttificazione ecc., comunicavo a Gianni e lavoravamo sugli elementi raccolti. Misuravo foglie, fiori, angolo tra vessillo e carena, calice, peduncolo, baccelli, semi, rami. annotavo e spedivo a Gianni. Una volta Gianni mi chiese il sapore della terra della mefite, mai avrei immaginato di dover assaggiare il terreno, risultò salato. Inoltre, trapiantai Genista anxantica e Genista tinctoria e le posi in vasi vicini, nel mio giardino. Le osservavo quotidianamente per capire l’evoluzione, la fioritura, l’adattamento. Presto fui costretta a mettere in ombra tinctoria, non sopportava il sole diretto, rischiava di morire, mentre anxantica fioriva cibandosi di sole diretto e bruciante. Giorno per giorno, con l’osservazione costante, sperimentavo che le ginestre si comportavano in modo diverso.
Ottenuto un buon numero di informazioni scrivemmo alle università dove erano stati portati erbari della ginestra. Avevo letto centinaia di testi per cercare tracce scritte ed avevo messo su una bella bibliografia. Coinvolsi nel lavoro anche i soci della Grande Madre, allora c’era ancora il compianto Alessandro Battaglino che mi accompagnava spesso. Spulciammo tutto il territorio. Ci avventuravamo nel cratere, nel vado mortale, ovunque in cerca di altre stazioni della ginestra, di eventuali differenze morfologiche. Intanto ci risposero dai Royal Botanic Gardens di Kew, scrissero semplicemente che non erano interessati al legume. Molto più carini furono gli Svizzeri che iniziarono la lettera scrivendo: Dear Madam. Mi consigliarono i vari passaggi per poter ottenere il riconoscimento a specie o subspecie.
A questo punto decisi di pubblicare tutta la ricerca, cercai sponsor tra i politici e tra le amministrazioni locali ma nessuno mi aiutò, unico a sostenermi nella diffusione del lavoro è stato il Corriere dell’Irpinia pubblicando ogni volta gli sviluppi. Stampai i primi testi a mie spese e li diffusi là dove credevo potessero interessare, compresa l’Accademia dei Georgofili a Firenze dove andai personalmente. Si brancolava nel buio ma Gianni, che non ho mai conosciuto di persona, mi sosteneva con lunghe telefonate di incoraggiamento, mi diceva che dovevo confidare nella ginestra, in madre terra e nel buon Dio padre di tutte le creature, non dovevo dare importanza agli umani e alle loro angherie che attentavano al lavoro già così complesso per me che non ero della materia.
Poi la strada si aprì, Felice Lisena vigile a Rocca San Felice, mi chiamò in comune per farmi conoscere il dottore Antonio Raschi, allora direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze. Con Antonio fu subito intesa, si entusiasmò della ricerca e mise in moto tutte le sue conoscenze per trovare un botanico sistematico interessato allo studio della pianta. Fu il dottore Giovanni Vendramin Direttore dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR, che mi passò il contatto della dottoressa Olga De Castro dell’Università Federico II di Napoli (Dip. Biologia). Da quel momento tutto si allineò grazie anche al contributo importante della dottoressa Annalisa Santangelo del medesimo dipartimento. La dottoressa De Castro pose come obiettivo lo studio della ginestra e coinvolse altri colleghi che potevano aiutarla nel progetto.
Emerse una figura importante in quel periodo, quella che mi avevano consigliato gli Svizzeri, una studentessa che ci lavorasse per un dottorato di ricerca: Emanuela Di Iorio seguita dalla dottoressa De Castro, con lei campionammo la popolazione inoltrandoci fin sui soffioni. Poi scrisse la tesi di dottorato, il primo lungo scritto su anxantica dopo la mia monografia. Chiaramente erano studi differenti, il suo era un lavoro scientifico di genetica di popolazione (Di Iorio et al. 2023).
Fui felice di collaborare con questa equipe per le cose di mia competenza. Furono anni intensi di nuovi rapporti, conoscenza, e anche soddisfazione, finalmente potevo stare tranquilla, il mio compito era terminato, ora la ginestra era in buone mani, avrebbe ricevuto sicuramente la sua carta di identità.
Il riconoscimento da parte degli accademici garantiva anche la conservazione della specie, questo era il mio cruccio più grande. Quei pochi esemplari di Genista anxantica, solo un centinaio e vanno diminuendo, potrebbero essere sradicati da eventuali scellerati interventi in loco, chi mai può immaginare cosa passa nella testa dei politici!
Questa preoccupazione ci ha spinto anche a fare una campagna di sensibilizzazione a favore del luogo, della sua storia, delle sue sacralità. In questi anni abbiamo collaborato con altre università, abbiamo accompagnato curiosi e studiosi, abbiamo fatto mostre a tema per far conoscere il luogo nel modo giusto. In questa mole di lavoro si sono impegnati soprattutto Benito Vertullo con le sue pubblicazioni, e Raffaele Bertolini, l’Osco Rabel, con la sua presenza costante in loco. Guido Cipriano, insediatosi poi come sindaco, si mostrò subito interessato al nostro operato confrontandosi anche sugli interventi da fare in loco.
Finalmente, in questi giorni è giunta la notizia, la dottoressa De Castro ci scrive e ci comunica che un altro articolo è stato pubblicato grazie ad un ulteriore studio tramite un lavoro congiunto con il professore Emanuele Del Guacchio (Dip. Biologia, Università di Napoli Federico II) e colleghi, utilizzando un approccio integrato dalla morfologia, ecologia e dati genetici e la nostra piccolina ha recuperato un’identità tassonomica più precisa col nome di Genista tinctoria subsp. anxantica (Ten.) Del Guacchio & De Castro, come sottospecie di G. tinctoria (Del Guacchio et al. 2026).
Nell’articolo scientifico, rigorosamente in inglese, leggiamo con le lacrime agli occhi: “Siamo inoltre grati a Franca Molinaro e al Centro di Ricerca Tradizioni Popolari “La Grande Madre”, Avellino, Italia, il cui interesse di lunga data per G. anxantica e il costante impegno nel valorizzarla all’interno della comunità locale hanno contribuito a promuovere la conservazione sia di questa popolazione sia dell’area della Mefite, e hanno fortemente sostenuto il nostro lavoro nel corso degli anni”.
Ora tocca alla comunità di Rocca San Felice e dell’Irpinia tutta saper conservare il luogo e la Genista, guardandole con occhi più consapevoli, più amorevoli. La nostra Genista, più dello Spartium del Leopardi merita riconoscimento, non esiste in nessun altro luogo del mondo, è un endemismo che solo noi possiamo vantare; la sua tenacia, il suo adattamento in un ambiente dove nessun’altra legnosa può sopravvivere, siano di insegnamento per i lupi avviliti e provati da secoli di ingiustizie e vessazioni. E si impari a pensare, una volta per tutte che la nostra mefite non è la bocca dell’inferno di virgiliana memoria, ma un luogo senza eguali ancora tutto da scoprire. Da questa esperienza lunga quindici anni ho imparato che bisogna perseguire i propri progetti con la guida del cuore, dell’anima, dell’amore, sempre aprendo le porte a chi arriva per aiutarci, bisogna solo scegliere le persone giuste.
Referenze citate nel testo
Del Guacchio E., Vallariello R., Di Iorio E., Tomasello S., De Castro O. 2026. Is Genista anxantica (Fabaceae, Genisteae) worth of taxonomic recognition? An integrative approach. Plant Biosystems, 160: 137. https://doi.org/10.1007/s44473-026-00140-6
Di Iorio E., Menale B., Innangi M., Santangelo A., Strumia S., De Castro O. 2023. An extreme environment drives local adaptation of Genista tinctoria (Fabaceae) from the Mefite (Ansanto Valley, southern Italy). Botanical Journal of the Linnean Society, 202: 249-269: https://doi.org/10.1093/botlinnean/boac052


